L’Italia è passata in pochi mesi da un’incidenza della povertà estrema intorno al 10% sul totale complessivo della popolazione al rischio povertà ed esclusione dai servizi e beni per una persona su quattro, il 25% degli italiani.
Più di una persona su quattro in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale. A dirlo è l’ufficio di statistica dell’Unione europea, Eurostat, che mostra sulla povertà non estrema il peggioramento dal 24,9% del 2020 al 25,2% del 2021. Dati che quindi risalgono a prima dell’incidenza di inflazione e costi energetici sui bilanci degli italiani.
Se complessivamente nell’Unione Europea troviamo 95,4 milioni di persone a rischio povertà, l’Italia va molto peggio rispetto alla media delle altre nazioni europee, dove le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, sono pari al 21,7%, con un peggioramento più contenuto rispetto all’Italia dove è del 25%. In precedenza il tasso medio di povertà della Ue era del 21,6% nel 2020. In sintesi, nella Ue una persona su cinque e in Italia una persona su quattro.
Le percentuali più elevate di persone a rischio di povertà o esclusione sociale sono state registrate in Romania (34%), Bulgaria (32%), Grecia e Spagna (entrambe 28%). Al contrario, le percentuali più basse di persone a rischio di povertà o esclusione sociale sono state registrate in Repubblica Ceca (11%), Slovenia (13%) e Finlandia (14%)
Eurostat come fattori di rischio considera quello di povertà, ovvero chi ha un reddito anche con gli aiuti sociali al di sotto della soglia di povertà, stimata nel 2021 in Italia a 10.383 euro annui per un individuo singolo (è di 13.556 euro annui il valore medio nell’Ue).
Altro fattore di rischio è la mancanza forzata di elementi necessari e desiderabili per condurre una vita adeguata, per sé o a livello di famiglia: ovvero poter far fronte a spese impreviste, potersi permettere una settimana di vacanza lontano da casa, poter far fronte a pagamenti arretrati come mutui, affitti o bollette, ma anche un pasto con carne o pesce ogni due giorni, aver accesso a un auto, a internet, o poter cambiare scarpe e abbigliamento logori.
Il terzo fattore è la residenza in una famiglia con intensità di lavoro molto bassa, con un indicatore che tiene conto dei mesi lavorati di tutti i componenti della in età lavorativa.



