Gripen E, AI e jet da guerra per chi non fa la guerra

Mentre il mondo osserva con sgomento la strage continua di Gaza, i raid aerei tra Israele e Iran e la carneficina che da oltre due anni insanguina l’Ucraina, c’è chi si prepara a guerre che, almeno per ora, non ci sono. Paesi non coinvolti nei grandi conflitti globali stanno investendo in velivoli da combattimento sempre più sofisticati, armati non solo di missili ma anche di algoritmi.

Uno dei protagonisti di questa corsa tecnologica è il Gripen E, l’ultima evoluzione del caccia svedese sviluppato da Saab in collaborazione con l’azienda tedesca di AI Helsing.

Centaur: l’intelligenza artificiale che pilota il Gripen
Nel 2025, all’interno del progetto Project Beyond, il Gripen E ha volato missioni di combattimento simulate interamente gestite da un’intelligenza artificiale, denominata Centaur. Senza bisogno di hardware esterno o ambienti simulati, Centaur è stato installato direttamente nel cockpit ed è stato messo alla prova in scenari complessi di ingaggio “beyond visual range” (BVR), dimostrando una capacità di calcolo, adattamento e reazione pari, se non superiore, a quella di un pilota umano.

I vantaggi? Una macchina che non si stanca, reagisce in millisecondi, gestisce più target, si aggiorna con facilità e può essere “potenziata” in remoto, come uno smartphone con le ali.

Il jet perfetto per paesi che non combattono
La potenza del Gripen E non risiede solo nella sua AI, ma anche nella sua architettura software flessibile, nei costi operativi contenuti e nella capacità di decollare da piste corte e semi-preparate. È l’aereo perfetto per paesi che vogliono una difesa credibile senza aderire a logiche di guerra permanenti o dipendere da Washington.

Non a caso è in servizio in Svezia e Brasile, ed è stato ordinato o trattato da Colombia, Thailandia, Perù, Ungheria, Filippine. Ma non manca chi lo guarda con desiderio misto a delirio.

Botswana e altri elefanti nell’hangar
Sì, anche il Botswana sogna i suoi Gripen E. Un paese con zero minacce aeree reali, ma attratto dal jet scandinavo come status symbol militare, se non geopolitico. Come se un villaggio volesse un sommergibile nucleare per pattugliare il pozzo.

E non è il solo. Nell’olimpo degli acquisti sproporzionati e surreali troviamo:

Bangladesh: cerca caccia supersonici avanzati mentre fatica a vaccinare intere regioni.

Croazia: investe milioni nei Rafale francesi con uno spazio aereo più piccolo di un’autostrada tedesca.

Slovacchia: Gripen C/D trattati mentre combatte per mantenere un esercito operativo.

Filippine: tra tifoni e crisi umanitarie, vuole 12 jet multiruolo di nuova generazione.

Cile e Perù: si osservano a vicenda per decidere se passare dai jet usati al Gripen E, come se fosse una gara di ego andina.

Guerra fredda digitale?
In realtà, l’acquisto di jet come il Gripen E da parte di paesi “neutrali” o in pace non è solo bizzarria da bilancio. È spesso un messaggio strategico: affrancarsi dal dominio USA/NATO, mostrare muscoli regionali, attrarre investimenti esteri o, semplicemente, coltivare l’illusione di essere pronti a tutto.

Ma ogni dollaro speso per un caccia che non volerà mai in missione è un dollaro tolto alla sanità, all’educazione o alla cybersicurezza — i veri campi di battaglia del XXI secolo.

Un futuro affollato di droni e AI
Il Gripen E con Centaur dimostra che il futuro del combattimento aereo sarà ibrido, autonomo e algoritmico. E mentre i grandi blocchi si affrontano tra cieli infuocati e intelligence satellitare, i piccoli Stati giocano a fare la guerra con mezzi che forse non useranno mai, ma che tutti vogliono avere.

Perché, nel teatro globale della difesa, anche l’apparenza è potenza.

L’aereo ipersonico cinese da 20.000 km/h – Immagine da https://www.innovant.fr/