domenica, Dicembre 7, 2025

Un bambino su quattro vive nella violenza domestica

Nel mondo un bambino su quattro vive in una casa in cui la violenza è parte della quotidianità. Il nuovo rapporto UNICEF 2025 stima che siano circa 610 milioni i minori costretti a convivere con una madre vittima di violenza da parte del partner nell’ultimo anno.

Non parliamo di episodi isolati: per milioni di famiglie la violenza è una condizione strutturale, una forma di controllo che nega autonomia, sicurezza e dignità.

La concentrazione geografica del fenomeno racconta con chiarezza che la violenza domestica non è solo un atto individuale, ma il prodotto di contesti segnati da povertà, fragilità istituzionale e disuguaglianze radicate.

In Oceania oltre la metà dei bambini vive in famiglie dove la madre è stata picchiata, umiliata o abusata dal marito o dal compagno. In Africa subsahariana la quota sfiora un terzo dei minori, e in Asia centrale e meridionale quasi il 30% dei bambini cresce dentro case dove la violenza è abituale.

Anche le regioni considerate più “sviluppate” non ne sono escluse: in Europa e Nord America 28 milioni di minori vivono in famiglie segnate dagli abusi.

La violenza contro le madri si traduce immediatamente in violenza contro i figli, anche quando non vengono toccati fisicamente. Crescere dentro la paura significa sviluppare ansia, depressione, difficoltà scolastiche, problemi di relazione.

© UNICEF/UNI790515/Chair

Significa imparare che chi ti dovrebbe proteggere può ferirti. Significa costruire un’idea di mondo fondata sull’arbitrio e non sulla cura. La letteratura scientifica è unanime: l’esposizione alla violenza aumenta la probabilità che da adulti ci si trovi, di nuovo, dalla parte sbagliata della storia, come vittime o come autori.

In Italia, dove quasi una donna su tre ha subito nel corso della vita violenza fisica o sessuale, la protezione di madri e bambini resta discontinua, insufficiente e spesso affidata a reti volontarie che suppliscono alle carenze pubbliche.

Le case rifugio sono poche e non sempre adeguate, l’accesso al reddito e alla casa è limitato e la burocrazia può diventare una barriera anziché un aiuto. La conseguenza è che molte donne, anche quando denunciano, non hanno un luogo sicuro dove ricominciare, e i figli continuano a vivere nell’insicurezza.

Dire che la violenza domestica è “un affare di famiglia” è una menzogna che protegge chi la infligge e isola chi la subisce. La violenza è un fatto sociale che produce povertà, emarginazione, salute compromessa, futuro negato. E riguarda intere comunità, non solo chi la subisce tra le mura di casa.

Per invertire la tendenza servono scelte politiche chiare: investire nei servizi sociali, potenziare i centri antiviolenza, garantire case sicure, sostenere economicamente le donne che decidono di uscire dalla violenza, formare scuole e presidi sanitari a riconoscere e intervenire.

E soprattutto cambiare le condizioni materiali che rendono molte madri, e i loro bambini, ostaggi di chi li maltratta: salari da fame, ricatti abitativi, dipendenza economica, mancanza di alternative.

Un bambino su quattro nel mondo cresce nella paura. Finché le madri non saranno libere e protette, non lo saranno nemmeno i loro figli. Non è un dato: è una responsabilità politica.

© UNICEF/UNI790515/Chair

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