La Cina ha costruito negli ultimi decenni una solida e crescente partnership con l’Africa, diventando il principale attore economico nel continente. Il Forum Cina-Africa, tenutosi a Pechino nel 2023, ha ulteriormente consolidato questo legame. Durante l’incontro, Xi Jinping ha annunciato un massiccio piano di investimenti da 50 miliardi di dollari entro il 2027, destinato a sostenere oltre 100 progetti in infrastrutture, energia verde e trasporti.
Dipendenza economica dell’Africa dalla Cina
La relazione economica tra la Cina e l’Africa è fortemente sbilanciata a favore della prima. La Cina è ormai il principale partner commerciale dell’Africa, con un volume di scambi bilaterali che ha raggiunto i 254 miliardi di dollari nel 2021. Gran parte di questi scambi riguarda le materie prime africane, come petrolio e minerali, che la Cina utilizza per alimentare la propria crescita industriale.
Uno degli elementi centrali della cooperazione economica tra i due blocchi è la Belt and Road Initiative (BRI), o “Nuove Vie della Seta”, un ambizioso progetto di infrastrutture globali lanciato dalla Cina. Dal 2000 al 2019, Pechino ha prestato 153 miliardi di dollari ai paesi africani, di cui l’80% è stato destinato a progetti infrastrutturali. Questo include la costruzione di ferrovie, porti, autostrade e centrali energetiche, essenziali per lo sviluppo economico del continente.

La trappola del debito cinese
Una delle maggiori critiche rivolte alla Cina riguarda la cosiddetta “trappola del debito”. Molti paesi africani, pur beneficiando di infrastrutture moderne, si trovano in una situazione di grave indebitamento. In media, circa il 20% del debito estero di molti stati africani è di proprietà della Cina, ma in alcuni casi, come per la Repubblica del Congo, questa quota arriva fino al 40%.
I paesi più indebitati, come il Kenya, devono utilizzare gran parte del proprio bilancio annuale per ripagare gli interessi sui prestiti cinesi. Circa due terzi del bilancio annuale del Kenya viene destinato al pagamento del debito offshore, in gran parte contratto con la Cina per finanziare progetti infrastrutturali. Questa situazione espone i paesi africani al rischio di dover cedere il controllo di infrastrutture strategiche in caso di insolvenza.
Investimenti in energia verde e posti di lavoro
La Cina ha cercato di rafforzare la sua presenza in Africa anche nel settore delle energie rinnovabili. Xi Jinping ha sottolineato l’importanza di progetti nel campo dell’energia verde, come lo sviluppo di impianti solari e la produzione di auto elettriche. L’obiettivo è duplice: creare nuove opportunità di mercato per le imprese cinesi e aiutare i paesi africani a ridurre la dipendenza da fonti energetiche tradizionali.
Sul fronte occupazionale, Xi ha promesso la creazione di un milione di posti di lavoro in Africa attraverso investimenti cinesi. Tuttavia, considerando i 36 milioni di giovani disoccupati nel continente, questo numero, pur significativo, non è sufficiente a risolvere il problema della disoccupazione giovanile.
Strategia politica e diplomatica
Oltre agli aspetti economici, la Cina ha costruito una solida influenza diplomatica in Africa, basata sulla politica della “non interferenza” negli affari interni dei paesi africani. Questo approccio, in contrasto con quello degli Stati Uniti e dell’Europa, è molto apprezzato dai leader africani, che vedono nella Cina un partner che non impone condizioni politiche in cambio di aiuti economici. Di conseguenza, molti paesi africani hanno ribadito il loro sostegno alla politica cinese della “Cina unica”, rifiutando di riconoscere Taiwan come stato indipendente.
La dipendenza dell’Africa dalla Cina è evidente non solo nelle cifre economiche, ma anche nella crescente influenza politica e diplomatica che Pechino esercita nel continente. Nonostante le critiche, la Cina continua a offrire finanziamenti e investimenti che colmano il vuoto lasciato da altre potenze globali, garantendo al continente africano infrastrutture e opportunità di crescita. Tuttavia, il rischio di indebitamento eccessivo e di dipendenza economica resta una preoccupazione centrale per molti paesi africani, che devono bilanciare i benefici a breve termine con le conseguenze a lungo termine di questa relazione asimmetrica.



