Myanmar, terre rare e veleni nei fiumi: disastro ambientale

L’estrazione intensiva di terre rare nei territori di confine del Myanmar sta generando una crisi ambientale che oltrepassa i confini nazionali, contaminando i corsi d’acqua della Thailandia e minacciando l’intero ecosistema del Mekong, uno dei più grandi bacini fluviali del mondo.

Le terre rare pesanti, come il terbio e il disprosio, sono elementi chiave per la transizione energetica globale, utilizzati in batterie per veicoli elettrici, turbine eoliche e centrali nucleari.

Sebbene non siano particolarmente scarsi in natura, la loro estrazione richiede processi altamente invasivi: enormi quantità di terreno vengono smosse e trattate con sostanze chimiche corrosive, generando rifiuti tossici che finiscono nei fiumi e nelle falde acquifere.

Dal 2021, dopo il colpo di stato militare, il Myanmar ha visto un’espansione senza precedenti dell’attività mineraria nelle regioni di Kachin e Shan. Le aree, già segnate da decenni di conflitti etnici e privi di controllo ambientale, sono diventate terreno fertile per imprese cinesi e gruppi armati locali, che hanno triplicato il numero di miniere in pochi anni.

Il minerale estratto viene lavorato sul posto in condizioni ambientali e sanitarie disastrose e trasportato direttamente in Cina, che ne detiene il monopolio globale per la raffinazione.

Il risultato è una contaminazione crescente dei corsi d’acqua che attraversano il confine tra Myanmar e Thailandia. Le analisi delle autorità thailandesi hanno rilevato livelli pericolosi di arsenico e metalli pesanti nei fiumi Kok e Mekong.

Le sostanze tossiche, trasportate dalle acque, rappresentano un rischio per oltre un milione di persone che vivono lungo questi bacini, nonché per la fauna e l’equilibrio degli ecosistemi locali.

“rob-kidnie-sunova-mekong-standup-paddle2” by Sunova Surfboards is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

I danni ambientali non si limitano all’acqua: la deforestazione massiccia, l’erosione del suolo e i residui radioattivi generati dalla lavorazione delle terre rare completano il quadro di un disastro ambientale senza precedenti nella regione.

La mancanza di controlli internazionali, aggravata dalla guerra civile in corso, ha trasformato questa zona in una delle aree minerarie più deregolate e pericolose al mondo.

Nonostante i segnali di contaminazione siano noti da mesi, le misure di contenimento adottate dai governi locali sono state frammentarie e insufficienti.

Alcune autorità thailandesi hanno ipotizzato la costruzione di barriere per trattenere i sedimenti, ma gli esperti dubitano dell’efficacia di soluzioni locali contro un problema che ha origine oltreconfine e coinvolge attori economici internazionali.

Questo scenario dimostra i rischi ambientali della corsa globale alle risorse strategiche. La produzione di tecnologie “verdi” e digitali, come auto elettriche e dispositivi elettronici, si basa su filiere industriali che scaricano i costi ambientali e sociali sulle aree più povere e instabili del pianeta, lasciando territori contaminati e popolazioni esposte ai veleni della crescita economica globale.