L’Alleanza contro la Povertà Energetica di Barcellona accusata d’insegnare ad hackerare i contatori elettrici
Diogenenews 16/05/2024: Il presidente del Gruppo Municipale del PP nel Consiglio Comunale di Barcellona, Daniel Sirera, ha richiesto al sindaco Jaume Collboni di sospendere i finanziamenti all’Alleanza contro la Povertà Energetica (APE). Sirera accusa l’APE di insegnare tecniche per manomettere i contatori durante gli incontri organizzati dall’associazione, che offre consulenza a persone in difficoltà economiche e diffonde informazioni tramite i social media. L’APE organizza incontri bisettimanali per assistere coloro che hanno problemi a pagare le bollette o che hanno accumulato debiti. In seguito a queste attività, Sirera ha chiesto al sindaco Collboni di bloccare i fondi comunali destinati all’associazione. “L’amministrazione comunale deve assicurarsi che l’APE non riceva alcun sussidio per questi corsi. Non possiamo continuare a finanziare un’organizzazione che giustifica atti contro la proprietà privata”, ha dichiarato Sirera. Sirera ha anche criticato il fatto che “Collboni permette l’occupazione di 22 spazi comunali a Barcellona, dove si insegnano metodi per rubare acqua ed elettricità ai cittadini che pagano regolarmente le loro bollette”. Da parte sua, l’APE ha respinto le accuse definendole una polemica infondata. Maria Campuzano, in una dichiarazione all’ACN, ha spiegato che il manifesto in questione, utilizzato più di cinque anni fa, serviva a promuovere lo spazio di consulenza collettiva dell’associazione e che l’APE si impegna a fare esattamente “il contrario di giustificare atti illeciti”. Campuzano ha sottolineato che l’APE fornisce supporto alle famiglie in difficoltà, informandole sui loro diritti e sui meccanismi legali, come i contatori sociali, per ottenere accesso all’acqua e all’elettricità in modo sicuro e legale. Ha inoltre criticato la “disinformazione” diffusa sui social media e ha espresso disappunto per il fatto che il PP contribuisca a diffondere queste false informazioni. “Invitiamo il PP a dialogare con noi per comprendere realmente le nostre attività”, ha concluso Campuzano. (Diogenenews 16/05/2024)
Contratti precari e stipendi in ritardo: la situazione dei lavoratori nei supermercati del Lazio
Diogenenews 16/05/2024: La ricerca demoscopica “Le condizioni lavorative nei super e iper mercati nel Lazio”, commissionata dalla Uiltucs di Roma e del Lazio e condotta dal professor Roberto Baldassari, direttore generale dell’istituto demoscopico Lab21.01, rivela un quadro allarmante delle condizioni di lavoro nei supermercati e ipermercati della regione. Il rapporto evidenzia che molti lavoratori affrontano contratti precari e stipendi che spesso arrivano in ritardo, con gli straordinari pagati fuori busta. Le donne, in particolare, denunciano irregolarità nei pagamenti rispetto ai loro colleghi uomini. Alessandro Contucci, segretario generale del sindacato, commenta che “questo quadro a tinte fosche colpisce soprattutto i soggetti più deboli”. l 41,9% dei lavoratori intervistati (mille in totale) riferisce di non ricevere la retribuzione mensile regolarmente, una percentuale che sale al 61,4% tra le donne. Inoltre, il 27,6% dichiara che le maggiorazioni di stipendio vengono pagate fuori busta. La ricerca si articola in quattro parti: il tipo di contratto lavorativo, la sicurezza sul lavoro, il rapporto con i superiori e la condizione lavorativa generale. Il 36,1% degli intervistati ha un contratto a tempo determinato, il 27,3% a tempo indeterminato, il 20,3% a chiamata, l’8,1% è in stage, il 5,4% ha un contratto interinale e il 2,8% è apprendista. Il 64,2% dei lavoratori è part-time e il 64,1% lavora dalle 20 alle 40 ore settimanali. Tuttavia, il 50,2% segnala che non sempre vengono rispettate le 11 ore di pausa tra un turno e l’altro. “Una situazione di precariato e di non rispetto delle regole più elementari” osserva Contucci. Il 27,6% dei lavoratori afferma che gli straordinari o i giorni festivi non vengono pagati regolarmente. Questo problema colpisce soprattutto le donne (67,3%) e i giovani tra i 18 e i 24 anni (48,1%). Anche i lavoratori esternalizzati sono penalizzati: il 54,2% di loro riceve una paga inferiore del 16,4% rispetto agli altri lavoratori. La regolarità dei pagamenti mensili è un altro punto dolente, con il 41,9% degli intervistati che segnala irregolarità. Le donne e i giovani tra i 18 e i 24 anni sono particolarmente colpiti da questa situazione. L’87,8% degli intervistati afferma che le norme di sicurezza sono rispettate sul posto di lavoro, ma il 12,2% non è stato informato sulle normative vigenti. Un problema significativo riguarda le norme HACCP, che secondo il 65,2% dei lavoratori non vengono sempre rispettate. Il rapporto con i superiori è definito “non sereno” dal 23% degli intervistati, “sereno” dal 29,9% e “normale” dal 47,1%. Le pressioni sul lavoro influiscono negativamente sul 62,1% degli intervistati, in particolare donne e over 45. Lo studio rileva che il 47,8% dei lavoratori prova stress, il 12,6% ansia, il 10,4% angoscia, il 9,4% depressione e il 7,9% rabbia continua. Contucci conclude che “è necessario fare chiarezza per arginare questa deriva che colpisce duramente i lavoratori della grande distribuzione organizzata, in particolare i soggetti più deboli”. (Diogenenews 16/05/2024)
Alleanza contro la povertà, Russo: “Non possiamo restare a guardare”
Diogenenews 16/05/2024: “Tra il 2020 e il 2022, l’erogazione del RdC ha permesso di uscire dalla povertà a 404 mila famiglie nel 2020, 484 mila nel 2021 e 451 mila nel 2022. Per quanto riguarda gli individui, l’uscita dalla povertà ha riguardato 876 mila persone nel 2020 e oltre un milione nel 2021 e nel 2022”. Secondo Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà, commentando i dati diffusi oggi, “questo passaggio, contenuto nel Rapporto Istat 2024, attesta l’importanza cruciale di una misura di contrasto alla povertà universale, per quanto selettiva. Alleanza contro la povertà denuncia da tempo i rischi contenuti nella decisione dell’attuale governo di smantellare quelle misure che hanno salvato milioni di italiani dalla povertà assoluta”. “Ancora più allarmante” – prosegue – è leggere che “senza il RdC, l’incidenza di povertà assoluta familiare nel 2022 sarebbe stata superiore di 3,8 e 3,9% rispettivamente nel Sud e nelle Isole. Tra le famiglie in affitto, l’incidenza di povertà sarebbe stata 5 punti percentuali superiore. Tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione, l’incidenza avrebbe raggiunto il 36,2 per cento nel 2022, 13,8 punti percentuali in più”. “Cosa dobbiamo quindi aspettarci ora, che le vecchie misure di contrasto sono state eliminate, lasciando il posto a misure non universali, che hanno diviso i poveri in categorie e stanno dimezzando la platea dei beneficiari di sostegno?”, domanda Russo. “Alla luce dei dati Istat, come portavoce di Alleanza contro la povertà, torno ad appellarmi al governo, perché corra ai ripari e ripristini uno strumento che sia selettivo ma universale, capace anche questo di far uscire dalla povertà tutte le famiglie e gli italiani che oggi si trovano in grave difficoltà, o che ci si troveranno nei prossimi mesi. In un contesto socio-economico in cui – lo dice sempre Istat – ‘il reddito da lavoro, in particolare quello da lavoro dipendente, ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico’, non possiamo permetterci di far mancare un supporto alle tante famiglie, soprattutto giovani, che sono in grave difficoltà”, prosegue il portavoce dell’Alleanza contro la povertà. “Le nostre richiesta d’incontro sono finora rimaste inascoltate e senza risposta e siamo anche in attesa dei dati ufficiali su Adi e Sfl: confidiamo che il governo, alla luce di questa allarmante e drammatica fotografia, voglia avvalersi della disponibilità e delle analisi che Alleanza contro la Povertà, con le sue 35 organizzazioni, ha più volte messo a disposizione, per analizzare dati e proposte e migliorare le attuali misure. L’Italia si sta impoverendo: non possiamo restare a guardare”, conclude Russo. (Diogenenews 16/05/2024)
Proiezioni Commissione Ue: rallenta il calo del disavanzo pubblico nell’Unione
Diogenenews 16/05/2024: Dopo aver registrato significative diminuzioni nel 2021 e 2022, la riduzione del disavanzo pubblico dell’Unione Europea ha subito un arresto nel 2023 a causa di un rallentamento dell’attività economica. Tuttavia, secondo le previsioni della Commissione Europea, il disavanzo riprenderà a diminuire nel 2024, attestandosi al 3,0%, e nel 2025, al 2,9%, principalmente grazie alla graduale eliminazione delle misure di sostegno energetico. Questi dati emergono dalle Previsioni economiche della Commissione UE. Per quanto riguarda il rapporto debito/PIL, si prevede che quest’anno si stabilizzerà all’82,9%, per poi salire di circa 0,4 punti percentuali entro il 2025. Oltre ai numeri, la Commissione ha commentato l’attuale panorama economico europeo, evidenziando un aumento dell’incertezza negli ultimi mesi. Questa incertezza è legata principalmente al protrarsi del conflitto tra Russia e Ucraina e al conflitto in Medio Oriente, oltre alle persistenti tensioni geopolitiche globali. Negli Stati Uniti, la persistente inflazione potrebbe causare ulteriori ritardi nella riduzione dei tassi d’interesse, influenzando così le condizioni di finanziamento a livello mondiale. Inoltre, ci sono preoccupazioni riguardo alle misure di risanamento dei bilanci previste per il 2025 in alcuni Stati membri, che potrebbero rallentare la crescita economica. Tuttavia, una diminuzione della propensione al risparmio potrebbe incentivare i consumi e una ripresa più rapida degli investimenti nel settore residenziale. Infine, le prospettive economiche continuano a essere influenzate dai rischi legati ai cambiamenti climatici, che rappresentano una crescente preoccupazione per il futuro. (Diogenenews 16/05/2024)
Da inizio anno sbarcati 18.435 migranti sulle coste italiane
Diogenenews 16/05/2024: Sono finora 18.435 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 45.507 mentre nel 2022 furono 14.638. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di ieri mattina. Negli ultimi due giorni sono state 77 (54 ieri e 23 oggi) le persone registrate in arrivo sulle nostre coste che hanno fatto salire a 2.298 il totale delle persone arrivate via mare in Italia a maggio. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 8.154, mentre nel 2022 furono 8.720. Degli oltre 18.400 migranti sbarcati in Italia nel 2024, 3.797 sono di nazionalità bengalese (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (2.631, 14%), Tunisia (2.575, 13%), Guinea (1.750, 10%), Egitto (1.197, 6%), Mali (729, 4%), Pakistan (695, 4%), Gambia (601, 3%), Sudan (585, 3%), Costa d’Avorio (571, 3%) a cui si aggiungono 3.304 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 137.703 persone su tutto il territorio nazionale di cui 142 negli hot spot in Sicilia, 101.514 nei centri di accoglienza e 36.047 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 17.771 persone), seguita da Emilia Romagna, Lazio e Piemonte (9%), Campania (8%). (Diogenenews 16/05/2024)
La Francia dichiara lo stato di emergenza in Nuova Caledonia dopo i violenti scontri sulla riforma elettorale
Diogenenews 16/05/2024: La Francia ha dichiarato lo stato di emergenza in Nuova Caledonia, un suo territorio del Pacifico, a seguito degli scontri violenti che hanno provocato la morte di quattro persone, tra cui un poliziotto. La causa delle tensioni è una controversa riforma elettorale, di cui abbiamo parlato ieri su Diogene online. Per affrontare la crisi, il governo francese ha deciso di inviare altri 500 membri delle forze di polizia e della gendarmeria. Questi rinforzi si aggiungeranno agli 1.800 agenti già presenti sull’isola. Lo stato di emergenza, della durata di 12 giorni, conferisce alle autorità poteri speciali per vietare assembramenti e limitare i movimenti delle persone. L’ultima volta che la Francia ha imposto misure di emergenza in uno dei suoi territori d’oltremare è stato nel 1985, sempre in Nuova Caledonia. Nel corso degli attuali disordini, rivoltosi hanno incendiato veicoli e negozi, spingendo il primo ministro francese Gabriel Attal a dichiarare che il territorio è stato colpito da una “violenza di rara intensità”. Ha aggiunto che “non sarà tollerata alcuna violenza” e che lo stato di emergenza permetterà di dispiegare massicci mezzi per ristabilire l’ordine. Le autorità hanno anche bloccato l’app video TikTok, accusata di aver facilitato l’organizzazione delle sommosse. Nella capitale Noumea è stato imposto un coprifuoco dalle 18:00 alle 06:00, e l’aeroporto internazionale di La Tontouta è chiuso con voli cancellati almeno fino al 17 maggio. Il portavoce del presidente della Nuova Caledonia, Louis Mapou, ha riferito che tre giovani indigeni Kanak sono stati uccisi negli scontri. Inoltre, un funzionario di polizia è morto per una ferita da arma da fuoco. Il ministro dell’Interno francese, Gerald Darmanin, ha comunicato la notizia su X, esprimendo le sue condoglianze alla famiglia del poliziotto ventiquattrenne. Da lunedì, oltre 140 persone sono state arrestate e più di 300 sono rimaste ferite. Mercoledì scorso, i rivoltosi mascherati, armati di mazze da golf e pietre, hanno montato posti di blocco improvvisati, mentre auto ed edifici bruciavano per le strade di Noumea. Le proteste sono scaturite da una nuova legge approvata a Parigi, che permetterà ai residenti francesi che vivono in Nuova Caledonia da almeno 10 anni di votare alle elezioni provinciali. Questa mossa è vista da alcuni leader locali come una minaccia al voto per l’FLNKS. La riforma elettorale è l’ultimo capitolo di una lunga disputa sul ruolo della Francia nelle isole ricche di risorse minerarie. Il primo ministro di Vanuatu, Charlot Salwai, presidente del Melanesian Spearhead Group, ha espresso sostegno al gruppo indipendentista Front de Libération Nationale Kanak et Socialiste (FLNKS), chiedendo alla Francia di accettare una missione di dialogo e mediazione per risolvere la crisi. Il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente della Nuova Caledonia, Louis Mapou, hanno invitato alla calma. Macron ha offerto di tenere incontri con le parti pro e contro l’indipendenza prima che la legge entri ufficialmente in vigore, proposta accettata dal FLNKS. Il governo francese sostiene che il cambiamento delle regole di voto è necessario per garantire elezioni democratiche. La Nuova Caledonia, la terza più grande miniera di nichel al mondo, è afflitta da enormi disparità economiche. (Diogenenews 16/05/2024)
YouTube blocca l’accesso ai video delle canzoni di protesta a Hong Kong in seguito a una sentenza giudiziaria
Diogenenews 16/05/2024: YouTube ha bloccato l’accesso a una popolare canzone di protesta a Hong Kong, “Glory to Hong Kong”, in seguito a una sentenza giudiziaria che ha accolto la richiesta del governo di vietare l’inno. Mercoledì, YouTube ha annunciato che 32 link che riproducono “Glory to Hong Kong” sono stati geobloccati e non sono più accessibili nella città semiautonoma. Tentativi di visualizzare i video da Hong Kong ora mostrano messaggi come “Questo contenuto non è disponibile nel tuo Paese a causa di un’ordinanza del tribunale” o “Questo video non è più disponibile”. “Siamo delusi dalla decisione del tribunale, ma rispettiamo l’ordine bloccando l’accesso ai video elencati per gli utenti di Hong Kong. Stiamo valutando le nostre opzioni per un eventuale appello, per promuovere l’accesso alle informazioni”, ha dichiarato un portavoce di YouTube. Google, proprietaria di YouTube, ha detto la scorsa settimana che sta esaminando la sentenza del tribunale. Composta da un musicista anonimo nell’agosto 2019, “Glory to Hong Kong” è diventata l’inno non ufficiale delle proteste pro-democrazia. Le autorità criticano la canzone per le sue implicazioni separatiste. La ballata contiene infatti il verso “liberare Hong Kong, rivoluzione dei nostri tempi”, uno slogan di protesta bandito nel 2020 perché ritenuto secessionista e sovversivo. Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha dichiarato che “impedire l’uso e la diffusione di canzoni che incitano alla secessione e insultano l’inno nazionale è una misura legittima e necessaria” per garantire che Hong Kong “adempi alle proprie responsabilità di salvaguardare la sicurezza nazionale e la dignità dell’inno nazionale”. Un portavoce del governo di Hong Kong ha ribadito che “le libertà non sono assolute”. Negli ultimi due anni, “Glory to Hong Kong” è stata erroneamente suonata durante eventi sportivi internazionali al posto dell’inno nazionale cinese “Marcia dei Volontari”. Quest’anno a Hong Kong è stata approvata una nuova legge sulla sicurezza locale, l’Articolo 23, mirata contro atti sediziosi, spionaggio e interferenze straniere. I leader di Cina e Hong Kong sostengono che queste leggi sono necessarie per “ripristinare la stabilità” dopo le proteste democratiche del 2019, e affermano che la loro legislazione è in linea con altre leggi sulla sicurezza nazionale nel mondo. (Diogenenews 16/05/2024)
Gli acquirenti svizzeri online sempre meno soddisfatti delle condizioni per l’e-commerce
Diogenenews 16/05/2024: Le aspettative dei clienti riguardo agli acquisti online variano notevolmente: alcuni li considerano esigenti o capricciosi, altri semplicemente ritengono che chiedano ciò che è stato loro promesso. Tuttavia, emerge una crescente insoddisfazione riguardo alle condizioni degli acquisti online, secondo un sondaggio del corriere DPD pubblicato martedì. “La percentuale di acquirenti che hanno descritto il loro ultimo acquisto come semplice è scesa dal 70% nel 2019 al 41% nel 2023. Molti trovano stressanti i numerosi passaggi per completare l’acquisto, il pagamento complicato o la necessità di creare un account”, afferma DPD. Un altro problema segnalato è la consegna: “I fattorini spesso lasciano i pacchi davanti alla porta senza suonare il campanello”. DPD avverte che il calo del tasso di soddisfazione non implica necessariamente un peggioramento dei servizi, ma piuttosto un aumento delle aspettative dei clienti. Ad esempio, ora tre quarti degli acquirenti abituali desiderano la consegna entro una fascia oraria di un’ora. La consegna è una delle principali cause di reclamo presso la Federazione Francofona dei Consumatori (FRC), che nel 2023 ha sottolineato che “nell’e-commerce, gli ordini spesso arrivano in ritardo o non arrivano affatto”. L’indagine non ha chiesto ai clienti di fornire esempi di siti buoni o cattivi, quindi potrebbero esserci differenze tra siti svizzeri e stranieri. La FRC ha criticato le pratiche di marketing aggressive di alcuni siti di “fast fashion”, come Shein e Temu. In Svizzera, uno dei principali siti, Galaxus, sembra adottare pratiche meno invasive. “Non abbiamo riscontrato un calo della soddisfazione. Al contrario, i nostri valori sono aumentati negli ultimi anni”, afferma un portavoce. Tuttavia, Galaxus è stato recentemente criticato dal responsabile federale della protezione dei dati perché richiede ai clienti di creare un account. L’azienda ha promesso di offrire in futuro l’opzione di acquisto come “ospite”. Gli svizzeri sono tra i principali sostenitori degli ordini online con consegna a domicilio. Il numero di pacchi per persona è ancora più alto oggi rispetto al periodo della pandemia, quando il commercio fisico era limitato. Tuttavia, i siti svizzeri affrontano una forte concorrenza da parte di siti cinesi a basso costo come Temu, che “inondano il mercato locale senza rispettare la legislazione svizzera, con prodotti economici che spesso non soddisfano i requisiti di sicurezza”, denuncia la Federazione del Commercio Svizzero. (Diogenenews 16/05/2024)
Sale la tensione in Uk dopo che la Russia ha scoperto 511 miliardi di barili di petrolio in Antartide
Diogenenews 16/05/2024: Le speculazioni stanno montando da giorni. La recente scoperta di vaste riserve petrolifere da parte della Russia nel territorio britannico dell’Antartide ha destato notevole preoccupazione in Inghilterra e altrove. Secondo quanto riportato da vari media, tra cui The Telegraph, le riserve scoperte ammontano a circa 511 miliardi di barili di petrolio, equivalenti a dieci volte la produzione del Mare del Nord negli ultimi cinquant’anni. Questa scoperta è stata comunicata a Mosca da navi da ricerca russe, e la scorsa settimana le prove sono state presentate al Comitato di controllo ambientale della Camera dei Comuni (EAC). I parlamentari britannici hanno avvertito che questi studi potrebbero preludere all’installazione di impianti di trivellazione per sfruttare la regione alla ricerca di combustibili fossili. Il Trattato sull’Antartide, firmato a Washington nel 1959, garantisce una protezione significativa all’area, riconoscendo che “è nell’interesse di tutta l’umanità che l’Antartide sia riservata per sempre esclusivamente ad attività pacifiche e non diventi né teatro né oggetto di controversie internazionali”. Sebbene la Russia non abbia rivendicazioni territoriali in Antartide, insieme a Stati Uniti e Cina, ha progressivamente aumentato la sua presenza nella regione attraverso varie missioni scientifiche, stabilendo cinque stazioni di ricerca dal 1957, secondo Newsweek. La settimana scorsa, il deputato David Rutley ha informato l’EAC che il suo dipartimento aveva deciso di fidarsi delle garanzie russe, secondo cui le attività erano esclusivamente di natura scientifica. Rutley ha aggiunto che la Russia ha recentemente riaffermato il suo impegno verso i principi chiave del trattato, come riportato da The Telegraph. Tuttavia, gli esperti della regione hanno avvertito che fidarsi della Russia potrebbe essere ingenuo, come dimostrato dalla recente invasione dell’Ucraina. Klaus Dodds, professore di geopolitica al Royal Holloway College del Regno Unito, ha dichiarato a Newsweek che le attività russe devono essere monitorate attentamente per garantire la conformità agli standard internazionali. “Ci sono preoccupazioni che la Russia stia raccogliendo dati sismici che potrebbero essere interpretati come prospezione piuttosto che come ricerca scientifica. Le attività della Russia potrebbero essere viste come un tentativo di minare le norme legate alla ricerca sismica e un preludio all’estrazione futura di risorse”, ha spiegato. Le azioni della Russia nella regione potrebbero quindi rappresentare una minaccia al divieto permanente delle attività minerarie, segnalando una possibile intenzione di sfruttare queste risorse in futuro. (Diogenenews 16/05/2024)
La povertà visiva peggiora la vita di anziani e bambini e crea incidenti
Diogenenews 16/05/2024: Avere una buona vista non è economico, soprattutto se si necessita d’interventiu correttivi. Un’indagine condotta in Spagna ha rivelato che il costo medio degli occhiali da vista nel Paese è di 306 euro. Tuttavia, una parte significativa delle persone spende molto di più: il 17% dei partecipanti allo studio ha riferito di pagare oltre 500 euro per un paio di occhiali. Le lenti a contatto, insieme ai liquidi necessari, costano in media circa 28 euro al mese, ovvero 336 euro all’anno. L’organizzazione dei consumatori ha rilevato che per il 19% delle persone queste spese sono “molto difficili o impossibili” da sostenere. Nei piani sanitari si dovrebbe includere il finanziamento di occhiali e lenti a contatto tra le coperture previdenziali. La ministra Mónica García aveva annunciato questa intenzione qualche settimana fa e l’ha confermata il 14 maggio scorso durante il I Forum sulla Salute Pubblica. Il dipartimento di García punta a implementare questa misura dal 2025 per garantire che il costo degli ausili visivi non rappresenti un ostacolo per le famiglie meno abbienti. Come ha spiegato la ministra, il costo elevato “riduce la capacità dei più vulnerabili di avere una buona salute visiva”. Questo fenomeno viene chiamato povertà visiva. Come spiega Salvador Alsina, presidente dell’associazione Vision and Life, il termine si riferisce ai casi in cui occhiali, lenti a contatto o terapie visive sarebbero necessari, ma l’accesso è impedito da difficoltà economiche. Di conseguenza, l’acquisto o il rinnovo di questi ausili viene ritardato, con conseguenze significative. Sebbene la povertà visiva non sia tra i primi problemi menzionati quando si parla di disuguaglianze nell’accesso alla salute, essa incide notevolmente sulla qualità della vita di molte persone. Vision and Life stima che 6.126.847 persone in Spagna soffrano di povertà visiva, basandosi sui dati del 2020, secondo cui il 20,7% della popolazione vive a rischio di povertà. Tra i bambini, questa condizione riguarda in media l’8,59% dei minori spagnoli. Sebbene oggi ci sia maggiore attenzione alla salute visiva, Alsina ammette che è stata necessaria una lunga battaglia per far comprendere l’importanza della povertà visiva e le sue implicazioni. Vedere male comporta una qualità di vita inferiore e ha effetti immediati e a lungo termine. Per gli anziani, aumenta il rischio di cadute e dipendenza, mentre per i bambini può comportare scarso rendimento scolastico, con impatti sul loro futuro. Un caso su tre di insuccesso scolastico è legato a problemi visivi, e Alsina nota che spesso si diagnosticano erroneamente ADHD quando il problema è visivo. Tra gli adulti, chi ha problemi di vista ha un tasso di incidenti stradali triplicato. (Diogenenews 16/05/2024)


