Pil in crescita, ma divario Nord-Sud resta ampio: preoccupano consumi e crisi demografica
Diogenenews 28/10/2024: Nel 2024, per il Pil italiano è prevista una crescita dello 0,8%, una revisione al ribasso rispetto allo 0,9% stimato ad agosto. Sul piano territoriale, il Sud Italia registra una crescita doppia rispetto al Nord, con un +1,2% contro il +0,5%. Tuttavia, i consumi al Mezzogiorno mostrano segnali di maggiore debolezza, con un aumento dello 0,4% a fronte dello 0,5% nelle regioni settentrionali. Questi dati emergono da un’analisi di Confcommercio sull’andamento delle economie regionali. Il divario tra Nord e Sud rimane marcato, in particolare per quanto riguarda il Pil pro capite: lo scarto è superiore ai 18.000 euro, con 21.714 euro al Sud e 39.786 euro al Nord. Anche la dinamica demografica è un fattore critico per il Mezzogiorno, dove la popolazione è diminuita di circa 161mila unità tra il 2022 e il 2024, mentre al Nord si è registrato un aumento di 125mila persone, limitando ulteriormente le possibilità di sviluppo economico nel Sud. I consumi a livello nazionale superano di circa 17 miliardi il livello pre-pandemia, ma rispetto al 2023 non si osserva una ripresa significativa: l’aumento stimato per il 2024 è dello 0,5%, in calo rispetto all’1% dell’anno precedente. Le uniche eccezioni sono Liguria e Umbria, dove i consumi crescono rispettivamente di 0,7 e 0,4 punti percentuali, e il Molise, dove restano stabili. Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha commentato: «L’economia italiana attraversa una fase complessa. Il Sud cresce più del Nord, ma il divario resta ampio. La crisi demografica e la debolezza dei consumi sono preoccupanti, c’è un problema di fiducia, nonostante l’aumento dei redditi reali. Serve un maggiore impegno nella revisione della spesa pubblica per ridurre il peso fiscale che grava su famiglie e imprese». (Diogenenews 28/10/2024)
Solo il 6% delle capsule di caffè in Italia è compostabile: l’allarme di Biorepack a TriestEspresso Expo
Diogenenews 28/10/2024: In Italia, ogni anno vengono consumate quasi 3 miliardi di capsule di caffè, ma solo il 6% di queste è compostabile, mentre il 22% è realizzato in alluminio e il restante 72% in plastica. Questo è quanto emerge dai dati di Biorepack, il Consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, presentati in occasione dell’undicesima edizione di TriestEspresso Expo, la principale fiera internazionale del caffè espresso. Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack, ha sottolineato l’importanza di gestire correttamente gli scarti e gli imballaggi del caffè: «Se i rifiuti del caffè non vengono smaltiti correttamente, milioni di chili di caffè finiscono nell’indifferenziato e in discarica, invece di essere trasformati in compost utile per l’agricoltura». Ha inoltre evidenziato la necessità di sostenere gli sforzi delle aziende per promuovere un’economia circolare nel settore. Trieste, storicamente conosciuta come la capitale del caffè, ospita una filiera completa legata alla lavorazione del caffè, come ha ricordato Arianna Mingardi, presidente dell’Associazione Caffé Trieste. Questa tradizione risale al ‘700, quando il porto franco accoglieva navi cariche di caffè grezzo dall’Africa. Quest’anno, un tema centrale del dibattito è stato il regolamento europeo contro la deforestazione, che mira a bloccare l’importazione di materie prime agricole dai paesi che non rispettano le norme sulla tutela delle foreste. Mingardi ha espresso preoccupazione per le ripercussioni sul settore: «Abbiamo chiesto al Governo di intervenire in Europa per posticipare di 12 mesi l’entrata in vigore della normativa, che potrebbe mettere a rischio la filiera del caffè di Trieste, che dà lavoro a circa 2.000 persone». (Diogenenews 28/10/2024)
Rapporto ActionAid: CPR in Italia, costi elevati e diritti violati in un sistema fallimentare
Diogenenews 28/10/2024: Un rapporto di ActionAid e del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari fa luce sulle criticità dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in Italia, descrivendoli come luoghi di violazione dei diritti umani e di sprechi economici. Tra il 2014 e il 2023, quasi 50.000 migranti sono stati trattenuti in queste strutture, ma solo il 10% degli ordini di espulsione emessi ha portato a un effettivo rimpatrio. Il sistema di gestione risulta inefficiente, con costi fuori controllo che, dal 2018, hanno superato i 93 milioni di euro, di cui il 76% destinato a manutenzioni straordinarie dovute ai continui danni. La Sicilia è il principale punto di partenza per i rimpatri, con il 54% dei rimpatri nazionali originato dai CPR dell’isola, nonostante l’accordo con la Tunisia riguardi solo una minima parte degli arrivi complessivi. Il rapporto sottolinea che l’intero sistema è inefficace e disumano, ma che il governo italiano continua a investire risorse in nuove strutture detentive e accordi di rimpatrio, come dimostrano i nuovi centri aperti in Albania. (Diogenenews 28/10/2024)
L’Europa è il paradiso dei paradisi fiscali
Diogenenews 28/10/2024: L’Europa si conferma “il paradiso dei paradisi fiscali”, con diverse nazioni che figurano tra le principali destinazioni globali per l’evasione fiscale, secondo un articolo pubblicato su FiscoEquo da Luciano Cerasa. Svizzera, Olanda, isola di Jersey, Irlanda e Lussemburgo sono tra i primi dieci Paesi che offrono agevolazioni fiscali per multinazionali, grandi imprese e facoltosi individui, facilitando anche attività illecite. Dal 2021, la situazione in Europa è peggiorata, con l’Irlanda che ha fatto il suo ingresso nella top ten dei paradisi fiscali globali. L’inclusione dell’Irlanda è dovuta alla mancata revisione delle sue leggi contro l’abuso fiscale, lasciandola indietro rispetto ad altri Paesi in termini di regolamentazione. A settembre, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha condannato Apple a versare 13 miliardi di euro (più interessi) di tasse non pagate all’Irlanda per il periodo 2003-2013, quando l’azienda aveva beneficiato di regimi fiscali estremamente vantaggiosi. In cima alla classifica mondiale dei paradisi fiscali rimangono le Isole Vergini Britanniche al primo posto, seguite dalle Isole Cayman e Bermuda. Tra le prime dieci figurano anche Svizzera, Singapore, Hong Kong, Olanda, Jersey, Irlanda e Lussemburgo. L’Italia occupa la 29ª posizione su 70 Paesi, preceduta da Panama e seguita da Curaçao. (Diogenenews 28/10/2024)
Calabria al collasso: povertà e disoccupazione tra le più alte d’Europa
Diogenenews 28/10/2024: Mentre il Nord continua a crescere economicamente, il Sud arranca, con la povertà che si consolida sempre più come fenomeno sociale. Eventi recenti, come la pandemia e la crisi energetica, hanno aggravato le disuguaglianze, rivelando nuove forme di disagio sociale. In particolare, la disoccupazione nel Mezzogiorno, e soprattutto in Calabria, è una piaga che sta devastando interi settori della società. Secondo i dati dell’Inps, la disoccupazione in Calabria è salita dal 14,6% del 2022 al 15,9% nel 2023, in netto contrasto con la media nazionale che è scesa al 7,7%. Attualmente, i disoccupati ufficiali in Calabria sono 102mila, un dato allarmante per una regione già segnata da profonde difficoltà economiche. La mancanza di lavoro sta alimentando l’indigenza, coinvolgendo sempre più persone che, fino a poco tempo fa, appartenevano a profili sociali insospettabili. La povertà non è più circoscritta solo a chi vive ai margini, ma colpisce nuovi strati della popolazione. La Calabria detiene il triste primato come la regione europea con il più alto tasso di povertà ed esclusione sociale: quasi una famiglia su due è a rischio. Secondo Eurostat, nel 2023 il 48,6% dei calabresi vive questa condizione, un aumento rispetto al 40% del 2022. La media europea è del 21%, il che rende ancora più evidente il divario tra la Calabria e il resto del continente. Anche altre regioni del Sud soffrono la stessa sorte, con la Campania al 44,4%, la Sicilia al 41,4% e la Sardegna al 32,9%. Al contrario, il Nord gode di una situazione nettamente migliore, con la Provincia autonoma di Bolzano e l’Emilia-Romagna che registrano rispettivamente tassi di povertà del 5,1% e del 7,4%. L’Istat ha recentemente aggiornato i dati sulla povertà in relazione al numero di componenti delle famiglie, evidenziando come le difficoltà economiche aumentino con il numero di figli. Al Sud, per una famiglia con tre o più figli minori, l’incidenza della povertà relativa è passata dal 39,3% del 2022 al 50,5% nel 2023. Questa condizione peggiora la qualità della vita, alimentando il ciclo delle disuguaglianze e rendendo difficile per molte famiglie uscire dalla povertà, anche quando c’è un lavoro. A pesare, oltre alla mancanza di occupazione, sono anche le differenze nei redditi tra Nord e Sud. Le differenze di reddito sono un altro elemento che accentua il divario tra le due Italie. La Lombardia, secondo un recente rapporto della CGIA, registra il reddito annuo lordo più alto con una media di 28.354 euro, mentre la Calabria si trova all’ultimo posto con soli 14.960 euro. Questo squilibrio retributivo evidenzia come le opportunità economiche siano drasticamente diverse tra le due aree del Paese, e l’autonomia differenziata, ancora in discussione, potrebbe ampliare ulteriormente questa disparità. (Diogenenews 28/10/2024)
Povertà lavorativa in aumento: lavoro precario e insicurezza economica in UE e OCSE
Diogenenews 28/10/2024: Negli ultimi venti anni, la povertà lavorativa è diventata un fenomeno sempre più rilevante, coinvolgendo un numero crescente di lavoratori, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi al consumo che ha colpito duramente i paesi dell’OCSE e dell’Unione Europea. Nonostante il calo generale della disoccupazione, i nuovi posti di lavoro sono spesso caratterizzati da precarietà e insicurezza economica. Per monitorare questo fenomeno, l’Unione Europea ha introdotto nel 2005 l’indicatore “In-work at-risk-of-poverty rate”, che misura la percentuale di lavoratori impiegati per almeno sette mesi l’anno che vivono in famiglie con un reddito inferiore al 60% della media nazionale. Tuttavia, questo indicatore potrebbe sottovalutare la portata della povertà lavorativa, poiché esclude molti lavoratori con contratti precari o saltuari. Inoltre, il riferimento al reddito familiare per stabilire la soglia di povertà può nascondere disuguaglianze sociali, come la discriminazione di genere o le disparità tra generazioni. (Diogenenews 28/10/2024)
Futuro incerto per il Camerun: il paese attende il dopo-Biya tra tensioni e instabilità
Diogenenews 28/10/2024: Il presidente del Camerun, Paul Biya, a 91 anni, è il capo di Stato più anziano dell’Africa. Solo il presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema, che ha 82 anni, è rimasto al potere più a lungo di Biya. Quest’ultimo governa il Camerun dal 1982, dopo essere stato Primo Ministro dal 1975. Negli ultimi mesi sono circolate speculazioni sulla sua salute, con voci che ipotizzavano addirittura la sua morte. In risposta, il governo camerunese ha emesso una dichiarazione che vieta la diffusione di informazioni sulla salute del presidente. Questi cicli di speculazioni sono frequenti ogni volta che Biya scompare per lunghi periodi. L’ultima apparizione pubblica risale all’8 settembre 2023, durante un forum Cina-Africa a Pechino, prima del suo arrivo a Yaoundé il 21 ottobre. Il Camerun, che ha avuto solo due presidenti dalla sua indipendenza, è ora in una situazione di incertezza riguardo al futuro. Per il 60% dei giovani camerunesi, Biya è l’unico leader che abbiano mai conosciuto. La sua leadership di lunga data, caratterizzata da un governo autoritario, solleva preoccupazioni su cosa accadrà una volta che lascerà il potere. L’esperienza di altri paesi africani, come Libia, Sudan e Gabon, ha dimostrato che i lunghi mandati presidenziali spesso terminano in instabilità. Il Camerun potrebbe affrontare una simile crisi, con il rischio di tensioni regionali e un collasso dell’ordine pubblico, alimentato da anni di nepotismo e tribalismo istituzionalizzato sotto il regime di Biya. Il Camerun è una nazione ricca di risorse naturali, ma soffre di gravi problemi economici e sociali. Oltre il 55% della popolazione vive in povertà, con infrastrutture deteriorate e una corruzione endemica, che colloca il paese al 140° posto su 180 nella classifica di Transparency International. Inoltre, il paese è segnato da profonde fratture sociali, in particolare tra la popolazione anglofona e francofona. Le tensioni sono esplose nel 2016, portando a una ribellione armata nel sud-ovest anglofono, una crisi ancora irrisolta nonostante i tentativi di riconciliazione del governo. A livello regionale, il Camerun è un alleato chiave di Stati Uniti e Francia nella lotta contro Boko Haram, mantenendo strette relazioni di cooperazione militare e di intelligence. Tuttavia, la mancanza di un chiaro successore e l’assenza di solide garanzie costituzionali rendono incerto il futuro del paese dopo Biya, con il rischio di conflitti interni tra le varie fazioni di potere. (Diogenenews 28/10/2024)
Macron e Re Mohammed VI a Rabat: rilancio dei rapporti diplomatici ed economici tra Francia e Marocco
Diogenenews 28/10/2024: Il presidente francese Emmanuel Macron e il re del Marocco, Mohammed VI, si incontreranno oggi a Rabat per rinnovare i legami diplomatici tra i due paesi, compromessi negli ultimi tre anni da tensioni e controversie. Questo incontro segna un passo importante per rilanciare la storica partnership tra la Francia e il Marocco, ex colonia francese. La visita di Stato di Macron, accompagnato da una delegazione di alto profilo, è vista come un’opportunità per chiudere le recenti polemiche, tra cui le accuse di intercettazioni telefoniche del presidente francese da parte dell’intelligence marocchina e la riduzione dei visti concessi ai marocchini da parte della Francia. Un altro punto critico tra i due paesi è stato l’avvicinamento di Macron all’Algeria, rivale storico del Marocco, soprattutto per la disputa sul Sahara Occidentale, un territorio conteso da decenni. Macron, però, ha espresso a luglio il suo sostegno a una soluzione per il Sahara Occidentale sotto la sovranità marocchina, una posizione che intende ribadire nel suo discorso al Parlamento marocchino. Sul piano economico, Rabat spera che il sostegno francese si traduca in investimenti significativi nel Sahara Occidentale, ricco di risorse naturali come pesca, energia solare ed eolica, e fosfati. Durante la visita, potrebbero essere siglati importanti contratti, tra cui una possibile vendita di elicotteri Caracal da parte di Airbus Helicopters alle forze armate marocchine. Inoltre, la Francia punta a rimanere il partner principale per l’estensione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Tangeri e Agadir. Un altro tema delicato è quello dell’immigrazione, con il nuovo ministro degli Interni francese che vuole spingere il Marocco a riprendere i suoi cittadini in situazione irregolare in Francia. Dopo la crisi dei visti del 2021-2022, tuttavia, entrambi i governi sembrano pronti a riprendere il dialogo su questo tema in un’ottica di cooperazione più ampia. (Diogenenews 28/10/2024)
Elon Musk: da immigrato irregolare a sostenitore di rigide politiche sull’immigrazione
Diogenenews 28/10/2024: Elon Musk, fondatore di Tesla e SpaceX, è oggi una delle persone più ricche al mondo, ma il suo percorso verso il successo ha avuto inizio con una violazione delle leggi statunitensi sull’immigrazione. Arrivato negli Stati Uniti con un visto studentesco dal Sudafrica, Musk ha presto avviato la sua prima azienda, Zip2, senza avere un permesso di lavoro legale. Questo episodio viene raramente discusso, nonostante oggi Musk sostenga controlli più severi sull’immigrazione. Quando Musk e suo fratello Kimbal fondarono Zip2, gli investitori erano preoccupati che la loro mancanza di status legale potesse causare problemi, inclusa la possibilità di essere deportati. Documenti aziendali, riportati dal Washington Post, indicano che i finanziatori diedero loro una scadenza per ottenere un permesso di lavoro, temendo altrimenti di perdere i loro investimenti. Musk, con un visto studentesco che permetteva solo attività lavorative strettamente legate ai suoi studi, violò le norme quando lasciò l’università per concentrarsi sulla start-up. Se la società fosse stata quotata in borsa, l’attenzione delle autorità avrebbe potuto comportare serie conseguenze legali per Musk. Tuttavia, Zip2 fu venduta per circa 300 milioni di dollari, aprendo la strada ai successi successivi di Musk, tra cui PayPal, Tesla e SpaceX. Contraddittoriamente, oggi Musk è un forte sostenitore di rigide politiche sull’immigrazione. Ha investito milioni nelle campagne di Donald Trump e si è più volte espresso contro le “frontiere aperte”, sostenendo che l’immigrazione incontrollata sia pericolosa per gli Stati Uniti. Nella sua piattaforma X (ex Twitter), ha più volte espresso opinioni in linea con questa visione, pur tacendo sul suo passato irregolare. Mentre Musk raramente menziona questo periodo, suo fratello Kimbal ha parlato apertamente della loro condizione di “immigrati illegali” al momento della fondazione di Zip2. In un’intervista del 2013, Kimbal ha ricordato come, dopo il primo round di finanziamenti, gli investitori scoprirono che non erano legalmente presenti nel Paese, una vicenda che i fratelli hanno spesso raccontato con ironia. Oggi, Musk continua a essere una delle voci più influenti nel dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti, con un crescente peso politico che potrebbe svolgere un ruolo importante in una futura amministrazione Trump. (Diogenenews 28/10/2024)
Il mercato AIM di Londra al minimo storico: timori sull’abolizione delle agevolazioni fiscali
Diogenenews 28/10/2024: Il mercato degli investimenti alternativi del Regno Unito, noto come AIM, ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 23 anni a causa dei timori legati all’abolizione delle agevolazioni fiscali sulle successioni, che potrebbe essere introdotta nel prossimo bilancio. Secondo il gruppo di contabilità UHY Hacker Young, 92 aziende hanno abbandonato l’AIM nell’ultimo anno, mentre solo 10 nuove imprese si sono quotate, riducendo il numero totale di società a 695, il più basso dal 2001. Dopo le elezioni di luglio, 26 aziende hanno lasciato l’AIM, segnando il primo calo sotto le 700 aziende dal 2001. Gli investitori temono che il cancelliere Rachel Reeves possa eliminare l’esenzione dall’imposta di successione (IHT) per le azioni AIM, che attualmente permette alle famiglie più ricche di evitare l’IHT se le azioni sono detenute per almeno due anni. Il valore complessivo dell’AIM è diminuito del 6% dalla vittoria elettorale del Partito Laburista a luglio, mentre l’indice FTSE 100 è rimasto stabile. Colin Wright, partner di UHY Hacker Young, ha sottolineato l’importanza di supportare l’AIM e ha avvertito che l’abolizione dell’agevolazione fiscale potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione, danneggiando sia le imprese che gli investitori in small cap. Dominic Tayler di Oakglen Wealth ha aggiunto che il 15% delle azioni AIM è detenuto tramite fondi di sgravi fiscali per l’imposta di successione, e ha evidenziato come la speculazione sull’eliminazione di questa agevolazione abbia ulteriormente indebolito la liquidità del mercato. Recentemente, il rivenditore online britannico N Brown ha lasciato l’AIM dopo un’acquisizione, citando l’assenza di vantaggi nella permanenza sul mercato e i costi elevati della quotazione. Nonostante queste difficoltà, una ricerca commissionata dalla London Stock Exchange Group ha evidenziato che l’AIM ha contribuito all’economia del Regno Unito con 68 miliardi di sterline in valore aggiunto lordo e 5,4 miliardi di sterline di imposte sulle società nel corso dell’ultimo anno. Marcus Stuttard, responsabile di AIM presso LSEG, ha difeso il ruolo cruciale del mercato nel sostenere l’economia britannica, sottolineando che in 30 anni l’AIM ha aiutato oltre 4.000 aziende a raccogliere quasi 135 miliardi di sterline dagli investitori. Ha inoltre aggiunto che proteggere il mercato è fondamentale per garantire che le aziende future possano continuare a sostenere la crescita economica e generare rendimenti per risparmiatori e investitori. (Diogenenews 28/10/2024)


