A Roma l’emergenza abitativa è sempre più critica, con una media di 170 sfratti al mese nel 2023, secondo i dati del Ministero dell’Interno.
Attualmente, ben 18.600 famiglie attendono l’assegnazione di una casa popolare, ma il Comune fatica a rispondere alle richieste, aggravato dalla riduzione della collaborazione con l’Ater, l’azienda territoriale di edilizia residenziale pubblica della Regione Lazio.
Nel periodo tra il 2022 e il 2023, le assegnazioni di alloggi popolari sembravano in miglioramento, con 127 e 259 assegnazioni rispettivamente. Tuttavia, nel 2024, il numero è drasticamente calato: solo 86 case sono state assegnate fino al 7 ottobre.
Nonostante l’attesa per le assegnazioni di Tor Bella Monaca, legate al progetto di riqualificazione in corso, difficilmente si raggiungeranno i numeri degli anni precedenti.
Un’analisi più ampia mostra che tra il 2020 e il 2021, con Virginia Raggi al Campidoglio, furono assegnati 154 e 164 alloggi in graduatoria, rispettivamente.
Con l’arrivo dell’amministrazione Gualtieri e l’assessore Tobia Zevi a gestire le politiche abitative, nel 2022 si registrarono 127 assegnazioni, a cui si aggiunsero 15 abitazioni per emergenze, come le famiglie sfollate dopo l’incendio di via Inverigo.

Il 2022 fu anche l’anno di importanti sgomberi, come quello in viale delle Province e dell’ex clinica Valle Fiorita. Per far fronte all’emergenza abitativa, Roma Capitale e la Regione Lazio misero a disposizione 210 alloggi, destinati principalmente a nuclei sgomberati.
Nel 2023, le assegnazioni totali arrivarono a 314, con 259 alloggi riservati a chi era in graduatoria.
I dati del 2024, però, segnalano un crollo significativo: solo 86 alloggi assegnati in graduatoria fino a ottobre, oltre a 50 per emergenze come lo sgombero di Porto Fluviale.
Complessivamente, dal 2020 al 2024, Roma ha assegnato 1.233 alloggi, il 67% dei quali a famiglie in graduatoria Erp.
L’assessore Zevi ha lanciato un appello urgente, evidenziando la necessità di un intervento da parte di governo e regione per affrontare la crisi. Secondo Zevi, l’abolizione del fondo nazionale per l’affitto e la riduzione della disponibilità di alloggi da parte dell’Ater hanno aggravato la situazione.
Lo scontro con la Regione Lazio si è intensificato, con divergenze sulla gestione degli alloggi popolari e sull’Imu, che Ater rifiuta di pagare, causando un debito in crescita.
I Cinquestelle, con Virginia Raggi in testa, attaccano duramente l’amministrazione Gualtieri, definendo la situazione “ingiusta e surreale”. Criticano l’aumento delle assegnazioni extra graduatoria, a scapito delle famiglie che attendono da anni una casa popolare.
La situazione è resa ancora più drammatica dal confronto con altre città italiane, come Milano, dove sono stati messi a disposizione 1.400 appartamenti nel 2023. A Bologna, nel 2022, sono state assegnate 352 case popolari, mentre a Torino sono stati 594 nel 2021 e 365 nel 2022, numeri che mettono in evidenza il gap di Roma nella gestione del diritto all’abitare.



