Secondo il rapporto State of Food Security and Nutrition in the World 2024 delle Nazioni Unite, l’Africa affronta livelli di insicurezza alimentare senza precedenti, con una prevalenza della denutrizione che colpisce il 20,4% della popolazione, pari a circa 298,4 milioni di persone.
Questo dato, più del doppio della media globale, evidenzia una crisi che si è aggravata costantemente dal 2015. La crisi alimentare è alimentata da fattori come cambiamento climatico e conflitti, ma trova le sue radici anche in modelli agricoli ereditati dal periodo coloniale.
L’approccio convenzionale, focalizzato sulla produzione agricola commerciale, continua a guidare molte politiche, ma spesso non affronta le dimensioni fondamentali della sicurezza alimentare, come accesso, stabilità e sostenibilità.
Paesi come il Mali e il Sudafrica ne rappresentano esempi emblematici: la dipendenza da colture da esportazione, come il cotone o i modelli agricoli su larga scala, ha portato a degrado ambientale, indebitamento degli agricoltori e livelli preoccupanti di malnutrizione, soprattutto tra le fasce più vulnerabili.

Gli esperti sostengono che l’agroecologia, basata sull’integrazione tra scienza formale e conoscenze locali, rappresenti una soluzione più sostenibile. Questo approccio promuove pratiche come il polycropping (coltivazione di colture complementari) e l’agroforestazione (integrazione di alberi e colture), capaci di ridurre la dipendenza da input costosi e migliorare la fertilità del suolo.
In Mali, ad esempio, un temporaneo abbandono del cotone a favore del sorgo ha contribuito a prevenire proteste sui prezzi alimentari durante la crisi del 2007-2008, evidenziando il potenziale di un’agricoltura diversificata. In Sudafrica, progetti di riforma agraria che hanno ridimensionato le grandi fattorie in appezzamenti più piccoli hanno ottenuto risultati promettenti per la sicurezza alimentare.
Nonostante l’agroecologia abbia il sostegno di organizzazioni della società civile africana, come l’Alleanza per la Sovranità Alimentare in Africa, i governi e i donatori internazionali si muovono lentamente verso questo cambiamento. Tuttavia, segnali positivi iniziano a emergere: in Senegal, l’ex ministro dell’Agricoltura ha riconosciuto il valore dell’agroecologia, e l’Unione Europea ha avviato il finanziamento di programmi sperimentali in questo ambito.
Per affrontare la crisi alimentare, è necessario superare l’approccio coloniale e commerciale all’agricoltura, adottando soluzioni radicate nelle realtà locali. L’agroecologia non solo può migliorare la sicurezza alimentare, ma rappresenta anche un passo decisivo verso la decolonizzazione delle scienze agronomiche e una gestione più equa e sostenibile delle risorse del continente.



