Ciclone Chido devasta Mayotte, si temono migliaia di vittime
Diogenenews 16/12/2024: L’arcipelago francese di Mayotte è stato colpito dal ciclone Chido, la tempesta più violenta mai registrata sul territorio. Secondo le autorità locali, il numero delle vittime potrebbe essere drammaticamente elevato, con stime che parlano di centinaia, se non migliaia, di morti. Lo ha riportato France 24 citando il prefetto François-Xavier Bieuville, il quale ha dichiarato che al momento è impossibile fornire un bilancio preciso. Il Ministero dell’Interno francese ha avvertito che “sarà complicato contare tutte le vittime” in tempi rapidi, poiché a Mayotte i defunti vengono tradizionalmente seppelliti entro 24 ore. Finora, i funzionari hanno confermato almeno 11 morti accertati, ma si teme che il numero possa salire vertiginosamente. “Penso che potremmo arrivare a diverse migliaia”, ha spiegato Bieuville all’emittente Mayotte La 1ère. Il ciclone, che ha attraversato Mayotte con venti che hanno superato i 200 km/h, ha causato ingenti danni: abitazioni precarie, edifici pubblici e persino un ospedale sono stati gravemente colpiti, ha riferito Météo France. “Tutti riconoscono la violenza inattesa di questo evento”, ha dichiarato il primo ministro François Bayrou dopo una riunione di emergenza del governo francese. Mayotte, situata nell’Oceano Indiano a circa 8.000 chilometri da Parigi, è una delle regioni più povere della Francia e da anni affronta problemi di instabilità sociale e disordini. La vulnerabilità dell’arcipelago ha aggravato le conseguenze del ciclone. Le autorità francesi hanno mobilitato squadre di soccorso e inviato aiuti, mentre l’Unione Europea ha espresso solidarietà: la presidente Ursula von der Leyen ha assicurato che “l’Europa è pronta a fornire il proprio sostegno” nei prossimi giorni. Secondo le previsioni, il ciclone Chido potrebbe proseguire la sua corsa verso il Mozambico, interessando le province settentrionali di Cabo Delgado e Nampula. (Diogenenews 16/12/2024)
Pakistan: gestione dei rifiuti a Sahiwal crea rischi ambientali e sanitari
Diogenenews 16/12/2024: Per oltre vent’anni, i rifiuti solidi della città di Sahiwal sono stati smaltiti vicino al ponte sopraelevato di Jhal Road, sulle rive del canale Lower Bari Doab (LBDC), senza che venisse individuato un sito ufficiale di discarica. Nonostante la città sia diventata una municipalità metropolitana nel 2008, manca ancora un’area dedicata, e quella di Jhal Road è stata scelta arbitrariamente, senza seguire alcuna procedura legale. Attualmente, circa 140 tonnellate di rifiuti vengono scaricate ogni giorno sulle due rive del canale, interessando una superficie di 192 canali su un lato e 105 sull’altro. Il Chief Sanitary Officer, Riaz, ha dichiarato che 930.000 metri quadrati di terreno nei pressi del ponte sono ormai colmi di rifiuti. Questa situazione persiste nonostante l’Asian Development Bank (ADB) abbia stanziato 1,8 miliardi di rupie pakistane per migliorare i servizi civici nella regione. Tuttavia, la realizzazione di un sito di discarica ufficiale rimane un obiettivo lontano. Asjad Khan, responsabile del Punjab Intermediate City Improvement and Investment Program (PICIIP), ha confermato che l’acquisto di un’area dedicata fa parte del progetto finanziato dall’ADB, ma non è ancora stato portato a termine. Lo smaltimento incontrollato dei rifiuti ha generato seri problemi ambientali e sanitari. I residenti di Muhammadpura, Hazoori Bagh e Bhutto Nagar hanno denunciato un aumento di problemi respiratori, malattie della pelle e un peggioramento della qualità dell’aria. Inoltre, la combustione dei rifiuti aggrava l’inquinamento atmosferico, esponendo le comunità locali a rischi ulteriori. Un funzionario della sanità pubblica, sotto anonimato, ha spiegato che l’accumulo di rifiuti attira parassiti come topi, mosche e zanzare, portatori di malattie come malaria, dengue e leptospirosi. I rifiuti organici in decomposizione, inoltre, contaminano il suolo e l’acqua del canale con batteri e patogeni nocivi. Esperti ambientali e funzionari dell’ADB hanno espresso preoccupazione per l’impatto del sito sulla qualità dell’aria, definendolo una grave minaccia ambientale. Fonti interne riferiscono che queste osservazioni sono state comunicate alle autorità locali, ma le azioni correttive tardano ad arrivare. Un residente, Haji Mushtaq, ha accusato le istituzioni di negligenza, denunciando la mancanza di attenzione verso i cittadini delle baraccopoli vicine, in particolare a Jhal Road. Waqas Akram, un funzionario comunale, ha ammesso che il sito attuale non è idoneo e ha confermato che durante una recente ispezione congiunta è emerso che grandi quantità di rifiuti hanno già saturato l’area. Un rapporto sull’ispezione evidenzia che 185.000 metri cubi di rifiuti sono stati scaricati sulla riva orientale del canale, mentre altri 100.000 metri cubi occupano la riva occidentale. Il commissario di Sahiwal, Shoaib Iqbal, ha dichiarato che una nuova discarica è stata identificata nei pressi di Bunga Hayat, ma l’acquisizione del terreno è ostacolata da contenziosi con i residenti locali. Ha aggiunto che in futuro i rifiuti non saranno più scaricati a Jhal Road, ma trasferiti nel nuovo sito, una volta superati i problemi legali. (Diogenenews 16/12/2024)
Ecuador: Corte Costituzionale condanna Furukawa per schiavitù moderna
Diogenenews 16/12/2024: La Corte Costituzionale dell’Ecuador ha emesso una sentenza senza precedenti contro l’azienda Furukawa, accusata di aver praticato per decenni una forma di schiavitù moderna a danno dei suoi lavoratori. La multinazionale giapponese, operativa nel Paese dal 1963 e tra i principali produttori globali di fibra di abacà, possiede oltre 2.000 ettari di terreno. Già nel 2019 Furukawa era stata oggetto di indagini dopo denunce che avevano svelato le condizioni di lavoro inaccettabili all’interno delle sue proprietà. La Corte ha riconosciuto che i lavoratori, in gran parte afrodiscendenti e appartenenti a gruppi vulnerabili, sono stati sottoposti a sfruttamento sistematico. Secondo la sentenza, «Furukawa ha violato il divieto di schiavitù, annullando la dignità umana dei suoi dipendenti impiegati nella raccolta dell’abacà». Gli operai vivevano in accampamenti privi di servizi essenziali come acqua potabile, elettricità e servizi igienici, costretti a lavorare in condizioni precarie senza alcuna possibilità di miglioramento. La Corte ha inoltre accertato che le abitazioni erano illuminate con dispositivi rudimentali che emettevano esalazioni tossiche, mentre la mancanza di servizi sanitari obbligava le persone a utilizzare la vegetazione circostante. Il tribunale ha imposto a Furukawa il pagamento di 120.000 dollari a ciascuna delle 342 vittime accertate, per un totale di oltre 41 milioni di dollari, con un ulteriore risarcimento di 5.000 dollari per donne, minori, anziani e persone che hanno subito mutilazioni a causa di macchinari insicuri. La multinazionale dovrà inoltre presentare scuse pubbliche alle vittime, così come il presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa. La Corte ha anche denunciato l’inerzia dello Stato, condannando diversi ministeri, tra cui quelli del Lavoro, della Salute, dell’Istruzione e dell’Inclusione Economica e Sociale, per non aver protetto i lavoratori nonostante le denunce ricevute. La sentenza sottolinea il razzismo strutturale come fondamento del sistema di sfruttamento: «I lavoratori afrodiscendenti erano considerati strumenti di produzione piuttosto che persone dotate di pari dignità umana», si legge nei documenti. (Diogenenews 16/12/2024)
Marocco: ondata di freddo colpisce le regioni montuose, famiglie in difficoltà per l’aumento dei prezzi della legna da ardere
Diogenenews 16/12/2024: Le comunità delle regioni montuose del Marocco, come l’Alto Atlante e il Medio Atlante, già provate da difficoltà sociali ed economiche, stanno affrontando un inverno rigido che aggrava ulteriormente la loro precarietà. L’aumento dei prezzi della legna da ardere, essenziale per il riscaldamento e la cucina in queste aree isolate, sta mettendo in ginocchio molte famiglie, incapaci di far fronte alla forte domanda e ai costi proibitivi. Le nevicate e le tempeste che colpiscono regolarmente queste zone, tra cui località come Ifrane e Imilchil, rendono la legna da ardere un bene vitale, ma sempre più difficile da reperire. I media locali riferiscono che i prezzi di questo combustibile hanno subito un’impennata con l’arrivo dell’inverno, penalizzando in particolare le famiglie più vulnerabili, già caratterizzate da alti tassi di povertà e da un limitato accesso a risorse economiche. L’inverno è particolarmente duro per i residenti di queste aree rurali, in modo speciale per gli studenti che frequentano scuole prive di riscaldamento. Ogni ondata di freddo provoca la chiusura di centinaia di istituti scolastici, lasciando migliaia di giovani senza istruzione e ulteriormente emarginati. Gli esperti collegano l’aumento del costo della legna da ardere a fattori come l’incremento dei costi di produzione e trasporto, che si riflettono sul prezzo finale. Tuttavia, gli abitanti delle zone montuose accusano i commercianti di speculazione, aggravando una situazione già insostenibile per molte famiglie costrette a destinare gran parte del loro reddito all’acquisto di legna. In queste regioni, dove l’accesso a fonti di energia alternative è scarso o troppo costoso, il legno rimane l’unica risorsa disponibile per garantire il riscaldamento e la sopravvivenza durante i mesi più freddi. Le popolazioni locali, soprattutto nei villaggi più remoti, chiedono interventi urgenti alle autorità marocchine, sollecitando la priorità nella fornitura di legna a prezzi calmierati e un maggiore sostegno per le famiglie in difficoltà. L’assenza di politiche efficaci o di alternative energetiche sostenibili rischia di trasformare la crisi attuale in una vera e propria emergenza sociale. Ogni inverno, le richieste di soluzioni strutturali per alleviare il peso economico del riscaldamento vengono reiterate, ma rimangono inascoltate, lasciando queste comunità vulnerabili al freddo e all’emarginazione. (Diogenenews 16/12/2024)
Ecowas: Mali, Burkina Faso e Niger fuori dall’organizzazione dal 29 gennaio 2025
Diogenenews 16/12/2024: La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), organizzazione regionale che promuove l’integrazione economica e politica tra i suoi 15 membri, ha deciso il ritiro di Mali, Burkina Faso e Niger dai suoi ranghi a partire dal 29 gennaio 2025. Il presidente della Commissione ECOWAS, Omar Alieu Touray, ha ricevuto il mandato di gestire questa complessa transizione, che include la situazione dei dipendenti originari di questi tre Paesi e il trasferimento delle agenzie comunitarie attualmente operative nei loro territori, nonostante si tratti di membri fondatori dell’organizzazione. Con una dichiarazione formale, Touray ha ufficializzato l’esito di quasi un anno di tensioni, durante il quale le giunte militari di Mali, Burkina Faso e Niger hanno spesso anticipato le mosse dell’ECOWAS, imponendo il loro ritmo. La Conferenza dei Capi di Stato e di Governo dell’organizzazione ha confermato la decisione: «In conformità con l’articolo 91 del Trattato ECOWAS riveduto, i tre Paesi cesseranno di essere membri dell’organizzazione dal 29 gennaio 2025. Il Presidente della Commissione è incaricato di avviare le procedure di ritiro dopo tale data», si legge nel comunicato ufficiale. L’ECOWAS applicherà i regolamenti previsti in caso di uscita di un membro, come avvenuto nel caso della Mauritania nel 2000. Tuttavia, su richiesta di Senegal e Togo, la mediazione con i governi di transizione dei tre Paesi proseguirà, lasciando aperta una finestra di sei mesi per una possibile revisione della decisione. In assenza di ripensamenti, il distacco da Mali, Burkina Faso e Niger sarà considerato definitivo dal 30 luglio 2025. Durante il vertice, il presidente di turno dell’ECOWAS, Bola Ahmed Tinubu, ha sottolineato la necessità di unità e solidarietà tra i membri rimasti. Tinubu ha chiesto un lungo applauso per il presidente uscente del Ghana, Nana Akufo-Addo, definendolo «Mister Democracy» in occasione del suo ultimo summit prima dell’insediamento del nuovo presidente, John Dramani Mahama. Nessun messaggio è stato invece rivolto all’ex presidente del Niger, Mohammed Bazoum, ancora agli arresti domiciliari a Niamey, nonostante una sentenza della Corte di giustizia dell’ECOWAS ne avesse chiesto la liberazione. (Diogenenews 16/12/2024)
Secondo la FAO, il commercio globale di legno e carta è diminuito del 12% nel 2023
Diogenenews 16/12/2024: L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha evidenziato un rallentamento nella produzione globale di prodotti forestali nel 2023, con riduzioni che hanno interessato sia i volumi sia il valore di mercato. Tra i settori colpiti figurano la polpa di cellulosa, la carta riciclata e il legname industriale, utilizzato per scopi non energetici. L’unico comparto a mostrare una lieve crescita è stato quello dei pannelli a base di legno. Secondo il rapporto, il calo generale del commercio dei prodotti forestali è stato accompagnato da una diminuzione dei prezzi di mercato. La produzione di carta ha registrato una flessione in Europa e Nord America, è rimasta stagnante in Africa, America Latina e Caraibi, mentre ha mostrato segni di crescita nella regione Asia-Pacifico, grazie soprattutto all’espansione del settore in Cina. A livello globale, la produzione di carta e cartone ha subito una contrazione dal 2019 al 2023, passando da 404 a 401 milioni di tonnellate, un calo attribuito principalmente alla progressiva sostituzione della stampa cartacea con i media digitali. Il rapporto evidenzia inoltre il ruolo dominante della Cina, che si conferma come il più grande produttore e consumatore di carta e pannelli a base di legno, con una crescita costante in entrambi i settori. La FAO ha anche sottolineato un aumento significativo nella produzione di pellet di legno, utilizzati per il riscaldamento, negli ultimi decenni, spinto dagli obiettivi bioenergetici di paesi europei, Corea del Sud e Giappone. Tuttavia, per la prima volta, nel 2023 si è registrata una battuta d’arresto, con un calo della produzione del 2% e una riduzione del commercio internazionale di pellet del 5% rispetto all’anno precedente. Secondo un rapporto FAO del 2022, le foreste continuano a coprire circa un terzo della superficie terrestre, pari a 4 miliardi di ettari, equivalenti all’estensione combinata di Russia, Canada, Stati Uniti e Paesi dell’Unione Europea. (Diogenenews 16/12/2024)
Niger: tensioni sul giacimento di uranio Somair, Orano denuncia il blocco delle attività
Diogenenews 16/12/2024: Il governo militare del Niger, insediatosi dopo il colpo di stato del 2023, ha assunto il controllo operativo del giacimento di uranio SOMAIR, di cui il gruppo francese Orano è azionista di maggioranza. Questo intervento segue le minacce di giugno scorso contro lo sfruttamento del giacimento di Imouraren e rappresenta un ulteriore capitolo nella crescente tensione tra le autorità nigerine e il gruppo francese. Orano, che gestisce anche l’impianto di arricchimento dell’uranio di Tricastin, nella Drôme, denuncia l’impossibilità di applicare le decisioni prese dai consigli di amministrazione della SOMAIR. Le autorità nigerine hanno impedito deliberatamente la sospensione delle attività produttive, decisa il 12 novembre dal consiglio di amministrazione della SOMAIR per contenere le spese e dare priorità al pagamento degli stipendi e alla salvaguardia dell’integrità degli impianti industriali. Secondo Orano, le spese di produzione in corso stanno aggravando la situazione finanziaria dell’azienda, mentre il rifiuto delle autorità locali di esportare la produzione rende impossibile un ritorno alla stabilità economica. Durante il consiglio di amministrazione ordinario del 3 dicembre 2024, i rappresentanti dello Stato del Niger hanno confermato questa posizione, ignorando le richieste della società francese di adottare misure per ridurre l’impatto sulla sostenibilità delle operazioni. Orano ha espresso profondo rammarico per una situazione che incide gravemente sia sui dipendenti sia sulle comunità locali dipendenti dall’attività mineraria. Il gruppo francese ha dichiarato di voler tutelare i propri diritti presso le autorità competenti e ha ribadito che solo un accordo condiviso tra le parti potrà garantire il ritorno a un funzionamento stabile e sostenibile delle operazioni. (Diogenenews 16/12/2024)
Germania: banche alimentari al limite, 1,6 milioni di persone dipendono dagli aiuti
Diogenenews 16/12/2024: Circa 1,6 milioni di persone in Germania fanno affidamento sulle banche alimentari per far fronte alla povertà crescente, ma molte di queste strutture stanno raggiungendo il limite delle proprie capacità. Secondo l’associazione nazionale Tafel, che rappresenta le banche alimentari del Paese, il 60% delle strutture è costretto a ridurre la quantità di cibo distribuito, mentre un terzo ha introdotto liste d’attesa o blocchi temporanei per gestire l’aumento della domanda. “Con queste soluzioni, le banche alimentari cercano di sopravvivere e di continuare ad aiutare il maggior numero possibile di persone”, ha dichiarato Andreas Steppuhn, presidente dell’associazione, al quotidiano Neue Osnabrücker Zeitung. Il fenomeno è legato a un aumento significativo del numero di persone in difficoltà economica, un trend aggravato dalla guerra in Ucraina. “Dall’inizio del conflitto, abbiamo registrato un incremento medio del 50% dei clienti su scala nazionale”, ha spiegato Steppuhn, aggiungendo che il costo della vita in Germania è salito, mentre salari e pensioni non hanno tenuto il passo. L’associazione Tafel ha lanciato un appello alla politica per interventi concreti contro la povertà. “Le banche alimentari, gestite da volontari, non possono sostituire ciò che lo Stato ha trascurato per decenni”, ha sottolineato Steppuhn, chiedendo misure come una sicurezza infantile adeguatamente finanziata, salari e pensioni che proteggano dalla povertà e alloggi accessibili. “Ci sono molte leve su cui intervenire”, ha aggiunto. La proposta del Cancelliere di ridurre l’IVA sui prodotti alimentari è stata accolta dall’associazione come un primo passo, ma Steppuhn ha precisato: “Non basta, serve molto di più per affrontare il problema strutturale della povertà in Germania”. (Diogenenews 16/12/2024)
Regno Unito: la solitudine alimenta il ricorso record alle banche alimentari
Diogenenews 16/12/2024: La solitudine e l’isolamento sociale sono tra i principali fattori che spingono milioni di persone a rivolgersi alle banche alimentari nel Regno Unito, secondo una ricerca pubblicata dal think tank Centre for Social Justice (CSJ). Il sondaggio ha rivelato che un quinto degli utenti delle mense dei poveri non ha alcun sostegno da familiari o amici, risultando significativamente più soli rispetto alla media della popolazione. Lo studio mette in guardia contro il rischio di rendere strutturale la dipendenza dagli aiuti alimentari, alimentata da iniziative come il sussidio governativo di 200 milioni di sterline per il supporto alimentare, e invita a concentrare gli sforzi sulla lotta alle cause profonde della povertà. Josh Nicholson, ricercatore senior del CSJ, ha dichiarato che il problema non può essere ridotto semplicemente alla mancanza di reddito, sottolineando che il sistema di welfare non è sufficiente per affrontare l’intera portata del fenomeno. “Durante il primo anno della pandemia, i redditi reali del 20% più povero della popolazione sono aumentati, eppure anche il ricorso alle banche alimentari è cresciuto”, ha spiegato Nicholson, aggiungendo che il Paese rischia di “istituzionalizzare gli aiuti alimentari di emergenza”. Ha sottolineato che una delle principali cause del fenomeno è la solitudine, che le banche alimentari tradizionali, focalizzate sulla distribuzione di cibo, non sono attrezzate a combattere. Secondo il rapporto, nel periodo 2022-2023 il numero di persone che hanno fatto ricorso alle banche alimentari ha raggiunto i 2,3 milioni, con un aumento di 200.000 rispetto all’anno precedente. Denise Bentley, direttrice della First Love Foundation, ha dichiarato che la fame è solo il sintomo di un problema più profondo. “Quando ho fondato una banca alimentare a Tower Hamlets nel 2010, credevo che stessimo rispondendo a un bisogno immediato e tangibile, ma mi sono presto resa conto che molti dei nostri utenti vivevano in condizioni di isolamento sociale e navigavano un sistema che falliva ripetutamente nel soddisfare le loro necessità”, ha raccontato Bentley. Per risolvere la dipendenza dalle banche alimentari, il rapporto raccomanda un approccio integrato che affronti sia le difficoltà finanziarie sia i problemi meno visibili, come l’isolamento sociale e i fallimenti strutturali del sistema di welfare. “Le banche alimentari non possono essere l’unica risposta a una crisi che colpisce la dignità e il tessuto sociale delle persone”, ha concluso Bentley. (Diogenenews 16/12/2024)
Negli Usa raddoppiano le morti dei senzatetto per ipotermia: 2520 nel 2023, 166 soltanto California
Diogenenews 16/12/2024: Un numero crescente di persone negli Stati Uniti, tra cui molti anziani e senzatetto, muore a causa dell’ipotermia durante l’inverno, con un aumento significativo registrato negli ultimi anni. Nel 2023, l’ipotermia è stata una causa diretta o contribuente di morte per 166 persone in California, oltre il doppio rispetto a un decennio fa, secondo i dati preliminari del CDC. Il tasso di mortalità, pari a 3,7 decessi per milione di residenti, è il più alto nello stato da almeno 25 anni. A livello nazionale, il fenomeno ha colpito 2.520 persone nel 2023, un aumento del 35% rispetto al 2014, mentre nel 2022 si è raggiunto il picco di 3.500 vittime, molte delle quali durante violente tempeste invernali. Gli esperti collegano questo incremento all’aumento della popolazione senzatetto, in particolare in California, che ospita il maggior numero di senzatetto negli Stati Uniti. I senzatetto, spesso costretti a vivere all’aperto, sono particolarmente vulnerabili alle basse temperature, soprattutto gli anziani. Circa il 18% dei ricoveri per ipotermia in California tra il 2019 e il 2023 ha riguardato persone senza fissa dimora, una percentuale sproporzionata rispetto alla loro rappresentanza dello 0,5% della popolazione statale. Più di due terzi dei 181.000 senzatetto californiani non hanno un riparo, esponendoli maggiormente al rischio di ipotermia, soprattutto nelle contee rurali e montuose, ma anche nei centri urbani come Los Angeles, Santa Clara, Sacramento e San Francisco, dove i tassi di mortalità sono particolarmente elevati. Margot Kushel, direttrice della Benioff Homelessness and Housing Initiative dell’Università della California-San Francisco, ha sottolineato che la popolazione senzatetto sta invecchiando: dal 1990 a oggi, la percentuale di senzatetto californiani over 50 è passata dall’11% al 50%, e si prevede che la percentuale nazionale degli over 65 triplicherà tra il 2017 e il 2030. Secondo Kushel, l’aumento delle temperature estreme, delle piogge torrenziali e del cambiamento climatico aggrava ulteriormente la situazione, rendendo le persone anziane più vulnerabili. Le autorità locali hanno cercato di rispondere aprendo centri di riscaldamento nelle notti più fredde, ma gli attivisti sostengono che queste misure sono insufficienti senza un aumento degli alloggi permanenti e programmi per prevenire la mancanza di una casa. Nelle aree urbane, rastrellamenti e politiche contro i senzatetto spesso peggiorano la situazione, con la confisca di coperte, sacchi a pelo e tende da parte delle autorità, lasciando molte persone senza protezione adeguata. Bob Erlenbusch, della Sacramento Regional Coalition To End Homelessness, ha denunciato che queste pratiche aggravano le condizioni di chi vive in strada. La contea di Sacramento, ad esempio, ha visto i decessi per ipotermia aumentare da 20 nel triennio 2018-2020 a 34 nel periodo 2021-2023, nonostante gli sforzi per aprire rifugi e sensibilizzare le persone vulnerabili. Anche a Santa Clara, i decessi per ipotermia sono triplicati nello stesso periodo, passando da 11 a 42 casi. Secondo Kushel, la soluzione a lungo termine consiste nel prevenire la perdita della casa e nel garantire alloggi a chi già vive in strada. Nel frattempo, ha aggiunto, è essenziale che le città potenzino l’apertura di centri di riscaldamento in inverno e di centri di raffreddamento in estate, assicurandosi che siano accessibili e ben distribuiti sul territorio. (Diogenenews 16/12/2024)


