Nel gennaio 2026 entrerà in vigore il trattato ONU sull’alto mare BBNJ, Biodiversity Beyond National Jurisdiction. Per la prima volta esiste un meccanismo globale per creare aree marine protette in acque internazionali — cioè oltre le zone economiche esclusive (ZEE) — imporre valutazioni di impatto ambientale (VIA) alle attività rischiose e fissare regole per la condivisione dei benefici derivanti da risorse genetiche marine (campioni e dati utilizzati da farmaceutica, cosmetica, biotech).
L’organo politico sarà la Conferenza delle Parti (COP), che potrà delimitare aree, approvare standard e mobilitare fondi e tecnologia per i Paesi con meno mezzi. Tempi realistici: prime grandi aree operative non prima del 2028–2029.
Perché la Russia sta fuori. Mosca contesta che il trattato affianchi o sovrapponga regole agli organismi esistenti — in primis le organizzazioni regionali della pesca (ORP) e la cornice della Convenzione sul diritto del mare — riducendone lo spazio di manovra. Sul piano sostanziale, non vuole vincoli aggiuntivi su pesca d’altura, ricerca e potenziale sfruttamento dei fondali; sul piano politico, rifiuta un meccanismo di “benefit sharing” che rafforzi pretese redistributive dei Paesi in via di sviluppo.
Perché gli USA hanno firmato ma con Trump difficilmente ratificheranno La ratifica richiede i due terzi del Senato: uno scoglio storico già visto per la Convenzione sul diritto del mare. Inoltre, l’indirizzo della nuova amministrazione è spinto verso l’apertura alla miniera in acque profonde fuori dalla giurisdizione nazionale (tema formalmente regolato dall’Autorità internazionale dei fondali marini, ISA). Un trattato che rafforza precauzione, VIA e chiusure spaziali mal si concilia con la priorità di accelerare licenze estrattive: il risultato probabile è tenere la firma senza ratifica.
L’Italia ha aderito ma non ha ratificato il trattato. Durante la presidenza italiana del G7 nel 2024 ha sostenendo la necessità di proteggere l’alto mare per tutelare anche il Mediterraneo. Tuttavia, nonostante l’impegno ufficiale e l’adesione alla BBNJ High Ambition Coalition, il processo di ratifica è rimasto bloccato per questioni finanziarie e non è ancora stato formalmente avviato in Parlamento. Questa situazione rischia di lasciare l’Italia fuori dalla partita decisionale, almeno nella fase iniziale, compromettendo la possibilità di influenzare le regole di governance e di beneficiare delle opportunità economiche legate a pesca sostenibile e bioeconomia marina.

Implicazioni economiche. Il BBNJ non bandisce la pesca d’altura; crea la possibilità di chiudere o limitare zone molto ampie quando la scienza lo richiede. Nel breve, le flotte industriali dovranno spostare rotte e assorbire costi di conformità; nel medio, stock più sani possono far crescere le catture vicino costa grazie all’“effetto spillover”, spostando valore verso Paesi costieri con buona gestione nelle proprie ZEE. Chi perde? Le flotte più sovvenzionate e lontane dai porti; chi può vincere? Economie costiere e pesca artigianale, se gli Stati usano l’occasione per dare accesso preferenziale e co-gestione alle piccole flotte. Altrimenti lo spillover lo intercetta chi ha più capitale.
C’è poi la bioeconomia: il trattato avvia regole per dividere benefici di scoperte e applicazioni basate su organismi dell’alto mare. È qui che si gioca una partita di rendite: senza un disegno equo, il rischio è privatizzare il valore e socializzare i costi di conservazione.
Nodo fondali. Il BBNJ non scrive le regole della miniera in alto mare (compito dell’ISA), ma introduce principi che obbligano a coordinare tutela della biodiversità e attività industriali. Se grandi potenze provassero strade nazionali “parallele”, l’efficacia del quadro multilaterale verrebbe erosa.
La posta in gioco. È meno un “trattato verde” e più un trattato di redistribuzione: di potere regolatorio, di rendite della pesca, di diritti sui dati genetici. La sua riuscita dipende da mappe e regole concrete che la COP saprà adottare: senza scappatoie, con controlli reali. Altrimenti resteranno santuari di carta — e nessun effetto sui prezzi del pesce al mercato.



