La salute è già vittima della crisi climatica

La crisi climatica non è più solo una questione ambientale. È sempre più una questione di salute pubblica, di disuguaglianze, di diritti. È questo il messaggio che arriva dal policy paper “Salute globale e One Health: le sfide della crisi climatica”, presentato alla Camera dei Deputati dal Network Italiano Salute Globale insieme ad Aidos e a una rete di organizzazioni della società civile.

Il documento mette in evidenza un dato ormai innegabile: il cambiamento climatico sta aggravando le disuguaglianze sanitarie e sta mettendo a rischio il diritto alla salute, soprattutto nei paesi più poveri e fragili. L’innalzamento delle temperature, la crescente frequenza di eventi estremi, la siccità e le inondazioni hanno un impatto diretto sulla diffusione di malattie, sulla sicurezza alimentare e sulla capacità dei sistemi sanitari di rispondere alle emergenze.

Il rapporto adotta l’approccio One Health, che riconosce la stretta interconnessione tra salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi. È un modello che diventa cruciale in un mondo dove i cambiamenti ambientali favoriscono la diffusione di zoonosi, l’aumento della resistenza antimicrobica e la diffusione di malattie infettive in contesti sempre più vulnerabili.

Ma la crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo. A pagare il prezzo più alto sono le donne, le ragazze, le persone più marginalizzate. Le situazioni di crisi ambientale aggravano fenomeni come i matrimoni precoci, le mutilazioni genitali femminili e la violenza di genere.

È un legame spesso invisibile, ma sempre più evidente, come ha ricordato Maria Grazia Panunzi, presidente di Aidos, sottolineando l’urgenza di rafforzare i diritti e la protezione di donne e ragazze nei contesti più esposti agli effetti della crisi climatica e dei conflitti.

Il documento è arricchito dalle testimonianze dirette delle organizzazioni che operano sul campo e che ogni giorno affrontano le conseguenze concrete della crisi climatica sulla salute delle persone. In Mozambico, le unità sanitarie mobili di Medicus Mundi Italia rappresentano una delle poche risposte possibili dopo il passaggio dei cicloni. In Kenya, World Friends lavora con le comunità locali per contrastare l’aumento della malaria, amplificato dai cambiamenti climatici che alterano le stagioni e favoriscono la proliferazione delle zanzare.

In Burkina Faso, Progettomondo sperimenta modelli di epidemiologia comunitaria che permettono alle popolazioni di partecipare attivamente alla prevenzione e al controllo delle malattie. E nel Corno d’Africa, Amref Health Africa promuove un approccio integrato che tiene insieme salute umana, animale e ambientale per affrontare gli effetti combinati della siccità, delle carestie e del degrado degli ecosistemi.

Un altro tema centrale è il ruolo del Global Fund, il principale strumento multilaterale nella lotta contro HIV, tubercolosi e malaria, ma sempre più attivo anche nel rafforzamento dei sistemi sanitari nei paesi più colpiti dalla crisi climatica. Il Fondo sta investendo in soluzioni che integrano la resilienza climatica con la risposta sanitaria, come la solarizzazione degli ospedali, la messa in sicurezza delle filiere farmaceutiche e l’adattamento dei servizi sanitari agli eventi estremi.

Il policy paper lancia un appello chiaro ai governi e alle istituzioni internazionali. È necessario integrare pienamente le politiche sanitarie e quelle climatiche, rafforzare i sistemi sanitari pubblici e comunitari, garantire il sostegno finanziario agli strumenti multilaterali come il Global Fund e rispettare gli impegni assunti nei negoziati sul clima. Non è solo una questione di coerenza politica. È una questione di sopravvivenza e di giustizia globale.

“Politiche sanitarie che ignorano la crisi climatica sono destinate a fallire, così come politiche climatiche che non tengono conto della salute pubblica”, ha dichiarato Stefania Burbo, portavoce del Network Italiano Salute Globale.

L’insegnamento che emerge è chiaro: non esistono crisi separate. Salute, clima, diritti e giustizia sociale sono la stessa battaglia. E affrontarli in modo frammentato significa condannarsi all’inefficacia.