La vendetta contro i poveri si è consumata. La destra sedicente sociale ha abolito il Reddito di Cittadinanza, unico strumento valido di sostegno contro la povertà degli ultimi venti anni. E, nel caso ci fossero dubbi sulla natura politica di questo esecutivo, si è ben guardata dal ridurre l’iva su pane e latte. Con scarsa fantasia il governo Meloni ruba dalle tasche non soltanto di chi è senza lavoro, visto che il 7% delle famiglie italiane in povertà ha almeno una persona che lavora, ma di chi subisce il ricatto del lavoro in nero e di contratti capestro.
In cambio però incentivi a fare figli, in un Paese dove da ieri la parola futuro per chi è in difficoltà viene abolita dal vocabolario. Niente di nuovo, in realtà, soltanto la vendetta della razza padrona su chi, grazie al reddito di cittadinanza, è sopravvissuto all’incapacità dei governi italiani di creare occupazione e porre un freno alla mancanza di rispetto dei minimi sindacali delle piccole e medie aziende. In contrasto anche con la proposta di Raccomandazione sul reddito minimo della Commissione europea.
Meloni e soci hanno iniziato alacremente l’opera di macelleria sociale a cui sono stati delegati dagli italiani con le elezioni del settembre scorso. Perchè non c’è niente di nuovo in questa manovra economica, niente che non sia stato annunciato da prima del 25 settembre 2022. A vergognarsi quindi non devono essere soltanto gli esecutori ma i mandanti, quella maggioranza di votanti italiani, di nostri concittadini secondo i quali la colpa della crisi economica è dei poveri.
Sulla lotta all’evasione fiscale, che da sola rappresenta il 4,1% dell’intero pil italiano, non c’è una sola parola nel provvedimento varato ieri dal Consiglio dei ministri. Gli strumenti di cui si era parlato per verificare chi truffa lo Stato nella sua dichiarazione dei redditi, l’incrocio dei dati, i controlli da remoto digitalizzati che dovevano essere affidati al cervellone VeRa e all’intelligenza artificiale, sono spariti magicamente.
Sarebbe facile riversare parole di fuoco contro questo governo che odia i poveri. Ma loro fanno il loro lavoro. Hanno chiesto agli italiani di essere votati spiegando con precisione cosa avrebbero fatto. I giornali, gli opinionisti, in questi mesi hanno voluto rappresentare un Paese spaccato ideologicamente tra nostalgici del ventennio e antifascisti. Non è così. La frattura reale del Paese è tra una minoranza di persone che all’orizzonte vede una società in cui si cerca di fare posto a tutti e chi oltre a godere di privilegi ed evadere il fisco vuole togliere di mezzo, anche dalle strade se possibile, milioni di persone povere.
A destra hanno votato anche coloro che subiranno da questo governo peggioramenti della loro condizione sociale. Si tratta di avere pazienza, cercando di non morire nel frattempo, ed aspettare che la macelleria sociale di Meloni & Co inizi a fare effetto. Poi non basterà più la lotteria degli scontrini. Poi arriveranno le bollette da pagare. Poi arriveranno gli effetti dell’eliminazione del RdC. Poi arriveranno i soldi da restituire all’Europa. Poi, con la consueta italica vigliaccheria, anche chi li ha votati non li vorrà più.
Si evoca spesso in questi casi, quando i governi rubano ai poveri per dare ai ricchi, Superciuk, il supereroe assurdo nato dalla mente di Magnus e Bunker nei fumetti con Alna Ford e il gruppo Tnt. Nessuno però ricorda mai, che almeno Superciuk aveva l’attenuante di essere un alcolizzato. Questi sono sobri e forti del voto popolare. E’ il tuo vicino di casa che li ha voluti, è con lui che devi prendertela.



