Somalia instabile: Al-Shabaab conquista Wargaadhi

Nella Somalia centrale, il gruppo estremista Al-Shabaab ha conquistato la città strategica di Wargaadhi, nella regione del Medio Scebeli, dopo ore di feroci combattimenti con l’esercito somalo e le forze alleate dei clan locali. L’attacco, avvenuto lo scorso 24 aprile, rappresenta un colpo duro per il governo di Mogadiscio, che sta lottando per contenere l’avanzata jihadista in un contesto di crescenti difficoltà logistiche, politiche e internazionali.

La città, situata lungo una strada chiave che collega la capitale alla regione centrale del Galmudug, rappresenta un nodo cruciale per i rifornimenti militari e i movimenti delle truppe. Secondo fonti militari riportate da Reuters, il controllo di Wargaadhi è passato ad Al-Shabaab dopo intensi scontri che hanno causato almeno 12 morti tra le forze filogovernative, compresi combattenti dei clan, e circa 20 tra i miliziani jihadisti. Nonostante il supporto di attacchi aerei, l’esercito somalo ha avuto difficoltà a inviare rinforzi, poiché le rotte terrestri sono in gran parte presidiate da Al-Shabaab.

Un ufficiale citato da Reuters ha confermato che, sebbene le truppe siano riuscite a riconquistare alcune aree della città entro metà giornata, Wargaadhi risulta ancora contesa, con scontri sporadici e controllo parziale da parte delle forze somale. Il governo somalo, dal canto suo, ha minimizzato l’impatto dell’assalto, sostenendo di aver inflitto oltre 40 perdite al nemico.

L’attacco si inserisce in una più ampia offensiva jihadista, lanciata da Al-Shabaab nel mese di aprile, con l’obiettivo di riconquistare i territori persi durante le operazioni militari del 2023-2024. Solo pochi giorni prima dell’attacco a Wargaadhi, il gruppo aveva rivendicato la presa di Adan Yabaal, altra città strategica e hub logistico per le truppe governative, a circa 220 km da Mogadiscio. Anche in quel caso, il governo ha negato la perdita del centro abitato, ma testimonianze locali e militari dipingono una situazione fluida e preoccupante.

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In risposta al deterioramento della sicurezza, il primo ministro Hamza Abdi Barre ha annunciato un rimpasto di governo, nominando Ahmed Moallim Fiqi Ahmed nuovo ministro della Difesa. La mossa è stata interpretata come un tentativo di rafforzare il comando militare in un momento critico per la sicurezza nazionale.

Ma la Somalia deve affrontare anche un altro problema: il vuoto lasciato dal ridimensionamento delle forze internazionali. A febbraio, l’Unione Africana ha riorganizzato la propria presenza nel paese, sostituendo la storica missione AMISOM con una nuova forza ridotta, la AUSSOM, meno finanziata e meno autonoma. Gli Stati Uniti, intanto, si oppongono al passaggio a un finanziamento diretto delle Nazioni Unite, lasciando incerta la sostenibilità della missione.

Al-Shabaab, affiliato ad al-Qaeda, combatte dal 2006 per rovesciare il governo federale somalo e instaurare uno Stato islamico. Nonostante le sconfitte subite negli ultimi anni, il gruppo ha mantenuto un controllo capillare su vaste aree rurali e ha dimostrato una resilienza operativa notevole, in particolare nella capacità di riorganizzarsi, lanciare offensive coordinate e colpire anche nel cuore di Mogadiscio.

La situazione attuale dimostra che l’offensiva jihadista è tutt’altro che sconfitta. Senza un chiaro impegno internazionale e senza una strategia politica inclusiva che coinvolga anche i clan locali, il governo somalo rischia di perdere ulteriore terreno. E con esso, la fragile speranza di pace in un paese che da oltre trent’anni vive in stato di guerra permanente.

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