Se vi stavate chiedendo quanto perde l’Italia tra evasione fiscale e lavoro nero possiamo adesso fornirvi una cifra. Almeno 99,2 miliardi di euro di cosiddetto Tax gap, ovvero quanto entrerebbe in più nelle casse dello stato se venissero pagate tutte le tasse e gli adempimenti fiscali e previdenziali delle imprese. Rappresenta come quantità il 2% del Pil italiano. Se proprio vogliamo consolarci va detto che il dato è in lieve calo rispetto ai precedenti.
A renderlo noto è stato il ministero dell’economia con dati che arrivano fino al 2019, e una stima del sommerso che comprende la presunzione del valore dei redditi non dichiarati volutamente dalle imprese con false dichiarazioni sul fatturato e l’utilizzo del lavoro nero. Si trova nella nota di aggiornamento al Def presentata dal governo Meloni, con dati aggregati durante il governo Draghi.
Si registra un lieve calo rispetto agli anni precedenti, ma la cifra resta comunque di dimensioni enormi e fuori controllo, con 86,5 miliardi di euro relativi all’evasione di imposte fisse e tasse, a cui si aggiungono 12,7 miliardi di euro per le mancate entrate contributive, un altro elemento che distrugge il futuro pensionistico di chi è impiegato irregolarmente.
Un altro dato interessante di questa economia definita “sommersa”, in realtà illegale e criminale, riguarda le famiglie proprietarie d’immobili utilizzati come rendita per riscuotere affitti, senza nessun contratto di locazione o con contratti non veritieri sulla natura del rapporto economico. Viene valutata dal rapporto come il 6,7% nel 2019 sul totale delle entrate nascoste allo stato.
Nel rapporto si legge anche un passo relativo al mondo agricolo: “Nel settore primario il sommerso è completamente imputabile all’utilizzo di occupazione non regolare”. L’evasione del settore non è valutabile invece fiscalmente per il sistema fiscale complesso , tra regimi forfettari e riduzioni dell’imponibile.
Ma non è soltanto l’agricoltura naturalmente a essere colpita dal fenomeno. “Il ricorso al lavoro non regolare da parte di imprese e famiglie è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano”, leggiamo nel rapporto.
Infine, per quanto riguarda la distribuzione territoriale, “L’incidenza dell’economia non osservata è molto alta nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 18,2% del complesso del valore aggiunto, seguita dal Centro dove il peso si attesta al 13,0%. Sensibilmente più contenute, e inferiori alla media nazionale, sono le quote raggiunte nel Nord-est e nel Nord-ovest, pari rispettivamente al 10,4% e 10,0%”.


