La stampa tra verità e propaganda. Il caso Battistini, ricercata in Russia

Povertà e ricchezza dell’informazione. Questi giorni di fine estate italica ci hanno regalato ombre e luci della stampa nazionale. Probabilmente nei giorni a venire la vicenda Boccia e Sangiuliano sarà la traccia di un tema degli alunni del biennio di scuola media superiore.

Al lordo delle puntate che dovranno ancora andare in onda sceneggiate dalla d.ssa Boccia, l’ultima ha riguardato l’intervista che doveva rilasciare alla d.ssa Bianca Berlinguer su una rete Mediaset.

La perdita della figlia del compianto “compagno” Enrico ha certamente depauperato la stampa della tv pubblica, la volontà di discreditare la donna che avrebbe millantato sui titoli di studio posseduti, non giova all’ex ministro della Cultura, ma soprattutto agli accoliti del giornalismo di destra, orma diventati “de facto” organi dei partiti al governo.

Con una differenza però: l’Unità, il Manifesto e l’Avanti lo dichiaravano apertamente, adesso tutti ‘paladini’ della libertà di stampa. Patrimonio dell’informazione sono i sette reporter “ricercati” dalla Russia, l’italiana Stefania Battistini della Rai che per prima ha documentato l’offensiva ucraina nella regione russa di Kursk.

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Con lei erano l’operatore Simone Traini e i colleghi Nick Walsh della Cnn, Nicholas Simon Connolly della Deutsche Welle, Natalya Nagornaya, corrispondente dell’emittente tv ucraina 1+1, ed altre due giornaliste ucraine, Diana Butsko e Olesya Borovik.Sono tutti ricercati per aver illegalmente attraversato il confine tra Ucraina e Russia, rischiano fino a cinque anni di reclusione.

Lo scorso 17 agosto l’Fsb-Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa- aveva reso noto di aver aperto un procedimento penale contro Battistini e l’operatore Simone Traini del Tg1 con l’accusa di “aver attraversato illegalmente il confine” con la Russia ed effettuato riprese video a Sudzha, nella regione russa di Kurs.

“La decisione del ministero degli Interni russo di inserire nell’elenco delle persone ricercate la giornalista della Rai Stefania Battistini e il suo operatore Simone Traini per il reportage nell’oblast di Kursk rappresenta un atto di violazione della libertà d’informazione”, afferma la Rai in una nota.

“La giornalista e l’operatore hanno svolto in modo esemplare e obiettivo il proprio lavoro di testimoni degli eventi. La Rai continua a svolgere il proprio ruolo di Servizio pubblico anche grazie alla coraggiosa attività dei propri giornalisti e inviati e si riserva di operare in ogni sede per denunciare la decisione del governo russo a difesa della libera informazione e a tutela della propria giornalista e dell’operatore”.

Segnali di vita dal servizio pubblico, difficile che non fosse così, dopo l’aggressione al diritto/dovere di cronaca e alla convenzione dell’Aja sugli inviati di guerra.

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