Il colera riprende la sua guerra contro i poveri in tutto il mondo

Nel corso del 2023, il colera ha continuato a espandersi a livello globale, con un aumento vertiginoso dei decessi rispetto agli anni precedenti, come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Si stima che più di 535.000 casi siano stati segnalati, un incremento rispetto ai 472.000 dell’anno precedente.

Tuttavia, la vera emergenza risiede nei decessi, cresciuti del 71% in confronto al 2022, un dato drammatico aggravato da conflitti e cambiamenti climatici che hanno favorito la diffusione della malattia, soprattutto in Africa e nel Medio Oriente.

In molte aree, i sistemi sanitari si sono dimostrati incapaci di affrontare focolai massicci. In Zambia e Malawi, ad esempio, le autorità sono state costrette a trasformare stadi in centri di cura per far fronte all’emergenza, mentre in Sudan, già devastato dalla guerra civile, la malattia si è rapidamente diffusa nei campi profughi sovraffollati.

Un aspetto che ha peggiorato la crisi è la cronica carenza di vaccini. La domanda globale di vaccini contro il colera ha superato l’offerta disponibile: nel 2023 sono state richieste 74 milioni di dosi, ma meno della metà è stata consegnata.

L’OMS ha introdotto la strategia di somministrare una sola dose, anziché due, per cercare di far fronte a questa carenza, ma ciò garantisce protezione solo per sei mesi, invece dei quattro anni previsti dal ciclo completo.

Nonostante l’impegno di alcuni paesi nella sorveglianza, come il Bangladesh, e il potenziamento della produzione da parte di alcune aziende farmaceutiche, come la sudcoreana EuBiologics, la situazione rimane critica.

Il colera, malattia antica ma ancora devastante, si diffonde in particolare tra le fasce più povere della popolazione, che non hanno accesso ad acqua potabile e a semplici trattamenti come i sali per la reidratazione orale.

Anche l’Italia non è rimasta immune dall’allarme colera. A settembre 2024 sono stati segnalati casi di colera importati, con episodi di infezioni dovuti a viaggiatori di ritorno da paesi colpiti da epidemie.

Le autorità sanitarie italiane sono intervenute rapidamente per isolare i casi e avviare campagne di prevenzione, ribadendo l’importanza dell’igiene e della sicurezza alimentare, soprattutto in aree turistiche dove l’accesso all’acqua potabile può essere limitato.

In un contesto globale sempre più minacciato dalle crisi sanitarie, la prevenzione rimane l’unica strada percorribile per contrastare questa malattia, che, come sottolineato dagli esperti, potrebbe essere prevenuta e curata con strumenti semplici ed economici, ma troppo spesso inaccessibili per le popolazioni più vulnerabili.