Quando il governo ha annunciato la sospensione degli interventi chirurgici non urgenti, è sembrato incline al dramma. Il problema? Un Paese, il Botswana, che fino a poco tempo fa viveva della sua economia di diamanti e di una sanità d’eccellenza, ha imparato sulla propria pelle che il prezzo di un modello sbilanciato può essere salatissimo.
Il presidente Duma Boko ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria. Ospedali e cliniche non hanno più medicine essenziali: antitumorali, farmaci per il diabete, terapie antitubercolari e contraccettivi stanno sparendo dai magazzini, così come suture e bende di base. Tutto questo sulle spalle di una popolazione che in gran parte dipende dal sistema pubblico per curarsi.
Dietro questa crisi ritroviamo una trappola economica ben nota: il Botswana ha costruito la sua ricchezza sui diamanti, contribuendo a circa un terzo del PIL e all’80% delle esportazioni. Ma il mercato globale è cambiato: la domanda si è ridotta, i diamanti sintetici hanno eroso il valore del naturale, e il principale produttore, Debswana, ha visto i profitti dimezzarsi. Il governo è rimasto con le casse vuote, incapace di far fronte agli impegni sanitari.
A complicare il quadro sono tagli agli aiuti esterni: il ridimensionamento dei fondi americani per l’HIV ha ridotto risorse vitali, proprio mentre il Paese centrava risultati straordinari nella lotta alla malattia—tra cui il riconoscimento gold della WHO per aver eliminato la trasmissione madre-figlio.

Il cuore della crisi è il sistema di acquisto pubblico: l’agenzia centralizzata, Central Medical Stores, ha accumulato accuse di inefficienza, discrepanze nei contratti e, secondo il presidente, sovrapprezzi fino a cinque o dieci volte il valore reale. Di fronte a questa paralisi, il governo ha stanziato 250 milioni di pula (circa 14 milioni di sterline) per acquisti d’emergenza, e ha affidato all’esercito la distribuzione dei medicinali rimasti, per evitare nuove dispersioni.
Ma il problema è più profondo. L’economia, già contratta del 3% nel 2024, rischia ora di fermarsi: le prospettive di crescita per il 2025 sono prossime allo zero. L’alta disoccupazione—circa un cittadino su quattro—e gli spettri di povertà amplificano il dramma della salute pubblica.
Sul fronte politico, il presidente Boko non resta a guardare. Sta chiudendo accordi internazionali, come un pacchetto da 12 miliardi di dollari con investitori del Qatar per puntare su infrastrutture, energia, turismo, cybersicurezza e raffinazione dei diamanti. In più, il governo cerca ora una partecipazione più forte in De Beers, per riprendere controllo della filiera e provare a spingere i ritorni economici più verso casa.
Eppure nulla è scontato. L’emergenza sanitaria non può essere affrontata solo con stanziamenti a breve termine. Serve una strategia di diversificazione economica che renda il Botswana meno vulnerabile agli shock dei mercati globali. La sanità, una volta fiore all’occhiello, rischia di restare vittima di un’economia che non riesce più a sostenere ciò che aveva costruito.


