Arriva puntuale, come ogni anno, il regalo del governo agli evasori fiscali e la mazzata contro chi cerca onestamente di sistemarsi casa. Con il nuovo taglio ai bonus edilizi previsto dalla legge di Bilancio 2025, il rimborso fiscale per chi fa lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria scenderà dal 50% al 36% già dal prossimo anno, per poi precipitare ulteriormente al 30% dal 2026.
E sapete chi colpisce questa mannaia? Naturalmente non i grandi costruttori né i palazzinari, ma le famiglie normali, i piccoli proprietari e chi vive in affitto.
I numeri parlano chiaro: 10 milioni di immobili colpiti in pieno. Parliamo di abitazioni locate, date in comodato ai figli o semplicemente non adibite a residenza principale. Un terzo del patrimonio immobiliare italiano. Chi sostituisce una caldaia, cambia gli infissi, installa un condizionatore o mette a norma un impianto elettrico dovrà sborsare di tasca propria gran parte dei costi, perché lo Stato si tira indietro proprio dove dovrebbe intervenire.
E mentre chi cerca di fare le cose in regola si trova costretto a pagare tecnici, pratiche comunali e comunicazioni all’Enea per ottenere pochi spiccioli spalmati su dieci anni, chi preferisce il lavoro in nero, senza fatture né burocrazia, continuerà indisturbato a far girare il denaro sotto banco. Il Dipartimento delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate sanno perfettamente che il rischio evasione salirà alle stelle. Lo dice anche la CNA: il nero tornerà a prosperare, più forte di prima.
Così il governo dei bonus a singhiozzo finisce per penalizzare chi prova a rispettare le regole, mentre strizza l’occhio a chi evade. Perché se la detrazione fiscale diventa una presa in giro, molti preferiranno non dichiarare i lavori e pagare meno oggi, piuttosto che aspettare dieci anni per recuperare briciole.
E non è solo una questione fiscale: è una questione di giustizia sociale. La manutenzione delle case significa sicurezza, risparmio energetico, comfort abitativo. Tagliare i bonus significa lasciare milioni di italiani in case meno sicure, più inquinanti e meno vivibili.
Il paradosso è che chi ha la prima casa, magari già sistemata e finanziariamente solida, si salva (per ora) con il 50%. Chi invece possiede una seconda casa data in affitto – magari a figli o genitori – viene considerato un privilegiato da colpire. Come se chi affitta un appartamento da 70 mq fosse un riccone da punire.
Ma tranquilli, dal 2026 la stangata colpirà tutti: anche chi ristruttura la prima casa vedrà il bonus crollare al 36%. È il solito copione di chi governa col bilancino del ragioniere e non con il senso di giustizia sociale. Tagliare dove si potrebbe investire, punire i piccoli per salvare gli interessi dei grandi.



