Nonostante lo spoglio delle elezioni presidenziali tunisine fosse appena iniziato, i sostenitori di Kais Saied hanno iniziato a festeggiare anticipatamente, convinti della sua vittoria schiacciante.
Secondo l’istituto di sondaggi Sigma, Saied si sarebbe imposto con l’89% dei voti, un risultato persino superiore a quello del 2019, quando vinse inaspettatamente con una campagna contro l’élite politica e la corruzione.
Da allora, tuttavia, la situazione socio-economica del Paese è peggiorata sensibilmente, con l’aumento della disoccupazione e la crescente insoddisfazione tra i cittadini.
Saied ha utilizzato il suo potere per trasformare la costituzione e il parlamento, accentrando il controllo nelle sue mani, mentre le sue politiche populiste hanno puntato il dito contro i partiti politici, i migranti e forze esterne per giustificare la crisi economica.
Le libertà civili, un tempo fiore all’occhiello della Tunisia post-rivoluzione, sono ora sotto minaccia. Attivisti e organizzazioni per i diritti umani, che hanno ricevuto riconoscimenti internazionali come il Premio Nobel per la pace nel 2015, sono sempre più sorvegliati e repressi dal governo.
Nel corso della settimana prima delle elezioni, diverse organizzazioni della società civile sono state oggetto di controlli governativi riguardanti i finanziamenti ricevuti dall’estero. Saied ha promesso di ridurre l’influenza di queste organizzazioni, sottolineando che non riceveranno più supporto internazionale.

Criticare il regime sui social media è diventato un rischio concreto, con numerosi casi di arresti e incarcerazioni per chi esprime dissenso.
Le reazioni internazionali sono contrastanti. Mentre Bruxelles e Berlino hanno sostenuto gli attivisti per i diritti civili per anni, oggi sembrano abbandonare i loro principi, delusi dalla posizione della Tunisia sulla guerra a Gaza e dalla gestione della questione migratoria.
L’Europa, attraverso un accordo con la Tunisia e la stretta collaborazione del governo italiano con Saied, ha scelto di privilegiare la sicurezza e il controllo dei flussi migratori a scapito delle libertà democratiche.
L’accordo con l’UE, che prevede finanziamenti in cambio del contenimento dei migranti, è stato fortemente criticato, poiché Saied sembra utilizzare la questione migratoria come leva per ottenere vantaggi politici.
La Tunisia, infatti, ha stretto legami con la Cina e ha flirtato con l’alleanza dei BRICS, ma senza offrire una partnership sostanziale.
Gli osservatori internazionali evidenziano che questa strategia potrebbe portare a una perdita di influenza per Saied, che sembra concentrato unicamente sul mantenimento del suo potere attraverso la gestione della crisi migratoria.
La rielezione di Saied deve essere vista come un segnale d’allarme per l’Europa. Berlino e Bruxelles dovrebbero sviluppare una strategia per il Nord Africa basata su un rapporto più equo, che non metta in secondo piano i diritti umani.
La difesa della società civile tunisina, che teme per la propria libertà, è un primo passo cruciale verso la costruzione di un rapporto basato sul rispetto reciproco e non solo sugli interessi economici e di sicurezza.
In un contesto in cui i regimi autocratici nel Nord Africa utilizzano sempre più frequentemente la questione migratoria come strumento di pressione, la stabilità e la democrazia nella regione non possono essere sacrificate per mere questioni di convenienza.



