La sinistra Dem conta ancora negli Usa dominati da Trump?

Nel cuore polveroso del deserto del Nevada, a North Las Vegas, migliaia di persone si sono radunate due giorni fa per ascoltare le voci che, a dispetto dell’età l’uno e delle tensioni interne al partito l’altra, continuano a scuotere l’anima democratica americana: Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.

Mentre la Casa Bianca è tornata nelle mani di Donald Trump e della sua amministrazione sempre più apertamente reazionaria, una parte dell’America progressista si interroga se la risposta alla crisi del Partito Democratico possa venire proprio dalla sua ala più radicale.

Sanders, 83 anni, non cambierà. Non si è mai adattato al momento: è il momento che si è adattato a lui. Il suo programma — sanità pubblica, tassazione dei ricchi, diritti dei lavoratori — suona oggi meno ideologico e più necessario.

Mentre i centristi del partito analizzano sondaggi e strategie, Sanders riempie piazze e parchi con persone che chiedono una cosa semplice: sopravvivere. E non sopravvivere in senso figurato. Parliamo di affitto, cibo, farmaci, dignità.

C’è rabbia, c’è paura, ma anche una sete profonda di riscatto. I comizi del “Fighting Oligarchy Tour” hanno attirato folle mai viste prima, da Denver all’Arizona, dimostrando che l’energia politica che ha fatto tremare il partito nel 2016 non è svanita.

È solo rimasta inascoltata. Ed è lì che entra in scena Alexandria Ocasio-Cortez, la 35enne deputata di New York, che Sanders stesso definisce oggi come la persona più adatta a portare avanti la torcia progressista.

Non ha ancora sciolto le riserve sul suo futuro politico, ma le possibilità sono tre, tutte pesanti: restare alla Camera con ruoli di comando, sfidare Schumer per il Senato o candidarsi alla Casa Bianca nel 2028.

Una parte crescente dell’elettorato democratico — e non solo dei militanti della sinistra — la vede come il volto futuro del partito. E il suo discorso a North Las Vegas non lascia dubbi: “Questo movimento non riguarda etichette di parte, riguarda la solidarietà di classe”.

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Mentre l’ala moderata del partito fatica a contenere la delusione dei suoi elettori di fronte all’avanzata dell’agenda trumpiana — dalla minaccia di smantellare il Dipartimento dell’Istruzione all’uso dell’Alien Enemies Act — i progressisti come Ocasio-Cortez, Ro Khanna, Greg Casar e lo stesso Sanders parlano con una voce chiara e tagliente.

Da anni la sinistra democratica viene sistematicamente messa da parte nel momento delle scelte elettorali, con il timore, mai dimostrato, che candidare un profilo troppo radicale significhi automaticamente perdere. Poi, puntualmente, vince un Trump.

E in quel momento, tra sconcerto e recriminazioni, molti iniziano a chiedersi se non fosse proprio la sinistra dem ad avere un’intuizione più profonda del malessere diffuso. Oggi, con Kamala Harris schierata contro Trump come scelta dell’apparato, l’impressione è che si sia di nuovo trascurata la sintonia con quell’elettorato impoverito, arrabbiato e spaventato che forse avrebbe riconosciuto più autenticità in una proposta alla Sanders o alla Ocasio-Cortez.

Non è solo una questione di contenuti: è una questione di fiducia. Il governo, dicono, deve tornare a lavorare per i molti, non per l’uno per cento.

Se il Partito Democratico vuole davvero arginare il vento di destra, dovrà decidere da che parte stare. Perché il malessere sociale che ha portato molti operai verso Trump non è solo una questione di slogan, ma di assenza di alternative credibili.

I democratici, dice Sanders, “hanno abdicato”, lasciando che la rabbia e la frustrazione si trasformassero in voto conservatore. Oggi, però, quella rabbia è di nuovo in cerca di rappresentanza.

Il dilemma è tutto lì. Continuare a rincorrere il centro, nella speranza di arginare l’avversario con compromessi e moderazione, o alzare la voce e rilanciare un programma di giustizia economica, ambientale e sociale capace di mobilitare chi ha perso fiducia nella politica?

Perché se è vero che oggi l’America sembra tornata indietro, con un Trump più potente e spavaldo che mai, è anche vero che esiste un’America invisibile che continua a resistere. E che forse, grazie alla testardaggine di Sanders e alla determinazione di Ocasio-Cortez, può ancora scrivere il prossimo capitolo.

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