Migranti e lavoro: il futuro dell’Italia è multiculturale

Si dibatte da vent’anni nell’agenda politica del Belpaese se i migranti, ovviamente regolari, possono essere una risorsa, nell’attesa di creare le condizioni, nei loro territori, della partenza per scelta e non per costrizione.

La risposta è affermativa, perché abbiamo bisogno del loro apporto per il nostro benessere e a sostegno della struttura economica della nazione.

L’idea esposta è corroborata dai numeri demografici: nel 2023 in Italia ci sono stati 660.600 decessi a fronte di 379.890 nascite, il saldo negativo è di 280.710 anime.

Nel 2024 ci sono stati 646.228 decessi, i nati sono stati 372.005, con un altro saldo negativo di 274.223 persone. Finalmente una soluzione praticabile sul fenomeno migratorio si ribadisce regolare e la loro necessità, quasi vitale per il sistema Italia, è arrivata dal parlamento.

Ossia formare nei paesi del nord Africa, figure professionali per poi farli arrivare in Italia, pronti per essere inseriti nel mondo del lavoro. La sanità ha bisogno di loro nelle posizioni dove la formazione è più breve, ossia Operatori Socio Sanitari,Oss, e Socio Assistenziali, Oss.

Anche nella Meccatronica c’è bisogno di lavoratori. Nell’Agricoltura, lavoro in questo settore non molto ambito dagli italiani, e in parte anche nell’attività turistica.

Ovviamente è fondamentale sostenere economicamente i paesi che li formano,inviando anche i nostri docenti nelle materie da insegnare.

Un’osservazione al progetto è il reperimento delle risorse economiche per realizzarlo, fermo restando che una seria spending review lo permetterebbe, ma si potrebbe farlo a debito, seguendo un principio condiviso dagli economisti, uno di questi è Mario Draghi, nell’utilizzare la leva finanziaria del deficit produttivo.

Gli Stati con cui abbiamo rapporti diplomatici che potrebbero garantire questa scelta politica sono: Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto e finanche la Libia. Ma necessita cambiare il paradigma e non solo nella fattispecie della società che immaginiamo, perché il futuro è soprattutto multiculturale.