Il Vietnam si conferma come l’unico paese in Asia ad aver implementato con successo un programma di riduzione della povertà multidimensionale, ricevendo riconoscimenti internazionali per il suo approccio innovativo. Questo programma, che ha avuto un impatto profondo anche nelle aree più isolate del Paese, rappresenta un vero e proprio cambiamento nella lotta contro la povertà.
Le autorità vietnamite, con il sostegno del Partito e dello Stato, hanno sempre considerato la riduzione della povertà una priorità strategica, con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo sostenibile e rapido. Nel 2015, il governo ha introdotto una nuova soglia di povertà multidimensionale, valida per il periodo 2016-2020, segnando il passaggio da un approccio basato esclusivamente sul reddito a uno più complesso, che tiene conto di vari fattori.
Questo cambiamento ha permesso al Vietnam di monitorare meglio i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Per il quinquennio 2021-2025, il Paese si impegna a ridurre il tasso di famiglie povere tra l’1 e l’1,5% ogni anno, con una particolare attenzione alle minoranze etniche, per le quali la riduzione annuale dovrebbe superare il 3%.
Ad oggi, circa il 30% delle famiglie che vivono in distretti poveri o in comunità particolarmente disagiate è riuscito a uscire dalla povertà. Il governo ha continuamente aggiornato le politiche di sostegno, stabilendo un piano d’azione e creando un comitato direttivo centrale per la riduzione della povertà, con l’obiettivo di promuovere un approccio integrato e sostenibile.

Il Vietnam è stato uno dei primi 30 paesi al mondo ad adottare criteri di povertà multidimensionale, garantendo ai cittadini uno standard minimo di vita e l’accesso ai servizi sociali essenziali. Questa strategia ha permesso di migliorare non solo le condizioni materiali, ma anche quelle spirituali, e di aiutare la popolazione ad adattarsi meglio ai cambiamenti climatici.
Secondo i dati, il reddito pro capite del Vietnam è cresciuto notevolmente, passando da 185 dollari nel 1993 a 4.650 dollari entro la fine del 2023. Il tasso di povertà multidimensionale è sceso al 2,93% quest’anno, con una diminuzione di 1,1 punti percentuali rispetto al 2022. Inoltre, dieci comuni costieri sono stati rimossi dall’elenco delle aree particolarmente svantaggiate, mentre numerose famiglie povere hanno volontariamente rinunciato ai benefici dell’assistenza per cederli ad altri.
Le infrastrutture nelle zone rurali hanno subito un profondo miglioramento, con investimenti mirati che hanno contribuito a potenziare la produzione e a migliorare le condizioni di vita. Grazie a questi progressi, il Vietnam è oggi tra le 40 maggiori economie del mondo e tra le 20 più emergenti.
Dal 1989 al 2023, il PIL pro capite del Paese è aumentato di 40 volte, mentre il tasso di povertà, che nel 1993 superava il 58%, è sceso al 2,23% nel 2021, facendo uscire dalla povertà oltre 40 milioni di persone in poco più di due decenni. Il Vietnam ha raggiunto in anticipo l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite per l’eliminazione della fame e della povertà, guadagnandosi il riconoscimento come modello di successo globale.
Secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo e l’Oxford Poverty and Human Development Initiative, il Vietnam è uno dei 25 paesi ad aver ridotto il proprio indice di povertà multidimensionale del 50%. La Banca Mondiale, in un’analisi del 2022, ha sottolineato che i progressi del Vietnam dall’epoca post-bellica sono quasi senza precedenti.



