Per la prima volta, nella prima metà del 2025, le rinnovabili superano il carbone nella produzione elettrica globale. È un numero storico, non un titolo ottimista: il mix mondiale cambia davvero direzione. Ma lo fa lontano da noi. A tirare il gruppo sono Cina e India, che fanno crescere solare ed eolico più della domanda e limano i fossili. Gli USA e, in parte, l’UE fanno il contrario: domanda in aumento, vento e idro sotto media, centrali a gas e carbone che tornano a farsi sentire.
La regola dell’83%
Il dato più eloquente è la “regola dell’83%”: tanto vale la quota dell’aumento di domanda globale coperta dal solare in H1 2025, con l’eolico a chiudere il cerchio oltre i 400 TWh aggiuntivi. Non un colpo di fortuna, ma la curva dei costi che ha piegato la tecnologia. Dove il sole è abbondante e la rete è fragile o costosa, il fotovoltaico diventa la scorciatoia razionale. Pakistan docet: 17 GW di pannelli importati nel 2024 (non tutti già installati), segno di una rivoluzione dal basso, spesso off-grid.
La cintura del sole e quella del vento
Il mondo non transita allo stesso modo. Nella Sun Belt (Asia, Africa, America Latina) il consumo diurno per climatizzazione favorisce il solare abbinato a batterie sempre più economiche: meno perdite, più prevedibilità. Nella Wind Belt (Nord Atlantico), il vento d’inverno sa anche mancare per settimane, e le batterie da sole non bastano: servono flessibilità (accumuli di lunga durata, domanda modulabile, reti più forti) e capitale a costo ragionevole. Qui l’aumento dei tassi ha pesato più del sole.

Geopolitica della transizione
La Cina non guida solo la propria transizione: esporta transizione. Agosto 2025: 20 miliardi $ di export cleantech in un mese tra EV, batterie e solare. Gli USA invece spingono il fossile nei mercati esteri e l’IEA registra un dimezzamento dell’outlook di crescita delle rinnovabili statunitensi per il decennio, complice il cambio di rotta politico. Due modelli, due effetti a catena sui prezzi, sulle catene del valore, sull’aria che respiriamo.
Europa (e Italia), lezioni da imparare
Il semestre “magro” di vento e idro ricorda che meteo e variabilità non sono una scusa: sono un vincolo di progetto. Senza investimenti urgenti in:
accumuli (batterie grid-scale e soluzioni di lunga durata),
reti (magliatura, interconnessioni, digitalizzazione),
flessibilità della domanda (industria e residenziale),
l’Europa continuerà a comprare gas quando il vento cala. E l’Italia, che ha sole e capacità industriale, rischia di restare acquirente di tecnologia altrui.
La verità del sorpasso:
Sì, abbiamo raggiunto un punto di svolta. Ma è un tornante stretto: chi ha politica industriale e catena del valore corre; chi ha solo target e tassi alti barcolla. La transizione è già realtà, solo che—per ora—accade altrove.



