Inclusione scolastica: disabilità e tempo pieno, il divario tra Nord e Sud
Diogenenews 24/12/2024: Nel contesto del sistema educativo italiano, emerge la necessità di implementare iniziative mirate a garantire un’istruzione inclusiva e di qualità, in particolare per i gruppi più vulnerabili come bambini e ragazzi con disabilità o bisogni specifici di apprendimento. Nelle città metropolitane, il tasso di alunni con disabilità è di 40,4 per mille iscritti, un dato leggermente superiore alla media nazionale di 38,3 per mille e in crescita rispetto ai 34,6 per mille registrati nell’anno scolastico 2018/2019. Questa tendenza sottolinea l’urgenza di potenziare gli interventi a sostegno delle scuole, delle famiglie e degli studenti, per promuovere la piena partecipazione scolastica e rispondere adeguatamente alle loro necessità. Tra le città metropolitane, Catania (58,8 per mille) e Messina (50,9 per mille) presentano i tassi più elevati, mentre Venezia (25,3 per mille) e Cagliari (27,8 per mille) registrano le incidenze più basse. La scelta del tempo scuola varia con l’età e l’ordine scolastico frequentato. Nelle scuole dell’infanzia, il tempo pieno è scelto dal 76% degli iscritti, leggermente al di sotto della media nazionale dell’83%. Nelle scuole primarie, quasi la metà degli alunni (49,5%) opta per il tempo pieno, una percentuale superiore al dato nazionale del 39,2%, con un aumento di 2,8 punti percentuali rispetto all’anno scolastico 2018/2019. Tuttavia, nelle scuole secondarie di primo grado, il tempo parziale è la scelta predominante, con il 91,2% degli studenti che lo preferisce. Le differenze territoriali sono significative. Nelle città metropolitane del Nord e a Cagliari, il tempo pieno è più diffuso nelle scuole dell’infanzia e primarie, con Bologna e Milano ai vertici per offerta. Al contrario, nel Sud Italia, l’accesso al tempo pieno nella scuola primaria è più limitato, un fattore collegato al maggiore coinvolgimento delle famiglie e alla minore partecipazione femminile al mercato del lavoro. Infine, nei capoluoghi di provincia si registra una maggiore adesione al tempo pieno rispetto alle aree periferiche. (Diogenenews 24/12/2024)
Sud Sudan: oltre 80.000 sfollati, emergenza umanitaria a Renk
Diogenenews 24/12/2024: Medici Senza Frontiere (Msf) intensifica gli interventi a Renk, in Sud Sudan, e nelle aree di confine per far fronte all’arrivo di oltre 80.000 persone in fuga dalla guerra in Sudan, molte delle quali con ferite di guerra. L’organizzazione, attraverso una nota, ha sollecitato un intervento umanitario coordinato per garantire assistenza immediata. Dall’inizio di dicembre, più di 5.000 persone al giorno hanno attraversato il confine, spinte dall’intensificarsi dei combattimenti negli stati sudanesi del White Nile, Blue Nile e Sennar. Per far fronte all’emergenza, Msf ha ampliato il Renk County Hospital aggiungendo 14 tende per accogliere i feriti, ma la capacità è ormai satura e oltre 100 pazienti con gravi lesioni attendono ancora interventi chirurgici, mentre solo poche decine sono stati operati e vaccinati contro il tetano. Nel frattempo, fuori dai centri di transito e negli insediamenti informali, migliaia di sfollati vivono in condizioni precarie senza cibo, acqua potabile o assistenza sanitaria adeguata, una situazione aggravata dall’epidemia di colera in corso a Renk. Roselyn Morales, vicecoordinatrice medica di Msf in Sud Sudan, ha lanciato un appello urgente alle autorità e alle organizzazioni internazionali affinché intensifichino gli sforzi per rispondere ai bisogni della popolazione. I due centri di transito di Renk, progettati per accogliere 8.000 persone, ospitano ora più di 17.000 individui, mentre un numero crescente di rifugiati attraversa il confine da percorsi informali verso aree come Joda, Duku Duku, Jerbana, Shemmedi, Gosfami e Atam. Le cliniche mobili di Msf stanno fornendo cure di base negli insediamenti più affollati, come Gosfami e Atam, dove il 17 dicembre sono state effettuate oltre 250 visite mediche e i casi più gravi sono stati trasferiti al Renk County Hospital. Contestualmente, l’organizzazione ha avviato interventi per migliorare l’accesso a acqua e servizi igienici e ha distribuito beni di prima necessità a 2.500 famiglie. Tuttavia, la risposta complessiva rimane insufficiente a causa della mancanza di altre organizzazioni umanitarie attive sul territorio, lasciando un vuoto critico nell’assistenza alla popolazione colpita. (Diogenenews 24/12/2024)
Un Natale di speranza: 80mila a tavola in Italia e nel mondo con la Comunità di Sant’Egidio
Diogenenews 24/12/2024: Un Natale all’insegna della speranza e della comunità inaugura il Giubileo con una grande festa che, partendo da Santa Maria in Trastevere, abbraccerà diversi quartieri di Roma e oltre cento città italiane, coinvolgendo 80mila persone a tavola. In contemporanea, l’iniziativa si estenderà a 70 Paesi del mondo, accogliendo 250mila invitati nel giorno di Natale. Nato nel 1982 con il primo pranzo per i poveri, l’evento è oggi simbolo di solidarietà. A Trastevere, alle 13, la basilica aprirà le sue porte a persone senza dimora, famiglie in difficoltà, anziani e rifugiati, tra cui chi è giunto in Italia grazie ai corridoi umanitari. Accompagnati dai volontari della Comunità di Sant’Egidio, gli ospiti parteciperanno a un pranzo con menù tradizionale – lasagne, polpettone, lenticchie e dolci – condividendo una tavola dove chi serve e chi è servito siedono insieme. Ogni invitato riceverà inoltre un dono personalizzato. Questa rete solidale, resa possibile dal lavoro dei volontari e dal numero solidale 45586 attivo fino al 29 dicembre, punta a portare conforto non solo a chi vive situazioni di disagio, ma anche a una società segnata da crisi e conflitti. Durante le festività, altre iniziative includeranno distribuzioni di pasti e regali nelle carceri italiane, come quelle previste il 26 dicembre a Rebibbia e Regina Coeli, per offrire un momento di vicinanza anche a chi è ai margini. (Diogenenews 24/12/2024)
Antigone: il ddl sicurezza rischia di far esplodere le carceri italiane
Diogenenews 24/12/2024: Il nuovo reato di rivolta penitenziaria, previsto nel ddl sicurezza, rischia di introdurre pene estremamente severe anche per forme di protesta non violente e di resistenza passiva, secondo quanto denunciato nel report di fine anno presentato dall’Associazione Antigone. Sebbene non sia ancora chiaro come la norma sarà applicata, il report sottolinea che nel solo 2024, fino al 9 dicembre, sono stati registrati 1.397 episodi di protesta collettiva nelle carceri italiane per adulti, come battiture delle sbarre o rifiuti di rientrare in cella, comportamenti che finora sono stati puniti con sanzioni disciplinari e non con reati penali. Antigone stima che, ipotizzando una partecipazione media di tre detenuti per protesta, circa 4.000 persone sarebbero coinvolte. Se il ddl sicurezza dovesse essere approvato, queste proteste non violente potrebbero costare ai detenuti condanne medie di quattro anni ciascuno, traducendosi in un totale di 16.000 anni di carcere aggiuntivi. Il rapporto evidenzia che questa misura non solo escluderebbe i detenuti coinvolti dall’accesso a misure alternative alla detenzione, ma aggraverebbe ulteriormente la crisi del sistema penitenziario, penalizzando in particolare i soggetti più vulnerabili come minori, tossicodipendenti e persone con problemi psichici. Sul fronte delle carceri italiane in Albania, Antigone critica duramente l’ipotesi di trasformare i centri di accoglienza albanesi in strutture penitenziarie per trasferirvi detenuti di nazionalità albanese attualmente reclusi in Italia. Tale progetto, secondo il report, violerebbe il principio di non discriminazione e comprometterebbe diritti fondamentali come la rieducazione, la salute, i legami affettivi, l’istruzione e il lavoro, generando una grave incertezza giuridica nella gestione delle pene e nella tutela dei detenuti. Antigone sostiene che i fondi destinati a questo piano di delocalizzazione, stimati in decine di milioni di euro, potrebbero invece essere impiegati per migliorare le condizioni di vita nelle carceri italiane, a beneficio sia dei detenuti che degli operatori penitenziari. (Diogenenews 24/12/2024)
Gaza: emergenza umanitaria, su 34 camion Onu entrati solo 12 hanno distribuito aiuti
Diogenenews 24/12/2024: Negli ultimi 75 giorni, nel Governatorato di Gaza Nord sono entrati appena 34 camion delle Nazioni Unite carichi di cibo e acqua destinati alla popolazione civile, ma solo 12 sono riusciti a distribuire gli aiuti a causa delle restrizioni imposte dall’esercito israeliano, secondo l’ultimo report di Oxfam. Di questi, tre hanno consegnato beni a sfollati rifugiati in una scuola, successivamente sgomberata e bombardata nel giro di poche ore. L’organizzazione denuncia che dall’intensificazione dell’assedio israeliano a Jabalia, Beit Lahia e Beit Hanoun, avvenuta il 6 ottobre, non è stato più possibile portare aiuti vitali alla popolazione di Gaza Nord. All’inizio di dicembre, numerose famiglie intrappolate nelle loro case hanno segnalato di essere completamente prive di cibo e acqua. Un convoglio di 11 camion, inizialmente bloccato dall’esercito a Jabalia, è stato preso d’assalto da civili affamati che hanno recuperato ciò che potevano. Successivamente, i camion sono stati trattenuti a un posto di blocco e costretti a scaricare gli aiuti in una zona militarizzata inaccessibile ai civili. Una settimana dopo, Israele ha autorizzato altri 14 camion, ma solo 3 sono arrivati a destinazione. I beni alimentari, consegnati a una scuola di Beit Hanoun, sono stati distribuiti mentre la zona veniva evacuata sotto la pressione militare. Il giorno successivo, la scuola è stata bombardata. Il 20 dicembre, altri 9 camion Onu hanno finalmente distribuito cibo e acqua a Beit Hanoun, dove i civili hanno raccontato di essere ridotti a mangiare foglie per sopravvivere. Bambini e donne rovistano tra i rifiuti, senza scarpe, esponendosi a malattie e al pericolo di bombe inesplose. Gaza detiene oggi il triste primato del più alto numero di bambini amputati al mondo, con un sistema sanitario al collasso e una drammatica carenza di medicinali, inclusi anestetici. Con l’inverno alle porte, più di 1,6 milioni di persone sono accampate in rifugi di fortuna, tra cui mezzo milione in aree a rischio di inondazioni. Solo il 23% degli sfollati ha ricevuto aiuti per proteggersi dal freddo e oltre 900.000 sono completamente esposti alle intemperie. L’aumento vertiginoso dei prezzi dei generi alimentari ha ulteriormente aggravato la crisi: un uovo costa 6 dollari e il pane è diventato un bene di lusso, con solo 5 panetterie ancora operative su 19 in tutta la Striscia. Code interminabili si formano già dalle prime ore del mattino. “Siamo costretti a dire ai nostri figli di non giocare per non stancarsi”, ha raccontato un uomo sfollato dal campo profughi di Al-Maghazi. Con un pacchetto di biscotti per 15 bambini, senza riparo e senza elettricità, molte famiglie non possono permettersi nemmeno un telone per costruire una tenda, il cui costo arriva a 180 dollari. (Diogenenews 24/12/2024)
Eurostat: 71,7 milioni di europei a rischio povertà nel 2023
Diogenenews 24/12/2024: Nel 2023, il 16,2% della popolazione dell’Unione europea, pari a circa 71,7 milioni di persone, è risultato a rischio di povertà, secondo un’indagine pubblicata da Eurostat. Il dato, calcolato sulla base delle soglie di povertà nazionali, varia significativamente a livello regionale. In particolare, l’indagine evidenzia che dieci regioni dell’UE hanno registrato un tasso di rischio di povertà superiore al 30%. Tra queste, la Guyana francese si colloca al primo posto, con oltre la metà della popolazione (53,0%) a rischio di povertà. Seguono, in Italia, la Calabria con un tasso del 40,6% e la Sicilia con il 38,0%. All’estremo opposto, 26 regioni europee hanno mostrato una quota di popolazione a rischio di povertà inferiore al 10%. Tra queste, la regione di Bucureşti-Ilfov in Romania presenta il tasso più basso, pari al 2,1%, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen in Italia, con il 3,1%, e dalla Provincia Oost-Vlaanderen in Belgio, con il 5,4%. Questi dati riflettono differenze significative nei livelli di vita e nelle condizioni economiche tra le regioni dell’UE, pur essendo calcolati in base agli standard nazionali. (Diogenenews 24/12/2024)
Inps: aumentano i benefici per maternità e congedi nel 2023
Diogenenews 24/12/2024: Nel 2023, 176.454 lavoratrici dipendenti hanno ricevuto l’indennità di maternità, registrando un lieve aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente. I dipendenti del settore privato che hanno usufruito del congedo parentale sono stati circa 361.000, con una crescita del 2,5% rispetto al 2022. In crescita anche il numero di padri che hanno utilizzato il congedo obbligatorio, arrivati a oltre 183.000 (+5,2%), pari al 64,5% dei potenziali beneficiari. Questi dati, relativi al periodo 2019-2023, sono stati pubblicati oggi dall’Osservatorio sulle Prestazioni a sostegno della famiglia dell’Inps. Il 2023 ha visto un significativo incremento del 35,9% nei beneficiari dell’assegno di maternità dello Stato, mentre quello erogato dai Comuni ha registrato una crescita più contenuta dello 0,8%. Anche l’uso dei permessi previsti dalla legge 104/1992 e dei congedi straordinari è aumentato, con un incremento del 18% per i permessi personali e del 14% per quelli dedicati all’assistenza dei familiari. Infine, il numero di minori che hanno beneficiato del bonus asilo nido ha raggiunto quota 486.306, con un aumento del 13,6% rispetto al 2022. L’importo medio percepito è stato di 203 euro per una media di sette mensilità. (Diogenenews 24/12/2024)
Bid: 100 milioni di persone in estrema povertà in America Latina e Caraibi
Diogenenews 24/12/2024: Un rapporto della Banca Interamericana di Sviluppo (Bid) evidenzia che in America Latina e nei Caraibi circa 100 milioni di persone vivono in condizioni di estrema povertà, con meno di 3,51 euro al giorno (3,65 dollari). La ricerca, intitolata “Dieci scoperte sulla povertà in America Latina e nei Caraibi”, segnala inoltre che 200 milioni di persone nella regione affrontano una povertà moderata, guadagnando fino a 6,58 euro al giorno (6,85 dollari). Secondo il rapporto, tre Paesi concentrano il 59% della popolazione in estrema povertà: il Brasile, con 25,5 milioni di persone, il Venezuela (15,5 milioni) e il Messico (13,2 milioni). La maggior parte delle persone in condizioni di estrema povertà vive in aree urbane, ad eccezione di Bolivia e Guatemala, dove la situazione è più critica nelle zone rurali. Inoltre, il 39% di chi vive in estrema povertà ha meno di 15 anni. Negli ultimi due decenni, la povertà nella regione è stata quasi dimezzata, passando dal 58% nel 2003 al 30% nel 2023. Tuttavia, gran parte dei progressi è avvenuta prima del 2014, durante il boom dei prezzi delle materie prime. La pandemia di COVID-19 ha invertito questa tendenza, facendo salire il tasso di povertà dal 35% nel 2019 al 39% nel 2020, rallentando ulteriori miglioramenti. (Diogenenews 24/12/2024)
Volkswagen: accordo salva-fabbriche, ma 35.000 posti a rischio
Diogenenews 24/12/2024: La Volkswagen, dopo mesi di tensioni e comunicazioni sulla crisi interna, ha evitato una misura storicamente drammatica per la Germania: la chiusura di uno dei suoi siti produttivi. Questa prospettiva, che aveva sollevato un’ondata di scioperi senza precedenti da parte di circa 100.000 dipendenti, è stata scongiurata grazie a un accordo negoziato con il sindacato IG Metall. Gli scioperi, che rappresentano un costo significativo per l’azienda, hanno avuto un peso decisivo nel raggiungimento di un’intesa che assicura la continuità delle attività in Germania almeno fino al 2030. L’accordo, frutto di 70 ore di trattative, consentirà a Volkswagen di risparmiare circa 15 miliardi di euro entro il 2030, creando le condizioni per una ripresa più solida, secondo quanto dichiarato dalla dirigenza. In cambio, l’azienda ha ritirato i piani di licenziamento di massa, chiusura di stabilimenti e riduzioni salariali. Tuttavia, nei prossimi cinque anni si perderanno 35.000 posti di lavoro, principalmente attraverso il mancato turnover dei pensionamenti e la non riconferma di contratti temporanei. Tra i principali punti dell’accordo, la produzione in Germania sarà ridotta di 700.000 unità all’anno, e la fabbrica trasparente di Dresda non costruirà più automobili, anche se verranno esplorate nuove attività in collaborazione con partner esterni. Inoltre, un simbolo storico della VW, la Golf, non sarà più prodotta in Germania ma sposterà la sua produzione in Messico. L’intesa rappresenta un compromesso importante per preservare il tessuto industriale tedesco mentre Volkswagen cerca di adattarsi a un mercato in rapida evoluzione. (Diogenenews 24/12/2024)
Roubaix è la città più povera della Francia: il 46% al di sotto della soglia di povertà.
Diogenenews 24/12/2024: Roubaix si conferma, ancora una volta, la città più povera di Francia, come evidenziato nel rapporto pubblicato il 3 dicembre dall’Osservatorio delle disuguaglianze. Un dato drammatico sottolinea questa realtà: il 46% dei suoi abitanti vive sotto la soglia di povertà, fissata a 1.216 euro al mese. Questo significa che quasi un residente su due è considerato povero. La causa principale, secondo André, cittadino di Roubaix dal 1984, è legata alla chiusura delle grandi aziende della zona, che ha portato a una drastica diminuzione delle opportunità lavorative locali. Il problema non si limita alla città: nel dipartimento del Nord, il tasso di povertà raggiunge il 20%, evidenziando una crisi diffusa. La situazione è aggravata dalla percezione che vivere a Roubaix possa influire negativamente sulla valutazione delle candidature lavorative, secondo alcuni residenti. Nonostante ciò, molti abitanti non rinunciano al loro legame con la città, valorizzandone il patrimonio culturale e l’importanza della solidarietà e del senso di comunità tra i cittadini. Roubaix rappresenta il caso più emblematico, ma la povertà colpisce in modo significativo le grandi città del dipartimento, dove si concentra la maggior parte delle persone al di sotto della soglia di povertà, rendendo la situazione sempre più preoccupante. (Diogenenews 24/12/2024)


