domenica, Gennaio 25, 2026

La ex Milano da bere adesso fatica anche a mangiare

La Cisl ha reso nota una indagine che si riferisce al carovita e allo scivolamento del ceto medio verso la povertà a Milano. Secondo questa indagine Il carovita pesa su chi vive nel milanese, e sta mettendo in sofferenza il ceto medio.

Nel 2019 solo il 19,7% risparmiava meno del 5% del salario, nel 2023 questo dato sale al 44,3% (+124,5%). Nel 2019 chi riusciva a mettere da parte almeno il 20% della busta paga mensile era il 43,6%, nel 2023 solo il 17,6%.

Per la Cisl le famiglie milanesi fanno molta attenzione ai prezzi dei beni alimentari, tagliano sui consumi energetici, ricorrono a prestiti, sacrificano le spese legate alla socialità e al tempo libero.

Si arriva fino a ritardare il pagamento di mutui e bollette o alla rinuncia a curarsi.
L’indagine evidenzia un aumento del ricorso ai risparmi in banca, preoccupa l’eventualità di dovere fare fronte ad impegni economici imprevisti.
La casa resta un miraggio.

Quello che emerge dall’indagine del sindacato è una immagine di una città in sofferenza, non a caso l’indagine è denominata ‘Milano quanto mi costi?’.
Attenzione l’indagine è ancora più preoccupante perché il campione preso a riferimento per l’analisi non sono i poverissimi, precari o indigenti, ma il ceto medio.

L’indagine ha coinvolto una fascia sociale composta da persone con un lavoro a tempo indeterminato e un reddito fisso, che fino a poco tempo fa, almeno a prima della pandemia, era considerata al riparo dal rischio di cadere in povertà o comunque di dovere fare grossi sacrifici per riuscire a vivere nell’area più produttiva del Paese, ma oggi non è più così e i dati lo dimostrano.

Questa fascia di ex garantiti negli ultimi anni a Milano e dintorni in una percentuale dell’80% ha attinto al conto in banca per fronteggiare l’aumento del costo della vita e il 40,5% lo ha fatto “spesso”.

L’indagine si è svolta attraverso un questionario con 20 domande a cui hanno risposto 2.953 iscritti alla Cisl (53% donne), per il 46% residenti a Milano, il resto nell’area metropolitana. L’80,6% dei partecipanti all’indagine è composto da lavoratori (il 91,9% con un contratto a tempo indeterminato), il 16,5% da pensionati. Il 77,4% è nella classe fra 36-65 anni, gli under 36 sono l’11,2%, il 53% è coniugato, il 28,6% single (33% a Milano), il 44,8% ha figli a carico.

Per quanto riguarda la Retribuzione annua lorda, la fascia più rappresentata si concentra fra i 28.000 e i 50.000 euro (46,8% a Milano, 43,3% nell’area metropolitana).
Quasi l’83% ha una casa di proprietà, il ricorso ad una abitazione in affitto è più elevato fra i giovani, il 38,7% nell’area metropolitana, il 47,2% a Milano: qui il 18% dei lavoratori under 36 vive addirittura in una stanza.

La ricerca ha evidenziato una serie di parole ricorrenti e misure che gli intervistati indicano come utili per affrontare la situazione: innalzamento dei salari, politiche abitative, maggiore attenzione alla sanità pubblica, calmierare i prezzi dell’energia, reintrodurre meccanismi che evocano la scala mobile, calmierare i prezzi della spesa alimentare, reintrodurre sistemi simili alle gabbie salariali, supportare le politiche familiari, favorire gli investimenti nella mobilità e potenziare la diffusione del welfare contrattato.

Significative anche le risposte alla domanda: “Se domani ti capitasse un impegno imprevisto da 1.500 euro saresti in grado di fronteggiarlo in autonomia?”, il 32,3% ha risposto negativamente, un dato che sale al 44% fra chi ha un reddito fra 15.000 e 28.000 euro, al 47,7% fra gli under 36, al 51,2% fra gli stranieri.

Gli intervistati sono stati chiamati anche a indicare i sacrifici e le azioni che mettono in pratica su come risparmiare, per esempio sulla spesa acquistando meno prodotti o di qualità inferiore, l’ha indicata il 71,2%; tagliare una parte di consumi per esempio riscaldamento ed elettricità indicati dal 52,1%; mentre il 27,5% ha detto di rinunciare a servizi/acquisto di beni per i figli o i familiari fragili; il 26,6% ha rinunciato a curarsi; il 24,9% è dovuto ricorrere a prestiti presso istituti di credito o a prestiti da famigliari/amici nel 23,6% degli intervistati; il 20% ritarda il pagamento di bollette, l’8% ritarda il pagamento di rate di finanziamenti/mutui.

Ma le prime rinunce riguardano la qualità della vita sociale. Il 59,2 degli intervistati ha tagliato le spese per il tempo libero, tagliando su viaggi e vacanze, il 57,9% ha rinunciato ad attività sociali e di svago tipo bar o ristorante, il 57,8% ha rinunciato ad eventi culturali, concerti, teatri, musei. Il 52,2 ha rinunciato ad attività sportive, quali piscina e palestra.

Dall’indagine emerge che i sacrifici tendono ad aumentare fra i giovani, i single, in particolare i divorziati/separati, le donne, gli stranieri, tra chi ha forme di lavoro precarie.
In tema di energia, solo il 4,7% degli intervistati ha dichiarato di non aver cambiato comportamenti.

Si segnalano però anche azioni messe in campo per risparmiare ad esempio il 66,7 fa attenzione allo spegnimento delle luci, il 66,2% abbassa la temperatura del riscaldamento, il 54,4% concentra l’utilizzo degli elettrodomestici nelle fasce orarie economiche.

Per quanto riguarda il caro spesa, appena il 7,4% ha mantenuto invariate le proprie abitudini. Al contrario il 68,1% evita di acquistare alimenti che non siano strettamente necessari; il 48,1% presta maggiore attenzione ai prezzi cercando le marche più economiche; il 36,9% si rivolge più frequentemente che in passato ai discount; il 36,1% acquista meno carne e pesce; il 24,1% compra meno alimenti in generale; il 12% taglia su frutta e verdura.

Gli intervistati hanno espresso giudizi preoccupanti non solo sull’abitare che il 65,5% ritiene avere costi ingestibili, ma anche sulla possibilità di trascorrere del tempo libero all’interno della città per il 46,7% che a loro dire è economicamente proibitiva.

Infine è stata posta la domanda verso quali ambiti principali la CISL dovrebbe orientare la propria azione.

A questa domanda hanno risposto in 1.524 risposte e 20.293 parole, tematizzate attraverso la ricorrenza di tag tematici: i tre più citati sono stati “Innalzamento salari” (37%), “politiche abitative” (23,8%), “sanità” (13,5%).

In sintesi, salari adeguati, la casa e la salute. Esattamente i temi elusi dal Governo che invece ha fatto della lotta ai poveri e dell’offerta di lavoro precario e sottopagato, o della negazione del diritto all’abitare o della mercificazione del diritto alla salute il suo asse strategico.

Si segnala come nelle prime dieci posizioni troviamo anche le questioni relative ai prezzi dell’energia, alla Scala mobile, ai prezzi per la spesa, alle gabbie salariali, alle politiche famigliari, alla mobilità, al welfare contrattato.
Fra gli intervistati: il 7,8% chiede che il salario sia indicizzato all’inflazione e il 7,2% al contesto territoriale.

Massimo Pasquini
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini è stato a lungo segretario Nazionale dell'Unione Inquilini

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