Myanmar in rovina: massacri e torture segnano il regime della giunta

Il Myanmar è oggi teatro di una delle crisi più gravi in termini di violazioni dei diritti umani, con migliaia di civili uccisi dalle forze militari del paese. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, oltre 2.400 civili sono stati vittime di esecuzioni sommarie, bombardamenti e attacchi aerei tra aprile e giugno 2023, inclusi 334 bambini.

Un conflitto che ha visto la sua origine nel colpo di stato militare del febbraio 2021, e che da allora ha trasformato il Myanmar in un campo di battaglia tra le forze pro-democrazia e le milizie etniche contro i militari della giunta.

Il rapporto, che sarà presentato la prossima settimana al Consiglio per i diritti umani, denuncia una sistematica violazione dei diritti umani all’interno del paese. Le carceri della giunta militare sono diventate luoghi di morte, con oltre 759 detenuti deceduti in custodia nello stesso periodo di tempo.

Molte di queste morti sono attribuite a torture brutali, maltrattamenti e negazione di cure mediche adeguate. Ex detenuti hanno testimoniato di essere stati sottoposti a metodi di tortura disumani.

Prigionieri sospesi al soffitto senza cibo né acqua, percossi con strumenti vari, bruciati con accendini e acqua bollente, e costretti a sopportare condizioni di detenzione estreme, come dover strisciare su oggetti affilati o venire terrorizzati con animali come serpenti o insetti.

La crisi umanitaria che ha sconvolto il Myanmar ha causato lo sfollamento di oltre tre milioni di persone, mentre circa 19 milioni necessitano di assistenza umanitaria. L’Onu ha evidenziato come l’esercito, nonostante mantenga il controllo solo su meno del 40% del paese, continui a ricorrere a tattiche brutali per reprimere la resistenza, il che riflette il progressivo indebolimento della sua presa sul territorio.

Non solo i militari della giunta sono responsabili di queste atrocità. Anche le forze di opposizione armata sono state accusate di uccisioni mirate di civili e presunti informatori militari, con almeno 124 esecuzioni riportate nella regione centrale del paese solo nella prima metà del 2023.

Inoltre, l’uso crescente di droni da parte dei gruppi di opposizione ha contribuito all’aumento delle vittime civili. Gli scontri nello Stato di Rakhine, dove l’esercito di Arakan ha combattuto le forze anti-giunta, hanno causato la morte di diversi membri della minoranza musulmana Rohingya.

La situazione è così grave che le Nazioni Unite raccomandano il deferimento della crisi in Myanmar alla Corte penale internazionale. Dal 2019, la Corte sta già indagando sugli episodi del 2016-2017, quando l’esercito del Myanmar fu responsabile dell’uccisione e deportazione di massa della minoranza Rohingya, azioni che potrebbero essere qualificate come crimini contro l’umanità.

La guerra civile che sta dilaniando il Myanmar continua ad avere effetti devastanti sulla popolazione civile. Le violenze non accennano a diminuire, mentre la comunità internazionale resta a guardare un paese che sprofonda sempre più in una spirale di violenza e disperazione.