Internet assediato dai governi: 296 blocchi in 54 Paesi nel 2024

Negli ultimi anni, l’accesso a Internet, un tempo strumento di emancipazione e democratizzazione dell’informazione, è diventato una potente arma di controllo nelle mani dei governi.

Secondo un recente rapporto di Access Now, l’anno scorso è stato il peggiore mai registrato per le interruzioni di rete imposte dagli Stati. Con almeno 296 blocchi attuati in 54 Paesi, questi provvedimenti hanno messo in luce una tendenza preoccupante: i governi utilizzano la sospensione della connettività per reprimere il dissenso, contenere proteste e gestire crisi politiche.

Dati Preoccupanti e Aree di Maggiore Impatto
Le statistiche raccolte evidenziano come il fenomeno non sia distribuito in modo uniforme. In particolare, paesi come India, Myanmar, Pakistan e Russia hanno registrato complessivamente 210 interruzioni, superando il 70% del totale mondiale. Il Myanmar, che per la prima volta dal 2018 ha superato l’India, ha imposto 85 chiusure, segnalando un drastico peggioramento della situazione.

Le interruzioni di Internet risultano prevalentemente innescate da conflitti, responsabili di 103 blocchi in 11 nazioni – tra cui Etiopia, Bahrain, Ciad, Israele, Palestina, Sudan e Ucraina – mentre eventi come proteste ed elezioni contribuiscono significativamente a questi arresti forzati della connettività.

I Colpi di Stato e le Tattiche di Repressione
In contesti di instabilità politica, come quelli caratterizzati da colpi di stato, le interruzioni di Internet si rivelano quasi sistematiche. Ad esempio, in Myanmar i blackout verificatisi nelle prime ore del mattino hanno coinciso con operazioni militari volte a radunare i principali leader politici e a consolidare il controllo dei media statali.

I dati di NetBlocks rivelano che almeno 35 Paesi hanno limitato l’accesso a Internet o ai social media almeno una volta dal 2019, adottando queste misure per prevenire o nascondere disordini e eventi sensibili alla luce pubblica.

Blocchi Digitali in Aree Strategiche e in Contesti di Crisi
La censura digitale non interessa solo le regioni in conflitto. In Africa, ad esempio, le restrizioni vengono frequentemente applicate in prossimità delle elezioni, come accaduto di recente in Uganda, dove il blocco della rete ha sollevato preoccupazioni sulla trasparenza dei processi elettorali.

In Russia e nei paesi vicini, le proteste — come quelle che hanno coinvolto manifestazioni per la detenzione del noto oppositore Alexei Navalny o in Bielorussia — hanno portato le autorità a limitare l’accesso alla rete per controllare il flusso di informazioni.

Anche in paesi come l’Iran e il Venezuela, le autorità dimostrano rapidità e determinazione nell’implementare limitazioni, mentre in Etiopia le interruzioni sono state utilizzate ripetutamente durante le proteste di massa.

Nel caso dell’India, il blocco di Internet è stato impiegato sia in risposta alle manifestazioni che come misura preventiva, come dimostra l’episodio del 2019 nel Kashmir, dove la sospensione della connettività è stata una risposta anticipatoria a cambiamenti costituzionali estremamente delicati.

“Telstra Payphone (With Internet Access)” by Volgren is licensed under CC BY-SA 4.0.

Eventi Significativi e Flashback Storici
L’esperienza del Myanmar nel 2019 rappresenta un triste esempio di come la censura digitale possa raggiungere livelli estremi. Human Rights Watch definì allora l’interruzione imposta in alcune regioni come “la più lunga chiusura di Internet al mondo”.

Recentemente, il processo si è ripetuto: blackout iniziati intorno alle 3 del mattino hanno determinato una riduzione del 50% della connettività entro le prime ore, con un successivo parziale ripristino nel pomeriggio.

Simili misure sono state adottate in Turchia, dove nel febbraio scorso le piattaforme di social media sono state temporaneamente bloccate in seguito a notizie relative a un attacco aereo che ha causato numerose vittime militari.

Questi eventi, insieme a restrizioni di lunga data in paesi come la Cina – dove la censura di Internet è stata una costante fin dall’inizio – mostrano come le “fake news” e altre leggi restrittive siano spesso strumentalizzate per controllare la narrazione e sopprimere informazioni scomode.

L’Evoluzione di un Mezzo di Comunicazione Sotto Assedio
L’uso dei blocchi di Internet si configura ormai come un elemento imprescindibile nelle strategie dei governi per mantenere il potere. Le interruzioni, spesso giustificate con l’obiettivo di combattere la diffusione di disinformazione, finiscono per oscurare fatti importanti e rendere difficoltosa la verifica delle violazioni dei diritti umani.

Tale tendenza ha fatto sì che l’accesso al web, concepito un tempo come un diritto fondamentale, si trasformasse in una leva politica capace di modellare l’opinione pubblica e reprimere il dissenso.

Un Avvertimento per la Democrazia Globale
L’aumento sistematico dei blocchi digitali è un segnale allarmante per la democrazia globale. La trasformazione di Internet da strumento di emancipazione a arma di repressione evidenzia una crisi profonda nella gestione dell’informazione a livello internazionale.

Con numerosi Paesi che si affidano a queste misure per mascherare conflitti, evitare disordini o semplicemente per controllare il discorso pubblico, la comunità internazionale si trova di fronte alla necessità urgente di garantire che la rete rimanga libera e accessibile a tutti.

La censura digitale, oggi più che mai, rappresenta non solo una minaccia per la libertà di espressione, ma anche un monito sul fragile equilibrio tra sicurezza e diritti umani, un tema che richiede un’attenzione costante e una risposta coordinata da parte delle istituzioni globali.

“Internet access fundraising” by HowardLake is licensed under CC BY-SA 2.0.