Due giorni fa, durante un Consiglio a porte chiuse, l’inviato delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, Staffan de Mistura, ha rivelato di aver ripreso “in tutta discrezione” il concetto di spartizione del territorio.
Questa proposta, rimasta finora riservata, è stata riportata dall’Afp oggi, 18 ottobre. De Mistura, diplomatico italo-svedese e inviato personale del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, cerca da tre anni di trovare una soluzione a un conflitto che dura ormai da quasi cinque decenni.
Il Sahara Occidentale, una distesa desertica di 266.000 km² a nord della Mauritania, è l’ultimo territorio africano il cui status post-coloniale rimane irrisolto. Da quando la Spagna ha lasciato l’area nel 1975, il Marocco ne controlla oltre l’80%, mentre il Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria, occupa circa il 20% del territorio orientale.
Le due aree sono separate da un lungo muro di sabbia e da una zona cuscinetto sotto il controllo delle forze di pace dell’ONU.
La contesa territoriale risale agli anni ’70, quando il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, fu annesso dal Marocco. Da allora, Rabat propone un piano di autonomia sotto la propria sovranità, mentre il Fronte Polisario insiste per un referendum di autodeterminazione, come stabilito dall’ONU nel 1991, ma mai attuato.
Il conflitto si è mantenuto a bassa intensità, con riprese di ostilità occasionali, come quella del novembre 2020, quando le forze marocchine schierarono truppe nella zona cuscinetto per allontanare i separatisti.
Il piano proposto da de Mistura prevede la creazione di uno Stato indipendente nella parte meridionale del Sahara Occidentale e l’integrazione del resto del territorio sotto la sovranità marocchina, riconosciuta a livello internazionale.
Tuttavia, né il Marocco né il Fronte Polisario hanno mostrato segni di apertura verso questa proposta. Anzi, il Polisario ha ribadito il suo rifiuto categorico di qualsiasi iniziativa che non garantisca il diritto inalienabile del popolo saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza.
Il processo negoziale rimane dunque bloccato. L’ONU continua a monitorare la situazione attraverso la missione Minurso, il cui mandato scadrà il 31 ottobre 2025.

Nonostante le ripetute richieste di realizzare il referendum promesso, la Minurso non ha ottenuto il potere di vigilare sui diritti umani nei territori occupati dal Marocco, una richiesta sostenuta da molte associazioni e attivisti, tra cui Stéphane Gallois dell’associazione Eucoco, che coordina il sostegno europeo ai saharawi.
L’aspetto internazionale della questione è altrettanto complesso. Alla fine del 2020, gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale.
Questo riconoscimento è stato seguito da altri Paesi, tra cui Spagna e Germania, e più recentemente dal presidente francese Emmanuel Macron, una decisione che ha provocato l’ira dell’Algeria, storica sostenitrice del Polisario.
L’Italia ha mantenuto una posizione equilibrata e piuttosto ambigua riguardo alla questione del Sahara Occidentale, cercando di bilanciare le sue relazioni sia con il Marocco che con l’Algeria. Roma, infatti, supporta il percorso negoziale guidato dalle Nazioni Unite, allineandosi alle politiche dell’Unione Europea e favorendo una soluzione diplomatica basata sul dialogo.
L’Italia non ha formalmente riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale, ma ha accolto con favore gli “sforzi credibili” del Marocco, espressi nel piano di autonomia proposto da Rabat nel 2007. D’altro canto, mantiene relazioni solide con l’Algeria, storica sostenitrice del Fronte Polisario, e continua a promuovere il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.
Questa politica di equilibrio, però, è diventata più complessa negli ultimi anni, soprattutto a causa del riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale nel 2020 e dell’importanza crescente dell’Algeria come fornitore di gas per l’Italia. L’Italia cerca quindi di evitare di prendere una posizione netta per non compromettere i suoi rapporti economici e diplomatici con entrambi i Paesi
Mentre il Sahara Occidentale continua a essere teatro di tensioni geopolitiche e di aspirazioni nazionalistiche, la strada per una soluzione duratura appare sempre più incerta. Le proposte di spartizione sembrano cadere nel vuoto, e il popolo saharawi resta in attesa di quel referendum che, per ora, rimane solo una promessa non mantenuta.



