Diogene – Agenzia 16/02/2024

In 14 anni 5.300 atti intimidatori verso gli amministratori locali in Italia 

Diogenenews 16/02/2024: Nel corso degli ultimi 14 anni, Avviso Pubblico, associazione di amministratori pubblici contro le mafie, ha catalogato più di 5.300 episodi di intimidazioni, minacce e violenze nei confronti degli amministratori locali e del personale della Pubblica Amministrazione in Italia, con una media di 385 atti all’anno, ossia 32 mensili e almeno uno al giorno. Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, ha rilevato che il 2023 ha chiuso in linea con gli anni precedenti per quanto riguarda le intimidazioni a carico di sindaci, assessori, consiglieri, dirigenti e impiegati degli enti locali. Sebbene vi sia stata una diminuzione degli episodi negli ultimi quattro anni, i più di 300 atti intimidatori annuali sono ancora considerati un segno preoccupante per la salute della democrazia. Queste riflessioni sono state espresse nell’introduzione all’ultimo Rapporto di Avviso Pubblico “Amministratori Sotto Tiro”, che verrà presentato a Roma domani, 17 aprile, nella nuova sede della Federazione nazionale della Stampa italiana. L’evento includerà interventi di Roberto Montà e di Vittorio di Trapani, presidente della Fnsi, e verranno esposti i dettagli del rapporto da Claudio Forleo, curatore del dossier e responsabile dell’Osservatorio parlamentare di Avviso Pubblico. Inoltre, ci saranno interventi di Andrea Carboni, direttore analisi di Acled (Armed Conflict Location & Event Data) e di Wanda Ferro, Sottosegretaria al ministero dell’Interno, con la moderazione del giornalista del Tg3 Fabrizio Feo. Questa nuova edizione del rapporto non solo analizza gli eventi del 2023 in Italia, ma include anche una sezione speciale dedicata alla violenza politica internazionale, elaborata da Acled, un’ONG che monitora scenari di conflitto e violenza a livello mondiale. L’obiettivo è estendere l’analisi delle intimidazioni anche al contesto europeo, evidenziando come la violenza politica, benché non sia un fenomeno esclusivamente italiano, manifesti una continuità in Italia diversa rispetto ad altri contesti europei. (Diogenenews 16/02/2024)


A Roma 3.825 sfratti, affitti aumentati del 13%, e l’11% degli immobili non utilizzati

Diogenenews 16/02/2024: L’indagine “Di casa a Roma”, elaborata dall’associazione Nonna Roma, mette in luce la crescente crisi abitativa che attanaglia la capitale italiana. Lo studio evidenzia che l’11,2% delle abitazioni romane (oltre 162mila) è inutilizzato o occupato solo saltuariamente. Parallelamente, nel 2023 gli affitti hanno registrato un aumento del 13%, e nel 2022 sono stati emessi 3.825 provvedimenti di sfratto. Il problema dell’accesso alla casa, un tempo confinato principalmente alle fasce di popolazione in povertà, oggi si estende a una porzione sempre più ampia di cittadini a causa dell’impennata dei costi degli affitti. Le barriere all’accesso abitativo non derivano solo dai prezzi proibitivi, ma anche da ostacoli meno evidenti come la precarietà lavorativa, la discriminazione basata sull’origine o il genere, e la difficoltà di ottenere contratti di affitto per famiglie con minori. Inoltre, il fenomeno dell’overtourism ha trasformato l’abitare in un miraggio per molti, con alloggi che vengono destinati a locazioni brevi o usi speculativi. Il disagio abitativo non è più un problema limitato solo alle famiglie estremamente povere, ma coinvolge anche lavoratori a basso reddito, giovani coppie senza figli, single, anziani con pensioni minime e stranieri. Questi gruppi si trovano in una sorta di limbo: con redditi troppo bassi per entrare nel mercato immobiliare, ma troppo alti per qualificarsi per l’edilizia residenziale pubblica. Per fronteggiare questa situazione, Nonna Roma ha lanciato una battaglia per il diritto all’abitare. Nel 2022, l’85% degli sfratti, su un totale di 3.825 provvedimenti, è stato dovuto a morosità incolpevole, e gli sfratti eseguiti con l’ausilio dell’Ufficiale Giudiziario sono stati 2.784, un incremento significativo rispetto all’anno precedente. L’arrivo del Giubileo ha aggravato la situazione, spingendo i prezzi degli affitti ancora più in alto e distanziando i residenti dai loro quartieri. Nonna Roma propone di invertire questa tendenza attraverso l’implementazione del “Piano straordinario per l’abitare” della Giunta Gualtieri, che prevede la creazione di un’Agenzia per la casa e di un Osservatorio, il rafforzamento del welfare abitativo, l’avvio di un protocollo sugli sfratti, la limitazione degli affitti brevi turistici e il miglioramento del sistema di accoglienza per i senza dimora. Queste misure sono volte a rimettere il diritto all’abitare al centro del dibattito pubblico e politico, riaffermando l’impegno dell’associazione nella lotta per l’abitabilità. (Diogenenews 16/02/2024)


I bambini Rom in Kosovo, Montenegro, Macedonia settentrionale e Serbia senza un alloggio adeguato

Diogenenews 16/02/2024: Il recente Rapporto pubblicato dall’Unicef mette in evidenza le condizioni di vita difficili che i bambini delle comunità rom affrontano in Kosovo, Montenegro, Macedonia settentrionale e Serbia. Questo studio specifica che i bambini rom spesso vivono in condizioni abitative precarie e sono meno propensi a ricevere un’istruzione adeguata o un’assistenza sanitaria sufficiente rispetto alla popolazione generale. Circa l’85% dei bambini rom in Kosovo risiede in abitazioni in condizioni inadeguate, quali ambienti umidi, bui, con infiltrazioni o deteriorati, spesso senza accesso a servizi igienici adeguati o docce. Queste condizioni sono indicative delle sfide che questi bambini affrontano fin dalla nascita, come evidenziato da Regina De Dominicis, direttrice regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia centrale. La Dominicis sottolinea l’urgente necessità di azioni coordinate e investimenti da parte dei governi per garantire sistemi sanitari, educativi e sociali inclusivi che possano porre fine alle disuguaglianze storiche vissute da questi bambini. Il rapporto indica anche una bassa copertura vaccinale tra i bambini rom; meno della metà dei bambini tra i 24 e i 35 mesi nelle comunità rom, ashkali ed egiziane in Kosovo sono completamente vaccinati, una percentuale significativamente inferiore rispetto ai tre quarti dei bambini nel complesso. In Macedonia del Nord, si osserva una riduzione dei tassi di vaccinazione tra i bambini rom. Per quanto riguarda l’istruzione, i bambini rom mostrano tassi inferiori di frequenza e completamento scolastico. Tuttavia, ci sono stati alcuni progressi significativi grazie all’istruzione precoce, che ha migliorato la preparazione dei bambini rom all’istruzione primaria. Per esempio, la frequenza scolastica iniziale tra i bambini rom, ashkali ed egiziani in Kosovo è aumentata significativamente dal 2013 al 2019 grazie alla partecipazione a programmi di educazione per la prima infanzia. Sebbene le donne delle comunità rom continuino a lottare per un’adeguata assistenza prenatale e postnatale, vi sono stati miglioramenti nell’assistenza durante il parto e un incremento nella registrazione delle nascite e nell’accesso all’assicurazione sanitaria per i bambini. Ulteriori miglioramenti sono stati registrati nel miglioramento dell’accesso all’istruzione, all’elettricità, all’acqua potabile e ai supporti sociali sotto forma di trasferimenti monetari. Questi cambiamenti sono vitali per superare le difficoltà persistenti e per promuovere l’integrazione sociale e economica delle comunità rom in questi paesi. (Diogenenews 16/02/2024)


A Milano il reddito familiare mensile medio è di 766 euro

Diogenenews 16/02/2024: Il progetto “Nessuno Escluso” di Emergency a Milano si focalizza sul sostegno di persone in difficoltà economica e sociale, rivelandosi essenziale per affrontare le sfide legate alla povertà che non risparmia diverse nazionalità, con gli italiani come principale gruppo coinvolto. Con un reddito familiare mensile medio che si ferma a 766 euro, il 2023 ha visto l’adesione di circa 4.000 nuovi utenti, totalizzando 2.050 nuclei familiari assistiti dall’inizio del progetto nel 2022. L’associazione ha evidenziato come fattori di vulnerabilità quali l’assenza di certificato di residenza, le difficoltà nella regolarizzazione documentale e nell’accesso a un’abitazione dignitosa aggravino la condizione di molti. In termini numerici, il 43% delle persone assistite, nonostante viva stabilmente a Milano, non ha residenza ufficiale nella città. Questo ostacola l’accesso ai servizi di welfare, aumentando la disuguaglianza e la vulnerabilità. L’assenza di un indirizzo registrato inizia un circolo vizioso che impedisce l’accesso a sussidi cruciali come l’esenzione dalla mensa scolastica o la partecipazione a bandi per l’alloggio popolare, rendendo ancora più difficile la situazione per le famiglie coinvolte. Il rapporto di Emergency sottolinea anche la pressione inflazionistica che, unita al caro-affitti, continua a consolidare l’emergenza di esclusione e povertà a Milano. Durante l’anno, l’associazione ha distribuito oltre 14.500 pacchi alimentari e di beni di prima necessità, offrendo un supporto iniziale che si espande in un accompagnamento più strutturato, mirato a garantire un accesso equo e inclusivo ai servizi socio-sanitari locali e a promuovere percorsi personalizzati di supporto sociale. La distribuzione di aiuti ha permesso agli utenti di affrontare vari bisogni: 1.172 hanno chiesto aiuto per questioni lavorative, 1.103 per la regolarizzazione dei documenti, 864 per trovare un’alloggio, 754 per l’accesso a servizi educativi e 728 per prestazioni sanitarie. Il coordinatore del progetto, Marco Latrecchina, ha evidenziato l’importanza di queste iniziative nel riconnettere i cittadini ai servizi territoriali e nel fornire gli strumenti necessari per promuovere l’autonomia personale. Inoltre, nel 2023, sono stati effettuati 5.700 colloqui individuali che hanno portato alla definizione di oltre 5.200 percorsi di assistenza, con il 26% di questi percorsi che si è concluso con successo, segnando un incremento rispetto al 2022. Sebbene l’assistenza abitativa sia stata la più problematica, i risultati migliori sono stati ottenuti nell’ambito lavorativo, con il 31% degli utenti inseriti nel mercato del lavoro grazie al progetto. La differenza tra il tasso di successo nelle soluzioni lavorative (31%) e quelle abitative (3%) sottolinea una problematica chiave: un lavoro regolare non è sempre sufficiente a migliorare la condizione abitativa, che è fondamentale per la regolarizzazione della residenza e l’accesso a ulteriori servizi di welfare. Latrecchina conclude sottolineando l’urgenza di indirizzare queste disparità per migliorare complessivamente le condizioni di vita degli assistiti. (Diogenenews 16/02/2024)


Sudan, dopo un anno di guerra gli aiuti internazionali fermi al 6% del necessario

Diogenenews 16/02/2024: Save the Children ha messo in luce una sconcertante discrepanza nei finanziamenti internazionali, evidenziando come gli aiuti umanitari stanziati nei primi 105 giorni del 2024 per il Sudan siano stati significativamente inferiori rispetto alle somme rapidamente raccolte per la ricostruzione della Cattedrale di Notre Dame a Parigi, dopo l’incendio del 2019. Mentre la cattedrale ha ricevuto oltre 700 milioni di euro (equivalenti a 745 milioni di dollari) in soli due giorni, il Sudan ha ricevuto appena 155 milioni di dollari nel 2024, ossia solo il 6% dei fondi ritenuti necessari dal Piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite. La crisi in Sudan, scatenata dal conflitto iniziato un anno fa, è stata devastante. Quattro milioni di bambini, il numero più alto a livello globale, sono stati costretti a fuggire dalle proprie case, e oltre 15.000 persone sono state uccise. Attualmente, 14 milioni di bambini necessitano di assistenza umanitaria urgente per sopravvivere, e quasi l’intera popolazione infantile del paese è priva di accesso all’educazione da un anno. Questo squilibrio nei finanziamenti è stato al centro delle discussioni durante una conferenza umanitaria internazionale ospitata a Parigi da Francia, Germania e Unione Europea, proprio a un anno dall’inizio del conflitto e a cinque anni dall’incendio di Notre Dame. La raccolta fondi insufficiente dell’anno precedente ha visto il Piano di risposta umanitaria per il Sudan ricevere meno della metà di quanto necessario. Arif Noor, direttore di Save the Children in Sudan, ha espresso forte preoccupazione per questa disparità di attenzione e risorse. Ha criticato l’elevato coinvolgimento globale per la cattedrale, mentre i bambini sudanesi soffrono tra guerra, fame e malattie. “Quasi l’intera popolazione infantile del Paese non va a scuola da un anno,” ha sottolineato Noor, aggiungendo che è cruciale un impegno immediato dei leader mondiali per incrementare i fondi destinati al Sudan. Noor ha anche esortato i leader a sfruttare l’occasione della conferenza per collaborare direttamente con le parti in conflitto, assicurandosi che rispettino gli obblighi del diritto internazionale umanitario. Ha evidenziato che il conflitto ha visto oltre 3.150 violazioni dei diritti dell’infanzia nell’ultimo anno, incluse uccisioni, mutilazioni e violenze sessuali. La situazione richiede un’azione urgente per proteggere i bambini e le famiglie del Sudan, sottolineando l’importanza di valutare e rispondere alle emergenze umanitarie con la stessa determinazione impiegata per salvaguardare i patrimoni culturali. (Diogenenews 16/02/2024)


Le famiglie con madre single sono le più colpite dalla povertà in Europa

Diogenenews 16/02/2024: L’ultimo report pubblicato dalla rete europea contro la povertà (EAPN) e presentato a Bruxelles rivela che nel 2022, quasi 95 milioni e mezzo di persone in Europa erano in condizione di povertà. Tra i gruppi più vulnerabili identificati dallo studio ci sono le famiglie monogenitoriali, specialmente quelle guidate da mamme single, le quali affrontano sfide economiche significative. Il report sottolinea che le mamme single, a causa di un elevato costo della vita combinato con un gap salariale di genere e la prevalenza di part-time involontari, rischiano maggiormente di cadere in povertà. Queste difficoltà economiche sono esacerbate dalla responsabilità unilaterale di sostenere i figli, compito precedentemente condiviso con un partner. Il documento evidenzia che il fenomeno del gap salariale persiste attraverso l’Europa, con le donne che guadagnano sistematicamente meno degli uomini. Questa disparità li costringe spesso a optare per posizioni lavorative part-time, al fine di bilanciare le esigenze di cura dei figli. Per esempio, in Austria, il 50% delle madri, guadagnando meno dei propri partner e senza aiuti esterni, sceglie il part-time per potersi dedicare alla cura dei figli. Questa scelta, seppur necessaria, riduce significativamente il loro reddito. Quando un nucleo familiare si separa, le mamme single si trovano in una condizione di dipendenza economica dal partner o, se sole, lottano per coprire tutte le spese. Questa situazione di vulnerabilità si riflette direttamente sui loro figli. Il report rileva che attualmente più di 20 milioni di bambini in Europa, membri di famiglie monoparentali, sono a rischio povertà. In Italia, secondo i dati ISTAT del 2022, le famiglie monoparentali ammontano a un milione e ottocentomila, con l’86.4% rappresentato da mamme single. Nonostante il 63.8% di queste lavori, l’11.5% vive in condizioni di povertà assoluta. Le difficoltà di conciliare lavoro e cura dei figli, spesso portano al sacrificio di attività educative e ricreative per i bambini, una situazione che causa stress e sensi di colpa nei genitori, come esemplificato dalla testimonianza di una mamma croata che teme che i propri figli la incolpino per le opportunità perse. Il rapporto EAPN chiama quindi all’azione, sottolineando la necessità di politiche più efficaci per ridurre il gap salariale e supportare le famiglie monoparentali, affinché le mamme single possano avere opportunità di lavoro dignitose e sufficienti risorse per allevare i propri figli senza cadere in povertà. (Diogenenews 16/02/2024)


A El Salvador aumenta il tasso di povertà e tocca un terzo della popolazione

Diogenenews 16/02/2024: Nayib Bukele, presidente di El Salvador, continua a promuovere la visione che un incremento della sicurezza si tradurrà in stabilità economica. Tale promessa viene fatta nonostante la realtà economica del paese dimostri che, con 1,9 milioni di persone in povertà e un aumento del tasso di povertà del 4,4% dal suo insediamento nel 2019, la situazione non sembra migliorare. Il governo di Bukele aveva scommesso sul bitcoin come moneta legale, accanto al dollaro, per rivoluzionare l’economia del paese. Tuttavia, il Fondo Monetario Internazionale ha espresso forte opposizione a questa politica, bloccando i negoziati su un prestito cruciale da 1,3 miliardi di dollari finché la legge sul bitcoin rimane in vigore. Questi colloqui con l’FMI sono stati in stallo per due anni e la pressione cresce su El Salvador che, al termine del 2023, registrava un debito che rappresentava l’82% del suo PIL, secondo il Banco Central de Reserva. Julie Kozack del FMI ha ribadito l’importanza dei rischi associati al bitcoin, sottolineando la posizione ferma dell’istituto su questo argomento, supportata anche da analisi di enti finanziari come Barclays, che descrivono un eventuale accordo con l’FMI come un “salvavita”. Nonostante le critiche e le raccomandazioni internazionali, il presidente Bukele non ha mostrato segni di voler abbandonare il suo sostegno al bitcoin. Di recente ha trasferito un ingente ammontare di bitcoin in un portafoglio offline per proteggerli, dimostrando una gestione delle finanze statali che rimane poco trasparente. La fonte di questi fondi include significativi trasferimenti da Bitfinex, una società con legami con il governo salvadoregno e coinvolta nella creazione della legislazione sul bitcoin. Questa gestione opaca ha suscitato dubbi sulla reale proprietà dei fondi e sulla loro legittimità, in un contesto in cui il governo aveva ricevuto 200 milioni di dollari dalla Banca Centroamericana per l’Integrazione Economica, originariamente destinati al sostegno delle piccole imprese durante la pandemia. Il presidente Bukele ha una lunga storia di dichiarazioni provocatorie sulla gestione economica e la corruzione, fin dai suoi giorni da sindaco di Nuevo Cuscatlán, dove prometteva di combattere la corruzione e migliorare le condizioni di vita. A quei tempi, già si distingueva per una gestione personalistica del potere e per l’utilizzo abile della propria immagine, consolidata attraverso la narrazione sui social media. La sua promessa era e rimane quella di una prosperità derivante dall’eliminazione della corruzione, un obiettivo che continua a usare per giustificare le sue politiche economiche controverse e per mantenere un appoggio popolare nonostante le crescenti sfide economiche che il paese affronta. (Diogenenews 16/02/2024)


Un paio di occhiali per combattere la povertà nei paesi in via di sviluppo

Diogenenews 16/02/2024: Gli occhiali da vista, nonostante il loro costo relativamente basso di 1,50 dollari al paio, rimangano un bene inaccessibile per molti nei paesi in via di sviluppo. In Bangladesh, ad esempio, solo il 3,2% degli individui affetti da presbiopia ha accesso a occhiali correttivi. In uno studio condotto in Bangladesh, 800 adulti di età compresa tra i 35 e i 65 anni affetti da presbiopia sono stati selezionati per la ricerca. Questi individui erano impegnati in lavori che richiedevano una visione dettagliata da vicino, come la raccolta del tè, la tessitura e il cucito. Alla metà di questi partecipanti sono stati forniti gratuitamente gli occhiali. All’inizio dello studio, il reddito medio mensile dei partecipanti era di 35,30 dollari. Dopo otto mesi, coloro che avevano ricevuto gli occhiali avevano visto il proprio reddito aumentare a 47,10 dollari, mentre i redditi del gruppo di controllo, che non aveva ricevuto gli occhiali, rimanevano invariati. Questo studio conferma i risultati di una ricerca precedente del 2018 pubblicata sulla rivista medica The Lancet, che aveva osservato un incremento del 22% nella produttività tra i lavoratori presbiti che avevano accesso agli occhiali. La presbiopia, che inizia a manifestarsi intorno ai 40 anni e progredisce fino ai 55 anni, rappresenta il problema visivo più comune a livello globale. Secondo una stima del 2018, circa 826 milioni di persone nel mondo vivono con problemi di vista non corretti, i quali impediscono loro di svolgere le attività quotidiane. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la perdita di produttività dovuta alla disabilità visiva si traduca in un costo di 411 miliardi di dollari a livello globale. Nonostante l’importanza di avere accesso a correzioni visive adeguate, solo il 36% delle persone con disabilità visive a livello mondiale ha accesso a occhiali. La situazione è particolarmente critica in molte regioni dell’Africa, dove l’80% dei problemi di visione da vicino rimane non trattato, un netto contrasto con il solo 10% in regioni come il Nord America, l’Australasia, l’Europa occidentale e l’Asia-Pacifico. La capacità di compiere attività quotidiane come leggere, scrivere, cucinare, usare il cellulare, cucire, fare giardinaggio o riconoscere le monete può essere drasticamente migliorata con l’accesso a occhiali correttivi. Inoltre, con un costo inferiore ai 2 dollari per paio, fornire occhiali risulta essere un intervento economico anche per gli aiuti internazionali. L’OMS stima che soddisfare le necessità globali relative a disabilità visive costerebbe soltanto 25 miliardi di dollari, rendendolo uno degli interventi sanitari dal miglior rapporto costo-efficacia disponibile. (Diogenenews 16/02/2024)


In Libano regna la povertà nel mezzo della guerra tra Hezbollah e Israele

Diogenenews 16/02/2024: Nel Libano attuale, i suoni di guerra sono una presenza costante e inquietante. Da mesi, gli scontri tra l’esercito israeliano e la milizia di Hezbollah hanno causato numerose vittime: circa 50 civili e 200 combattenti hanno perso la vita, alimentando la tensione in tutto il Medio Oriente. La situazione è talmente tesa che qualsiasi errore di calcolo potrebbe scatenare un conflitto di vasta portata nel Paese dei Cedri, un’eventualità che la maggior parte dei libanesi commenta con ironia amara, data la già critica situazione interna. Il Libano, infatti, è bloccato in una delle peggiori crisi economiche della sua storia e i suoi cinque milioni di abitanti sono privi di un governo stabile da quasi due anni. L’assenza di un presidente e di un esecutivo efficace rende il Paese particolarmente vulnerabile di fronte alla minaccia di un conflitto esteso. David Wood, analista per l’International Crisis Group, ha parlato del rischio di “un disastro per il Libano” in caso di guerra totale. Ha evidenziato come, fin dall’inizio degli scontri, oltre 82.000 persone siano state costrette a lasciare le proprie case nelle città di confine con Israele. Molti di questi luoghi sono stati devastati, e benché la situazione di sicurezza rimanga critica o si sia addirittura aggravata, alcuni residenti hanno cominciato a fare ritorno alle rovine delle loro abitazioni. Questo, secondo Wood, è un indicatore chiaro del grave impatto che la crisi economica sta avendo sulla comunità libanese, una pressione insostenibile che è stata sottolineata in un’intervista rilasciata a El Periódico de Catalunya. Il vuoto di potere in Libano è palpabile. Il mandato del presidente Michel Aoun è scaduto nell’ottobre 2022 e da allora il Parlamento ha fallito ripetutamente nel tentativo di eleggere un nuovo capo di Stato. Nonostante la pressione internazionale da parte del “gruppo dei cinque” – che include Francia, Arabia Saudita, Stati Uniti, Qatar ed Egitto – per avanzare nell’elezione di un presidente che possa guidare il Paese in negoziati indiretti con Israele per terminare il conflitto, questi sforzi sono finora risultati infruttuosi. Attualmente, il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, e il primo ministro ad interim, Najib Mikati, stanno tentando di gestire le responsabilità presidenziali. Tuttavia, nel contesto del sistema settario del Libano, queste posizioni dovrebbero essere occupate da un cristiano maronita, il cui ruolo è fondamentale per garantire che gli interessi dei cristiani siano rappresentati nel processo decisionale. La mancanza di questa figura accentua l’instabilità politica e sociale, lasciando il paese in uno stato di pericolosa incertezza. (Diogenenews 16/02/2024)


In Messico il 74% della popolazione non riesce a superare la povertà

Diogenenews 16/02/2024: Il Centro Studi Espinosa Yglesias (CEEE) ha pubblicato un rapporto che mette in luce la difficile realtà della mobilità sociale in Messico, sottolineando come la povertà sia una condizione difficile da superare per la maggior parte della popolazione. Roberto Vélez, direttore esecutivo del CEEY, ha evidenziato che, nonostante le nascite in famiglie a basso reddito, quasi la metà delle persone rimane in condizioni di povertà e solo una piccola percentuale riesce a migliorare la propria situazione economica. Durante la presentazione del documento “Messico 2024: Proposte per la mobilità sociale”, è stata sottolineata la necessità di intervenire in vari settori chiave per contrastare questo fenomeno. Rodolfo de la Torre, direttore della Mobilità Sociale del CEEY, ha messo in evidenza l’importanza di incrementare gli investimenti in ambiti fondamentali come la sanità e l’educazione. Per quanto riguarda l’assistenza sociale, è cruciale ridurre il divario di genere e migliorare le condizioni sia per chi necessita di assistenza sia per chi la fornisce. Questo non solo contribuirà a migliorare la qualità della vita delle persone direttamente coinvolte, ma rafforzerà anche il tessuto sociale complessivo. Nel settore del lavoro, è essenziale aumentare il salario minimo e incentivare investimenti che migliorino la connettività dei lavoratori. Questo approccio aiuterà a creare un ambiente lavorativo più giusto e produttivo, stimolando l’economia e riducendo le disuguaglianze. L’istruzione deve essere vista come una priorità per il superamento della povertà. È fondamentale ridurre i ritardi educativi e migliorare la mobilità educativa aumentando la spesa pubblica e rafforzando le istituzioni educative. Un sistema educativo più efficiente e inclusivo può fornire a tutti i cittadini le competenze necessarie per prosperare in un’economia moderna. In termini di sviluppo regionale, è necessario equilibrare le risorse tra le regioni per attenuare le disparità esistenti. Implementare una politica fiscale che assegni più risorse agli stati più svantaggiati e aumenti la riscossione delle tasse sulla proprietà può contribuire significativamente a questo scopo. Nel settore della salute, garantire un accesso universale ed equo alla sanità attraverso un aumento e una migliore allocazione della spesa pubblica è fondamentale. La fusione delle principali istituzioni sanitarie del paese potrebbe inoltre ottimizzare le risorse e migliorare la qualità dei servizi offerti. Per quanto riguarda le pensioni, è necessario lavorare per garantire una pensione minima dignitosa per gli anziani, integrata dai risparmi pensionistici individuali. Questo richiederà una riforma complessiva del sistema pensionistico, per assicurare che tutti possano godere di un ritiro dal lavoro sereno e sicuro. Infine, per promuovere l’inclusione finanziaria, è essenziale incentivare l’uso di prodotti e servizi finanziari tra i giovani e gli anziani. Implementare programmi educativi e incentivi che stimolino la domanda e l’offerta può creare un ambiente competitivo più sano e accessibile. Queste iniziative sono vitali non solo per migliorare la situazione economica e sociale attuale, ma anche per posizionare la questione della mobilità sociale al centro del dibattito politico ed economico in vista delle elezioni del 2024 in Messico. (Diogenenews 16/02/2024)