La truffa del calo della povertà operata da Milei in Argentina

Se fosse bastato un comunicato stampa per eliminare la povertà, l’avremmo fatto tutti. E invece, a sentire certi titoli, sembra che ci sia riuscito Javier Milei. In pochi mesi, l’Argentina avrebbe abbattuto il tasso di povertà dal 52,9% al 38,1%. Una riduzione clamorosa, avvenuta in contemporanea con un taglio alla spesa pubblica del 27% e con la proclamata vittoria contro l’inflazione. A leggere i dati in fila, sembrerebbe un miracolo economico. Ma quando l’enfasi è tutta sul “come”, viene spontaneo chiedersi: per chi?

Il sospetto che si tratti dell’ennesima narrazione tossica spacciata per verità statistica non è una malizia ideologica, è un dovere giornalistico. Come avvenne in Italia quando, nel 2019, il Movimento 5 Stelle annunciò con la stessa spavalderia che “la povertà è stata abolita”. Si trattava allora del Reddito di cittadinanza. Oggi si chiama “cura Milei”. Cambiano i nomi, ma l’operazione è la stessa: raccontare come rivoluzionaria una toppa mal cucita su una voragine sociale.

La matematica della propaganda
L’operazione argentina è avvenuta in un contesto tragico: un’inflazione superiore al 200%, un sistema fiscale al collasso, e milioni di persone senza accesso stabile al cibo o ai servizi essenziali. Milei ha scelto la via più dura, quella del taglio verticale: meno spesa pubblica, meno investimenti, meno salari, meno sussidi. In compenso, il governo ha raddoppiato l’Asignación Universal por Hijo, un sussidio diretto alle famiglie con figli a carico, già attivo da anni. Una mossa tanto simbolica quanto necessaria per tenere a galla almeno i più poveri tra i poveri.

Fin qui la cronaca. Ma la domanda vera è: può davvero calare la povertà mentre tagli trasporti, congeli pensioni e licenzi lavoratori pubblici?
La risposta, a quanto pare, è sì — se misuri la povertà su base monetaria, in un periodo in cui l’inflazione rallenta e i prezzi dei beni alimentari si stabilizzano.

Il trucco è tutto lì: le famiglie più povere spendono il 40% del loro reddito in cibo, quelle più ricche solo il 15%. Quando l’inflazione colpisce gli alimentari, i poveri soffrono di più. Quando si attenua, recuperano più rapidamente.
Ma si tratta di un effetto ottico temporaneo, non di un progresso strutturale. Lo stesso report citato da Milei mostra come il miglioramento sia fortemente legato al calo dei prezzi nel breve termine e non a un miglioramento delle condizioni di vita, anzi.

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I numeri raccontano solo quello che vogliono
Il governo argentino, come molti altri oggi, non mente nei dati: li racconta nella sequenza più conveniente. Non dice che il calo della povertà arriva dopo un’impennata prodotta anche dalle sue stesse decisioni. Non dice che quei dati non includono ancora gli effetti a catena dei tagli su sanità, educazione, trasporti e occupazione. Non dice che l’attività economica si è mossa solo per effetto della stagionalità agricola, e che l’industria arranca.

Non dice, soprattutto, che un milione di bambini in Argentina oggi salta almeno un pasto al giorno, secondo le stime delle reti di solidarietà locali. Oppure che il consumo di carne pro capite è ai minimi da vent’anni, in un paese dove la carne è simbolo di cultura, nutrizione e dignità.

Certo, nel breve periodo può sembrare che il potere d’acquisto sia aumentato. Ma se per mangiare devi tagliare la spesa medica, se per risparmiare devi evitare di prendere un autobus o di mandare tuo figlio a scuola, quella non è uscita dalla povertà. È povertà mascherata da sopravvivenza.

Il ritorno della favola dell’uomo solo al comando
Questa favola ha una morale utile per chi detiene il potere: puoi tagliare, punire, reprimere e poi dire che hai salvato il popolo. È la stessa narrazione che ha tenuto in piedi molti regimi autoritari: trasformare la rinuncia in virtù, l’austerità in giustizia, la rassegnazione in disciplina. Milei, con il suo ultraliberismo da bar sport, è riuscito per ora a contenere la rabbia sociale promettendo ordine e rigore. Ma lo ha fatto — ed è bene ripeterlo — riducendo drasticamente gli strumenti dello Stato e demolendo la rete di protezione che i più poveri usavano per non affondare del tutto.

Il paragone con l’Italia dei 5 Stelle non è solo retorico: anche allora fu venduto un meccanismo parziale come la panacea di ogni male. Ma il Reddito di cittadinanza non ha mai abolito la povertà: ha solo attenuato il trauma sociale della crisi, e per questo fu attaccato da chi voleva tornare ai “poveri per bene”. Oggi Milei si presenta come il campione dei poveri “riformati a colpi di rigore”. La differenza è che in Argentina lo Stato sta scomparendo del tutto, lasciando solo l’annuncio del miracolo.

Quella povertà che non fa rumore
Alla fine, la domanda resta: davvero si può eliminare la povertà eliminando lo Stato? Davvero la miseria si cancella col taglio dei sussidi, delle scuole, dei treni, delle medicine?
O stiamo solo spostando l’attenzione da chi soffre a chi governa, da chi salta i pasti a chi moltiplica i microfoni?

L’Argentina ci offre una risposta amara: puoi ridurre la povertà nei grafici, ma non nei corpi. E chi si accontenta dei numeri, spesso, lo fa per ignorare gli esseri umani.

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