lunedì, Gennaio 19, 2026

Diogene – Agenzia 10/05/2024

Il governo Meloni elimina il supporto alle famiglie e alle donne lavoratrici

Diogenenews 10/05/2024: Il Family Act, una riforma mirata a supportare le famiglie, le donne lavoratrici e i giovani, è stato definitivamente accantonato dal governo guidato da Giorgia Meloni. Originariamente approvato dal Parlamento nel 2022 con l’astensione dell’attuale partito di governo, Fratelli d’Italia, questo piano ambizioso si proponeva di riformare un sistema giudicato inefficace e di promuovere un incremento della natalità. Nonostante ciò, è scaduta la delega per l’attuazione della riforma, lasciando in piedi solo l’assegno unico per i figli, una frazione del progetto iniziale. La Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha dichiarato che la delega governativa per il Family Act è ormai “superata”, sostenendo che l’esecutivo attuale sta perseguendo una propria strategia per il sostegno alle famiglie. Tuttavia, questa visione non è condivisa universalmente, con molti che ritengono che il governo abbia effettivamente scelto di non adottare la riforma avanzata dal precedente governo Draghi. Nonostante lo scorso anno la ministra Roccella avesse esteso per un ulteriore anno le deleghe firmate da Elena Bonetti, Andrea Orlando e Mario Draghi, ha ora deciso di non rinnovarle. Le numerose misure proposte dal Family Act, come il supporto alle spese educative, l’ampliamento dei congedi di paternità, il sostegno all’imprenditoria femminile e gli aiuti finanziari per i giovani, sono state messe da parte. L’ex ministra Bonetti critica l’attuale governo per il suo ritorno a una politica di bonus frammentati piuttosto che per la realizzazione di un piano coerente e ampio che affronti le problematiche legate alla denatalità e all’occupazione femminile. Sebbene il governo Meloni abbia rafforzato l’assegno unico per i figli, le altre componenti strutturali della riforma sono state sostituite da misure meno organiche, come l’incremento dei fringe benefit e il sostegno ai centri estivi. Il ministero guidato da Roccella afferma che il Family Act è stato “superato”, ma permangono dubbi sulla disponibilità politica e finanziaria per un piano più incisivo che affronti le sfide demografiche e lavorative del paese. (Diogenenews 10/05/2024)


Rapporto sull’economia circolare 2024: l’Italia dipende dall’importazione di materiali

Diogenenews 10/05/2024: Il Circular Economy Network, in collaborazione con Enea, ha pubblicato il suo ultimo rapporto sull’economia circolare in Italia, evidenziando una performance di spicco a livello europeo. Per la prima volta, le cinque principali economie dell’Unione Europea sono state analizzate con gli indicatori della Commissione europea, che comprendono produzione e consumo, gestione dei rifiuti, utilizzo di materie prime seconde, competitività e innovazione, sostenibilità ecologica e resilienza. Il rapporto rivela che l’Italia, con 45 punti, si posiziona in testa alla classifica per l’economia circolare, superando Germania (38 punti), Francia (30 punti) e Polonia e Spagna, entrambe a 26 punti. L’Italia eccelle particolarmente nel riciclo dei rifiuti, con un tasso del 71,7% per i rifiuti di imballaggio nel 2021, superiore dell’8% rispetto alla media dell’UE27 del 64%. Anche il riciclo dei rifiuti urbani ha mostrato un incremento, passando dal 46,8% nel 2017 al 49,2% nel 2022. Dal punto di vista della produttività delle risorse, nel 2022 l’Italia ha generato 3,7 euro di PIL per ogni chilogrammo di risorse consumate, con un aumento del 2,7% rispetto al 2018, mentre la media dell’UE si attesta a 2,5 euro/kg. Inoltre, il rapporto tra l’uso di materie prime seconde e il consumo complessivo di materiali ha raggiunto il 18,7% nel 2022. Tuttavia, non tutte le notizie sono positive. Nonostante il consumo di materiali per abitante in Italia sia inferiore alla media europea, esso è in crescita, e la dipendenza del paese dalle importazioni di materiali è significativamente più alta della media UE, anche se in calo rispetto al 2018. Quest’anno, il rapporto pone un’enfasi particolare sulle piccole e medie imprese (PMI). Una recente indagine, realizzata tra dicembre 2023 e gennaio 2024 in collaborazione con la CNA, ha coinvolto 800 piccoli imprenditori per comprendere il loro approccio e la loro reazione alle politiche ambientali. I risultati mostrano che il 65% delle PMI implementa pratiche di economia circolare, un netto aumento rispetto al 2021. Il 10% delle imprese ha inoltre espresso l’intenzione di adottare strategie di economia circolare nel prossimo futuro. Le pratiche più comuni includono l’utilizzo di materiali riciclati, la riduzione degli imballaggi e misure per migliorare la durabilità e la riparabilità dei prodotti. La maggioranza delle aziende coinvolte nella survey ha riferito che queste iniziative hanno portato a una riduzione dei costi. Il report evidenzia così il ruolo fondamentale che l’economia circolare sta assumendo nel panorama economico italiano, sottolineando sia i progressi che le sfide future. (Diogenenews 10/05/2024)


Alluvioni e crisi umanitaria in Kenya, mentre scoppia l’emergenza sanitaria

Diogenenews 10/05/2024: Il Kenya è alle prese con una grave crisi umanitaria seguita alle devastanti alluvioni che hanno colpito il paese nei giorni scorsi, come riferito da Amref Health Africa. La situazione attuale vede circa 250.000 persone direttamente colpite, 54 milioni di cittadini senza elettricità, 200 feriti, 75 dispersi e 257 vittime accertate. Le inondazioni hanno inoltre scatenato una grave emergenza sanitaria, con il rischio di diffusione del colera dovuto alla contaminazione delle acque da parte del batterio Vibrio cholerae. Questo batterio, che si propaga nelle acque alluvionali, può trasmettersi rapidamente e risultare mortale in poche ore se non trattato adeguatamente. Le famiglie colpite e sfollate si trovano ora in condizioni di grande precarietà, alloggiate in scuole e altre strutture designate dal governo come centri di accoglienza temporanei. La mancanza di privacy, cibo, acqua potabile e servizi igienico-sanitari adeguati rappresenta una sfida cruciale per queste persone già fortemente vulnerabili. In risposta a questa emergenza, Amref ha istituito sei cliniche mobili a Nairobi per offrire assistenza medica di base alle comunità colpite. Le cliniche giocano un ruolo vitale nell’assistere coloro che altrimenti potrebbero non ricevere cure mediche necessarie. Inoltre, i volontari sanitari stanno conducendo attività di educazione alla popolazione per promuovere pratiche igieniche e sanitarie corrette. Amref ha anche lanciato una raccolta fondi specifica per supportare le operazioni di soccorso e assistenza alle vittime delle alluvioni. Per contribuire agli sforzi di aiuto, è possibile effettuare donazioni attraverso il sito dell’Amref. (Diogenenews 10/05/2024)


La spesa pubblica sanitaria italiana è inferiore alla media dei Paesi Ue

Diogenenews 10/05/2024: Giovanni Migliore, presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso), ha sollevato questioni significative riguardo la necessità di riforme ampie per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), in occasione della pubblicazione del “Rapporto Fiaso sulla spesa sanitaria in Italia“. Il rapporto, che analizza dati provenienti da Ocse, Ragioneria Generale dello Stato e Corte dei Conti, si concentra sull’evoluzione della spesa sanitaria degli ultimi quindici anni, mettendola a confronto con quella degli altri paesi europei. Secondo il rapporto, la spesa pubblica per la sanità in Italia rimane significativamente più bassa rispetto alla media europea, sia per capitale sia in percentuale del PIL. Interessante notare che l’ultimo anno in cui la spesa sanitaria pro capite in Italia si è allineata alla media dei Paesi Ocse è stato il 2010. Da allora, soprattutto tra il 2011 e il 2015, durante gli anni di stretta finanziaria nota come spending review, si è verificato un notevole ridimensionamento della spesa, con decisioni strategiche trasferite dal Ministero della Salute al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Le misure adottate hanno incluso la limitazione della spesa per il personale e la riduzione della spesa farmaceutica, oltre all’introduzione di una maggiore addizionale Irpef. Dal 2016, la spesa sanitaria ha ricominciato a crescere, ma rimane inferiore rispetto alla media europea, lasciando l’Italia a confrontarsi con un deficit accumulato nei cinque anni precedenti. Nonostante le sfide finanziarie, le agenzie internazionali hanno continuato a riconoscere l’alta qualità del SSN italiano, evidenziando buoni indicatori di salute della popolazione e un’aspettativa di vita tra le più alte. Con un panorama demografico ed epidemiologico in rapida evoluzione, Migliore sottolinea l’importanza di adottare una nuova visione per il futuro del SSN. Il presidente di Fiaso ha evidenziato la necessità di concedere maggior autonomia alle aziende sanitarie e di fornire strumenti di governo più flessibili per valorizzare i professionisti sanitari e rispondere efficacemente alle esigenze dei cittadini, descrivendo il sistema sanitario pubblico italiano come “frugale” ma capace di ottenere risultati significativi a costi contenuti. (Diogenenews 10/05/2024)


Haiti: la fame spinge i bambini a unirsi alle bande criminali

Diogenenews 10/05/2024: L’escalation di fame di Haiti sta spingendo un numero crescente di bambini a unirsi a bande armate, impegnate in attività criminali come omicidi, rapimenti e saccheggi, al fine di procurarsi il cibo necessario per sopravvivere. Questo allarmante fenomeno è stato rilevato da Save the Children, che ieri ha rilasciato una nota preoccupante sulla situazione nel paese caraibico. L’ONG, specializzata nella difesa dei diritti dell’infanzia, ha evidenziato come i livelli di fame senza precedenti, uniti a una crescente illegalità e a frequenti disastri climatici, abbiano creato un ambiente in cui i minori sono costretti a misure estreme per nutrirsi. La violenza legata alle bande in Haiti è aumentata drasticamente, registrando un incremento del 140% nel solo ultimo anno, con dati ufficiali che indicano che, tra gennaio e marzo di quest’anno, almeno 82 bambini sono stati uccisi o feriti in tali conflitti, segnando un aumento del 55% rispetto all’ultimo trimestre del 2023. Le statistiche delle Nazioni Unite rivelano che tra il 30% e il 50% dei membri dei gruppi armati in Haiti sono minori. Molti di questi bambini sono stati forzatamente reclutati, mentre altri hanno scelto di aderire alle bande come misura di sopravvivenza. Jules Roberto, consulente di Save the Children per l’alimentazione e i mezzi di sussistenza ad Haiti, ha commentato la tragica realtà: “La disperazione causata dalla fame è talmente profonda che abbiamo raccolto testimonianze di bambini che si uniscono a gruppi criminali solo per garantirsi il cibo quotidiano, mettendo a rischio le proprie vite e il proprio futuro.” La situazione è particolarmente critica per i bambini non accompagnati, che sono i più vulnerabili al reclutamento forzato. “Una pancia affamata non ha orecchie,” ha aggiunto Roberto, “e purtroppo, questi bambini sono pronti a fare qualsiasi cosa pur di sfamarsi, anche commettere atti violenti.” Oltre a ciò, Save the Children ha riferito che molte famiglie faticano a ottenere anche solo un pasto al giorno e spesso sono costrette a nutrirsi con cibo scaduto. In alcuni casi disperati, le madri single hanno confidato di aver considerato o intrapreso lavori sessuali per mantenere i propri figli. Questa crisi alimentare e sociale sottolinea l’urgente necessità di interventi internazionali mirati a stabilizzare la situazione e fornire sostegno a lungo termine alle famiglie e ai bambini colpiti dalla povertà estrema e dalla violenza in Haiti. (Diogenenews 10/05/2024)


Il caldo torrido rischia di distruggere la crescita economica dell’India

Diogenenews 10/05/2024: Le ondate di calore estremo che hanno investito l’India, raggiungendo temperature medie di 40 gradi Celsius, stanno mettendo a dura prova non solo il settore agricolo ma anche l’economia nel suo complesso. Sebbene alcune aree orientali del paese siano state meno colpite, vasti territori stanno subendo impatti significativi, portando la popolazione a limitare le attività all’esterno durante le ore più calde. Nonostante la stagione non sia tipicamente agricola, l’effetto dell’ondata di calore è evidente anche sulle colture stagionali e perenni, così come sul bestiame. L’intensificarsi di tali eventi climatici solleva crescenti preoccupazioni circa una possibile crisi climatica imminente, con potenziali ripercussioni a lungo termine sull’economia nazionale. Un report del Dipartimento di Ricerca Economica e Politica della Reserve Bank of India (RBI) ha evidenziato come il cambiamento climatico, caratterizzato da un aumento delle temperature e da variazioni nei modelli dei monsoni, possa avere un impatto drastico sull’economia del paese. La RBI ha messo in luce che un aumento di 2 gradi Celsius rispetto a 1,5 gradi potrebbe ridurre significativamente la crescita economica dell’India, con un potenziale calo del PIL fino al 2,8% e un impatto negativo sul tenore di vita di quasi metà della popolazione entro il 2050. Inoltre, le ondate di calore potrebbero causare una perdita massiccia di posti di lavoro a causa della riduzione della produttività legata allo stress termico. Secondo una proiezione della Banca Mondiale, l’India potrebbe contare per 34 milioni delle 80 milioni di perdite di posti di lavoro a livello globale previste entro il 2030. Anche il PIL indiano rischia una perdita fino al 4,5% a causa della diminuzione delle ore lavorative dovute al caldo estremo. La ricerca economica della Banca di Baroda ha messo in evidenza come l’attuale ondata di calore stia impattando negativamente anche sulla produzione alimentare, nonostante le previsioni di un monsone normale dal Dipartimento Meteorologico Indiano (IMD). Questo ha alimentato ulteriori preoccupazioni inflazionistiche, soprattutto per quanto riguarda i prezzi degli ortaggi. Queste condizioni climatiche stanno inoltre spingendo una forte domanda di apparecchiature di raffreddamento come condizionatori e refrigeratori d’aria. I rivenditori riferiscono che quest’anno le vendite potrebbero aumentare del 30-40%, con molti prodotti già esauriti in varie regioni. Per affrontare la situazione, diversi stati e autorità locali hanno emesso linee guida per incoraggiare la popolazione a restare al riparo durante le ore più calde e a mantenere un adeguato livello di idratazione. Queste misure sono essenziali per mitigare gli effetti immediati delle alte temperature mentre si affrontano le sfide a lungo termine poste dal cambiamento climatico. (Diogenenews 10/05/2024)


La nuova povertà degli anziani in Corea del Sud e Giappone può insegnare molto ai paesi europei

Diogenenews 10/05/2024: In Corea del Sud e Giappone, la situazione economica degli anziani rivela sfide significative e complesse. La Corea del Sud, con quasi il 40% degli anziani che vivono al di sotto della soglia di povertà, contrasta con il 20% del Giappone, secondo le stime dell’OCSE. Questa discrepanza evidenzia le difficoltà intrinseche nei sistemi di welfare e le politiche pensionistiche di entrambi i paesi. Il caso della Corea del Sud è particolarmente preoccupante. Con il tasso di fertilità più basso al mondo, il paese affronta una crisi demografica che compromette la sostenibilità delle pensioni. A differenza di nazioni come la Francia o il Giappone, che hanno stabilito i loro sistemi di solidarietà molto tempo fa, la Corea del Sud ha implementato il suo sistema solo verso la fine del XX secolo. Questo ritardo ha impedito l’accumulo di fondi adeguati per sostenere gli anziani, un problema aggravato da condizioni di lavoro spesso non ottimali e retribuzioni insufficienti. Il Giappone, sebbene meglio organizzato rispetto ai sistemi pensionistici, non è esente da sfide. Molti giapponesi rimangono attivi nel mercato del lavoro anche dopo il pensionamento ufficiale, complicando la gestione dei contributi e delle pensioni. Questo fenomeno riflette una tendenza in cui gli anziani dipendono da un mix di reddito proveniente sia dalle pensioni aziendali sia da quelle statali, che possono essere distribuiti in modo diseguale a seconda della storia lavorativa individuale. In entrambi i paesi, la disuguaglianza salariale e la minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro accentuano le difficoltà economiche degli anziani. Le donne, spesso con salari inferiori e con minor probabilità di dichiarare il proprio lavoro, si trovano esposte a maggiori rischi finanziari avvicinandosi alla pensione. Per affrontare la povertà tra gli anziani, Giappone e Corea del Sud hanno adottato misure per mantenere le persone attive nel mercato del lavoro ben oltre l’età pensionabile. In Giappone, le politiche permettono ai dipendenti di lavorare fino a 70 anni, con possibilità di estensione. Questa flessibilità non solo aiuta a finanziare il sistema pensionistico ma fornisce anche un sostegno finanziario agli anziani che scelgono di rimanere attivi. Allo stesso tempo, iniziative locali come il reclutamento temporaneo organizzato da associazioni e comuni svolgono un ruolo cruciale nella lotta contro la povertà degli anziani, adattandosi rapidamente alle esigenze del mercato del lavoro. Queste strategie offrono lezioni preziose sulla gestione dell’occupazione e delle esigenze lavorative degli anziani. Piuttosto che un approccio uniforme a livello nazionale, sarebbe vantaggioso incoraggiare iniziative locali che meglio rispondono alle specifiche esigenze dei singoli individui e delle aziende regionali. In Francia e in Italia, anche se il tasso di povertà degli anziani è generalmente inferiore rispetto a Giappone e Corea del Sud, le sfide persistono, soprattutto per le donne anziane e vedove a causa delle pensioni di reversibilità spesso svantaggiose. La cultura del lavoro europea, che favorisce il pensionamento all’età legale, può creare tensioni nel mercato del lavoro, evidenziando la necessità di politiche più inclusive e flessibili per gli anziani. Combattere gli stereotipi legati all’invecchiamento e promuovere l’esperienza degli anziani nel mondo del lavoro e nella società sono passi cruciali per migliorare la loro sicurezza finanziaria e qualità della vita. Questo impegno non solo incoraggerebbe la loro partecipazione attiva ma anche il prolungamento della vita lavorativa, essenziale per sostenere finanziariamente i sistemi pensionistici e generare ricchezza aggiuntiva. (Diogenenews 10/05/2024)


Eurobarometro: Inflazione, guerra e povertà preoccupano gli elettori europei

Diogenenews 10/05/2024: L’inflazione, la guerra e la povertà sono emergendo come alcune delle principali preoccupazioni per gli europei alla vigilia delle elezioni, rivelando un clima di incertezza e ansia su larga scala. Secondo l’ultimo Eurobarometro pubblicato dalla Commissione Europea, la difesa e la sicurezza sono diventate le priorità principali per i cittadini dell’Unione Europea, una tendenza che sottolinea l’aumento della percezione di minacce esterne, in particolare dalla vicina Russia. Il sondaggio mostra che un significativo 71% degli europei è intenzionato a votare, un incremento di dieci punti percentuali rispetto al 2019. Questa crescita delle intenzioni di voto riflette una maggiore consapevolezza politica e un impegno attivo, anche se storicamente vi è sempre stata una discrepanza tra le intenzioni di voto e la partecipazione effettiva. Ad esempio, cinque anni fa, mentre le intenzioni di voto erano del 61% nell’UE, la partecipazione effettiva si fermò al 50,66%. Il contesto geopolitico, aggravato dalla guerra in Ucraina, ha reso le prossime elezioni europee particolarmente critiche. L’81% degli intervistati ritiene che il contesto attuale accentui l’importanza di queste elezioni. La difesa e la sicurezza sono indicate come priorità chiave dal 37% dei cittadini dell’UE, seguite da questioni energetiche e sicurezza alimentare/agricoltura, entrambe al 30%. Accanto a questi temi di portata globale, la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, così come la salute pubblica, dominano le preoccupazioni quotidiane degli europei, evidenziando le sfide interne che l’UE deve ancora affrontare. Queste preoccupazioni si riflettono nella percezione che il 56% degli intervistati desidera che il Parlamento europeo giochi un ruolo più decisivo, una cifra che sale nei paesi come Spagna, Grecia, Belgio e Lituania. Curiosamente, mentre temi come il cambiamento climatico e l’immigrazione, molto discussi nel 2019, sono scesi nell’ordine di priorità, la Svezia fa eccezione, con il 58% dei cittadini che posiziona il clima come la preoccupazione più pressante. Queste dinamiche sottolineano un panorama europeo in trasformazione, dove le questioni di sicurezza e stabilità economica si intrecciano con le esigenze sociali e ambientali, delineando un quadro complesso in vista delle prossime elezioni. Gli europei sembrano più determinati che mai a influenzare il futuro del loro continente attraverso il voto, nel tentativo di navigare e plasmare le politiche che rispondano alle sfide sia immediate che a lungo termine. (Diogenenews 10/05/2024)


La povertà del Perù ha raggiunto il 29% nel 2023 e la povertà estrema il 5,7%

Diogenenews 10/05/2024: Il recente studio basato sull’Indagine Nazionale sulle Famiglie (Enaho) ha rivelato alcuni spostamenti significativi nei livelli di povertà nelle diverse aree del Perù. Nel corso dell’ultimo anno, la povertà nelle aree urbane ha visto un incremento del 2,3%, raggiungendo il 26,4%. Al contrario, nelle aree rurali si è registrata una diminuzione dell’1,3%, con una percentuale di povertà che ora si attesta al 39,8%. Dal punto di vista economico, il reddito reale pro capite nel 2023 ha subito una contrazione dell’1%, fermandosi a 1.148 soles (circa 308 dollari). Questo calo è stato particolarmente marcato nelle aree urbane, escludendo le città di Lima e Callao, dove il reddito è sceso del 3% a 1.204 soles. Tuttavia, a Lima il reddito è leggermente aumentato dello 0,7%, e una crescita minore, dello 0,3%, è stata osservata anche nelle zone rurali. Parallelamente, la spesa reale per abitante ha mostrato una riduzione dello 0,7% al mese, fermandosi a 866 soles. Questo calo è stato più pronunciato nelle città al di fuori di Lima, dove la spesa è diminuita dell’1,8%, scendendo a 917 soles (246 dollari). Invece, nelle zone rurali la spesa mensile è cresciuta dell’1,4%, attestandosi a 569 soles. Il costo della vita ha continuato a salire, come dimostrato dall’aumento dei prezzi in 95 dei 110 prodotti del paniere alimentare di base. Solo sette prodotti hanno visto una riduzione dei prezzi, mentre otto sono rimasti invariati. Alcuni dei prodotti con l’aumento di prezzo più marcato includono il pomodoro (30%), la cipolla (27,3%), le uova (24,1%) e il limone (21,4%). Le regioni con i tassi di povertà più elevati includono Cajamarca (44,5%), Loreto (43,5%), Pasco (41,7%) e Puno (41,6%), mentre le aree con i tassi più bassi sono Ica (6,9%), Moquegua (13,1%), Arequipa (13,9%), Madre de Dios (16,6%) e Lambayeque (17,9%). In termini di accesso a servizi basilari come acqua, sanità, elettricità, telefonia mobile e internet, il sud di Puno mostra livelli preoccupanti, con l’83,5% della popolazione priva di accesso. Situazioni simili si verificano nelle regioni amazzoniche di Ucayali (83,1%) e Loreto (82,8%), nonché nella Huancavelica andina meridionale (81,1%). Questi dati riflettono non solo le disparità regionali ma anche la pressione crescente sulle infrastrutture e servizi essenziali, evidenziando le sfide persistenti nella lotta alla povertà e nell’assicurare uno sviluppo equilibrato in tutto il paese. (Diogenenews 10/05/2024)


In Uk Rishi Sunak blocca la visita dell’ispettore alimentare Onu per la povertà. L’appello di 85 associazioni

Diogenenews 10/05/2024: 85 organizzazioni caritatevoli e gruppi della società civile hanno richiesto con urgenza a Rishi Sunak di revocare il divieto imposto al relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo di visitare il Regno Unito prima delle elezioni. Questo ostacolo burocratico, imposto dal governo di Sunak, ha sospeso la visita del professor Michael Fakhri, un esperto incaricato di analizzare la fame e l’insicurezza alimentare globali, fino all’anno prossimo. Fakhri aveva formalmente richiesto il permesso per una visita più di 20 mesi fa, ma la sua richiesta è stata rifiutata in aprile dal ministro per l’alimentazione, l’agricoltura e la pesca, Sir Mark Spencer, citando l’impraticabilità di una visita durante l’attuale legislatura. La risposta del governo ha suscitato la reazione di vari enti di beneficenza e organizzazioni per i diritti umani, che hanno scritto a Sunak per esprimere il loro disappunto e richiedere l’annullamento della decisione. La lettera, firmata da 85 gruppi tra cui Amnesty International, Just Fair e la Food Foundation, sottolinea la necessità urgente di una valutazione indipendente a causa dell’aggravarsi delle condizioni di povertà, dell’uso crescente delle banche alimentari e dei persistenti livelli di fame, problemi che sono diventati più acuti durante la pandemia di Covid-19 e la successiva crisi del costo della vita. Le organizzazioni hanno espresso profonda delusione per la decisione del governo di rinviare la visita, evidenziando come il 15% delle famiglie britanniche, pari a 8 milioni di adulti e 3 milioni di bambini, attualmente vivano in condizioni di insicurezza alimentare, un raddoppio rispetto al 2021. Hanno anche citato la drammatica situazione dei bambini in età scolare, molti dei quali, non avendo diritto ai pasti scolastici gratuiti, si trovano a fingere di mangiare da contenitori vuoti o a consumare solo caramelle. Il precedente rapporto del 2018 del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema, il professore di diritto australiano Philip Alston, aveva già messo in luce come l’aumento della povertà nel Regno Unito fosse una diretta conseguenza delle politiche governative, con un governo all’epoca guidato da Theresa May che sembrava negare l’evidenza dei problemi. Ian Byrne, deputato laburista e membro della commissione per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali, ha criticato il governo per aver posticipato la visita del professor Fakhri al 2025, sottolineando la necessità urgente di una valutazione indipendente per affrontare e trovare soluzioni alle crescenti sfide alimentari del paese. Jess McQuail, direttrice di Just Fair, ha rafforzato questa posizione, accusando il governo di procrastinare deliberatamente come mezzo per negare l’accesso e sfuggire al controllo, sottolineando il fallimento del governo su tutti i fronti e la necessità di riconoscere la libertà dalla fame e l’accesso al cibo di qualità come diritti umani fondamentali. (Diogenenews 10/05/2024)

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