Il dramma delle carceri in Italia si fa sempre più acuto, con una popolazione detenuta che ha ormai superato le 62 mila persone, un livello che non si vedeva dal 2013, anno della condanna all’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti.
Le strutture, che ufficialmente dispongono di 51.196 posti, soffrono di un sovraffollamento cronico, con circa 10 mila detenuti in eccesso rispetto alla capacità effettiva. Le carenze non si limitano agli spazi: 35% degli istituti visitati dall’Associazione Antigone nel 2023 non rispetta il minimo di 3 metri quadri per detenuto, una situazione che i tribunali di sorveglianza italiani continuano a denunciare.
Queste condizioni degradanti incidono profondamente sulla salute mentale e fisica dei detenuti, causando un numero allarmante di suicidi. Centosessantadue detenuti morti dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. Un numero impressionante se si considera che in tutto il 2023 i morti sono stati 157. In soli sette mesi il sistema penitenziario ha cumulato più morti di tutto lo scorso anno.

La mancanza di spazi, attività e il caldo estremo, soprattutto nei mesi estivi, peggiorano le condizioni di vita e alimentano sentimenti di disperazione. Ad aggravare ulteriormente la situazione c’è una grave carenza di personale: in molti istituti, ogni educatore si trova a gestire decine, se non centinaia di detenuti, come a Regina Coeli a Roma, dove un educatore segue in media oltre 330 detenuti, contro le 71 persone previste per ogni educatore.
In aggiunta, i servizi psicologici e psichiatrici sono inadeguati rispetto al bisogno: circa il 20% dei detenuti fa uso di psicofarmaci, mentre solo il 10% ha una diagnosi psichiatrica certificata, evidenziando un trattamento farmacologico spesso senza un’adeguata assistenza terapeutica.
Antigone denuncia come le recenti politiche governative, orientate alla sicurezza, stiano aggravando il sovraffollamento con misure che limitano le pene alternative. Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione, sottolinea la necessità di un cambiamento, chiedendo di bloccare i disegni di legge che incentivano il sovraffollamento e di adottare misure per ridurre il numero di detenuti, garantendo spazi dignitosi e condizioni di lavoro migliori per gli operatori, già allo stremo.



