Lo Yemen abbandonato in piena crisi umanitaria
Diogenenews 02/09/2024: L’Aggiornamento del monitoraggio della protezione degli sfollati interni, pubblicato da Unhcr questa settimana, “rivela un quadro desolante delle condizioni degli sfollati e delle comunità ospitanti dello Yemen”. I dati, raccolti da oltre 47.000 famiglie nella prima metà del 2024, “offrono un quadro delle difficoltà degli sfollati interni, delle persone tornate a casa e dei membri delle comunità ospitanti”. Tra queste famiglie, un numero significativo risiede in siti formali e informali per sfollati interni, “a testimonianza della crisi in atto”. “Lontano dai titoli dei giornali di tutto il mondo, la situazione sta peggiorando”, si legge in una nota dell’Agenzia Onu per i rifugiati. “Il rapporto mostra che l’85% di queste famiglie non è in grado di soddisfare il proprio fabbisogno alimentare quotidiano. Molte sono ricorse a meccanismi estremi di sopravvivenza, come ridurre le dimensioni dei pasti o saltarli del tutto. Queste statistiche rappresentano la dura realtà in cui intere famiglie affrontano la fame ogni giorno”. Un altro “problema critico, ma trascurato, è la diffusa mancanza di documenti civili tra le famiglie sfollate. Oltre il 51% delle famiglie intervistate ha almeno un figlio senza certificato di nascita e il 70% ha membri della famiglia senza carta d’identità nazionale. Senza questi documenti fondamentali, le famiglie sono tagliate fuori dall’accesso ai servizi essenziali, all’istruzione e ai diritti fondamentali, aggravando la loro vulnerabilità e ostacolando la loro capacità di ricostruirsi una vita”. “Lo Yemen – che rimane una delle peggiori crisi umanitarie al mondo – si trova ad affrontare sfide estreme anche quando l’attenzione si è spostata su altre emergenze globali. Attualmente, 18,2 milioni di persone nel Paese, tra cui 4,5 milioni di sfollati, hanno urgente bisogno di aiuti umanitari. Tra questi, oltre 60.000 rifugiati e richiedenti asilo, provenienti soprattutto da Somalia ed Etiopia”. Unhcr aggiunge: “È necessario un sostegno globale più sistematico e prolungato per Paesi come lo Yemen, uno dei più vulnerabili al clima del mondo. È anche tra i meno preparati a mitigare o adattarsi agli impatti delle condizioni meteorologiche estreme e dei disastri alimentati dai cambiamenti climatici, che diventano sempre più frequenti”. L’Unhcr fa appello “alla comunità internazionale affinché rafforzi il suo sostegno e la sua solidarietà con la popolazione dello Yemen. Il mondo non può più permettersi di trascurare la crisi dello Yemen. Un sostegno rinforzato e coordinato è fondamentale in questo momento, poiché sono in gioco milioni di vite umane”. (Diogenenews 02/09/2024)
Un bambino su tre è esposto a ondate di calore estreme nel mondo
Diogenenews 02/09/2024: “Un terzo della popolazione infantile mondiale, ovvero 766 milioni di bambini, è stata esposta a ondate di calore estreme nel periodo compreso tra luglio 2023 e giugno 2024, quando le temperature hanno raggiunto nuovi record”. Lo rivela una nuova indagine di Save the Children, realizzata analizzando le immagini satellitari delle temperature superficiali nel mondo. Nello stesso periodo, “344 milioni di bambini – il 15% del totale mondiale – hanno sperimentato, nel luogo dove vivono, la temperatura più alta registrata almeno dal 1980, mentre il numero di minori colpiti da ondate di calore estreme è raddoppiato nell’ultimo anno rispetto a quello precedente. 170 milioni di minori sono stati colpiti dal caldo estremo solo nel luglio di quest’anno, mese che ha registrato temperature senza precedenti a livello globale, compreso il giorno più caldo mai registrato”. I bambini di tutto il mondo, spiega l’organizzazione, “stanno vivendo ondate di calore più intense e frequenti a causa della crisi climatica, che mette a rischio la loro salute fisica e mentale e diritti come l’istruzione”. Infatti, “i bambini sono più vulnerabili degli adulti agli effetti del caldo, come ad esempio i colpi di calore, perché il loro corpo ha una minore capacità di regolazione della temperatura. Inoltre, il loro sistema respiratorio e immunitario è ancora in fase di sviluppo, il che li rende più suscettibili agli impatti negativi sulla salute della scarsa qualità dell’aria che spesso accompagna queste situazioni climatiche. Il caldo estremo sta portando a un aumento dei ricoveri ospedalieri dei minori, alla diffusione di condizioni respiratorie come l’asma, oltre ad avere un impatto sulla salute mentale e sullo sviluppo generale dei bambini. Le ondate di calore stanno anche aggravando le disuguaglianze esistenti e l’insicurezza alimentare e hanno un impatto anche sull’istruzione, causando chiusure delle scuole e una riduzione delle capacità di apprendimento”. Nei mesi di aprile e maggio 2024, “più di 210 milioni di bambini hanno perso giorni di scuola a causa del caldo estremo. Nella provincia più popolosa del Pakistan, il Punjab, almeno 26 milioni di bambini, ovvero il 52% di tutti gli alunni del Paese di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria, a maggio hanno saltato le lezioni a causa del caldo estremo. Nelle zone di conflitto, l’effetto combinato delle ondate di calore e delle crisi umanitarie mette ulteriormente in pericolo i bambini che già vivono in condizioni precarie. (Diogenenews 02/09/2024)
Etiopia, al via in Tigray intervento strutturale sul sistema sanitario
Diogenenews 02/09/2024: Ha preso il via nel Tigray, in Etiopia, un nuovo grande intervento trasversale di Medici con l’Africa Cuamm che interessa il distretto di Shire e si propone di rispondere ai bisogni sanitari della popolazione, stremata da un conflitto atroce.
Obiettivo principale: la riabilitazione dell’ospedale di Shire, riferimento per circa 2 milioni di persone, e delle 5 strutture sanitarie del territorio circostante, che offrono assistenza di base agli abitanti e agli sfollati interni (circa 1 milione), accolti all’80% dalle comunità e dalle famiglie della zona. Tante le componenti dell’intervento che permetterà di portare un sostanziale miglioramento nel sistema sanitario dell’intera regione. Saranno effettuati importanti lavori di ristrutturazione e riabilitazione dell’ospedale di Shire e della neonatologia, in particolare, con il rinnovo dei punti di accesso dei pazienti e con la messa in funzione dell’impianto elettrico e di quello idraulico, per l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua, e lo smaltimento rifiuti, tutti pesantemente danneggiati durante il conflitto. Non mancheranno l’equipaggiamento e la fornitura di materiali sanitari, farmaci, reagenti di laboratorio e attrezzature diagnostiche (ecografi, rx). Parte integrante dell’intervento sarà anche la formazione del personale sanitario. Un grande intervento che sarà realizzato in collaborazione con il Vis, le autorità e le comunità locali (Tigray region) e reso possibile grazie al sostegno del Governo italiano. Accanto agli importanti lavori di rimessa in funzione dell’ospedale, “il Cuamm sarà impegnato a riattivare e supportare i servizi di riferimento dai centri periferici verso l’ospedale per le emergenze sanitarie, con in particolare quelle ostetriche; fornire assistenza, anche psicologica, presso i centri di salute e le comunità sfollate; rafforzare i servizi di identificazione, trattamento e follow-up della malnutrizione acuta nei bambini e nelle donne in gravidanza. Un intervento fatto in collaborazione con le autorità e le comunità locali che intende assicurare inoltre sostegno alle donne e alle adolescenti, che hanno subito le maggiori violenze e atrocità”.
Dai servizi nutrizionali all’assistenza al parto; dalla distribuzione di dignity kits per le donne in condizione di vulnerabilità, alla fornitura di servizi clinici dedicati a donne e adolescenti vittime di violenza: questi solo alcuni degli ingredienti dell’intervento. Nel programma è prevista, inoltre, una componente legata all’agricoltura e alla sicurezza alimentare, implementata dal Vis, che riguarderà la distribuzione di generi alimentari e la sensibilizzazione su buone pratiche da attuare. Presenti all’evento di lancio, che si è tenuto oggi a Shire Town, il presidente ad interim del Tigray Getachew Reda, l’ambasciatore italiano Agostino Palese, la direttrice di Aics Addis Abeba Isabella Lucaferri, il direttore del Tigray Regional Health Bureau Amanuel Haile, il direttore sanitario dell’ospedale Suhul di Shire Gebremedhin Atakilti, il direttore del Cuamm don Dante Carraro, insieme allo staff Cuamm direttamente coinvolto nell’intervento. (Diogenenews 02/09/2024)
Austria: progetto di ridistribuzione energetica per chi è in difficoltà
Diogenenews 02/09/2024: La Comunità energetica austriaca sta avviando un progetto pilota, in collaborazione con la Caritas, per sostenere le famiglie colpite dalla povertà. La Comunità energetica austriaca è una organizzazione che distribuisce l’energia in eccesso alle famiglie a rischio di povertà e alle istituzioni sociali. In una prima fase, 100 famiglie e istituti di beneficenza selezionati verranno riforniti con l’energia rinnovabile donata. Una centrale idroelettrica e numerosi impianti fotovoltaici piccoli e in parte più grandi distribuiranno quest’anno almeno 400.000 kilowattora alle famiglie e alle istituzioni sociali colpite dalla povertà, si legge in un comunicato odierno. “Siamo molto lieti della collaborazione con la Comunità energetica austriaca e speriamo che con il sostegno di molti donatori di energia si possa alleviare il maggior numero possibile di persone colpite dalla povertà”, afferma Klaus Schwertner, direttore della Caritas dell’arcidiocesi di Vienna. Anche il direttore della Caritas della Carinzia, Ernst Sandriesse evidenzia che “il principio di donare l’energia in eccesso, ad esempio quella degli impianti fotovoltaici, direttamente a chi ne ha bisogno è un’idea brillante”. La cooperazione aiuterà molte persone in Austria. Caritas Carinzia è stata coinvolta nello sviluppo fin dall’inizio. Attraverso una comunità energetica di cittadini, il progetto garantisce che l’energia in eccesso, ad esempio proveniente dagli impianti fotovoltaici, venga donata direttamente alle persone bisognose. Ciò crea un elevato livello di beneficio perché l’energia raggiunge le famiglie a rischio di povertà senza intermediari e con uno sforzo amministrativo minimo. Anche i gestori di grandi centrali elettriche possono dedicare una piccola parte della loro immissione in rete a una buona causa. “Il nostro obiettivo è distribuire quest’anno oltre 1 milione di kilowattora di elettricità a chi ne ha bisogno”, afferma Matthias Nadrag, promotore della Comunità energetica austriaca. “A lungo termine vogliamo dare un contributo significativo alla lotta contro la povertà energetica in Austria”. (Diogenenews 02/09/2024)
Proteste della diaspora baloch a Londra e Amsterdam contro le atrocità pakistane in Balochistan
Diogenenews 02/09/2024: Il Free Balochistan Movement (FBM), un’organizzazione baloch che sostiene l’indipendenza del Baloch dal Pakistan, ha organizzato una protesta fuori dalla residenza ufficiale del Primo Ministro britannico a Londra per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sparizioni forzate in Balochwarna, ha riportato l’agenzia di stampa Balochwarna. Secondo il rapporto di sabato, i manifestanti portavano striscioni, cartelli e foto degli scomparsi, scandendo slogan contro le gravi violazioni dei diritti umani in Pakistan. Il notiziario di Balochwarna ha citato Ibra Taj Baloch che ha detto: “Il 30 agosto è la Giornata internazionale degli scomparsi e questa giornata è dedicata a prendere posizione e parlare contro questa ingiustizia”. Ha menzionato che suo padre, Mir Taj Mohammad Sarparah, è stato rapito dall’ISI il 19 luglio 2020 e, anche dopo quattro anni, è ancora sotto la loro custodia. All’incontro è intervenuto anche Shahvazar Baloch, vicepresidente dell’FBM, che ha dichiarato: “Oggi si tiene una protesta contro le sparizioni forzate in Belucistan, perché migliaia di Beluci sono stati rapiti in Pakistan e Iran, causando gravi difficoltà alle loro famiglie”. L’attivista britannica Heather Joans, che ha partecipato alla protesta, ha dichiarato al notiziario di Balochwarna: “Sono una cittadina comune e sono qui oggi per esprimere solidarietà ai Baloch contro l’atroce crimine delle sparizioni forzate. Mi ha rattristato profondamente apprendere che non c’è quasi una sola famiglia in Balochistan che non sia stata colpita da rapimenti”. Ha inoltre esortato il governo britannico ad assumere una posizione ferma contro le autorità pakistane, chiarendo che il genocidio del popolo Beluci è inaccettabile e deve essere fermato immediatamente. Oltre ai membri del Free Balochistan Movement, alla protesta hanno preso parte anche un gruppo considerevole di residenti del Belucistan residenti nel Regno Unito e attivisti britannici per i diritti umani. La stessa giornata ha visto una protesta simile ad Amsterdam, incentrata sulle sparizioni forzate da parte delle forze di sicurezza pakistane. La manifestazione ha visto anche la partecipazione di membri della comunità Baloch e dell’attivista per i diritti umani Pashtun Zar Ali Khan Afridi. Latif Baloch, uno dei partecipanti alla protesta, ha invitato le organizzazioni internazionali ad affrontare le continue violazioni dei diritti umani in Belucistan, sottolineando che le torture fisiche e mentali inflitte quotidianamente dalle forze pakistane sono inaccettabili e insopportabili. Il rapporto affermava anche che Obaidullah Baloch, membro del Consiglio esecutivo del Free Balochistan Movement, aveva indicato l’occupazione da parte di Pakistan e Iran come la fonte primaria di violazioni dei diritti umani. Aveva criticato il Pakistan per aver sfruttato le risorse del Balochistan violando al contempo i diritti del suo popolo. L’attivista pashtun Zar Ali Khan Afridi ha collegato il genocidio delle comunità baloch e pashtun alle operazioni militari pakistane, sottolineando l’urgente necessità di un intervento internazionale per affrontare e porre fine a queste ingiustizie. Il Free Balochistan Movement ha invitato le organizzazioni internazionali a chiedere conto al Pakistan e all’Iran e ad adottare misure immediate per proteggere i diritti fondamentali alla libertà e alla sovranità. (Diogenenews 02/09/2024)
A luglio i prezzi dei pacchetti vacanze in Italia sono aumentati il triplo della media Ue
Diogenenews 02/09/2024: A luglio 2024, il prezzo al consumo dei pacchetti vacanze nell’Ue è cresciuto del 6,6% rispetto all’anno prima ma l’Italia ha registrato un vero boom con una crescita del 19,5%, seconda solo a quella segnalata in Francia (+22,2%). Lo segnala Eurostat. L’Italia è al top per la crescita dei prezzi dei pacchetti nazionali che con un +29,8% superano larg amente la media degli aumenti europei che è all11,1%(manca il dato della Francia). Per i prezzi dei pacchetti vacanza internazionali l’Italia invece registra una crescita inferiore alla media Ue con il 3,7% a fronte del 5,7% medio Ue. A luglio 2024, sottolinea Eurostat, “la maggior parte dei paesi dell’Ue ha segnalato un tasso di inflazione annuale positivo per i pacchetti vacanze venduti nei rispettivi paesi. Gli aumenti più elevati sono stati registrati per i pacchetti acquistati in Francia (+22,2% rispetto a luglio 2023), Italia (+19,5%) e Cipro (+16,7%). Al contrario, tre paesi dell’UE hanno registrato un tasso di inflazione negativo per i pacchetti vacanze: Malta (-2,9%), Finlandia (-2,7%) e Danimarca (-0,2%). I pacchetti vacanza – spiega l’Istituto europeo di statistica – includono vacanze o tour all-inclusive che prevedono viaggio, cibo, alloggio, guide, ecc. Include anche escursioni e pellegrinaggi di mezza giornata e di un giorno. Le vacanze internazionali si riferiscono alle vacanze che si svolgono in paesi diversi dal paese in cui risiede il villeggiante, mentre le vacanze nazionali si riferiscono alle vacanze che si svolgono nel paese di residenza del villeggiante. L’Italia ha registrato un aumento dei prezzi superiore a quello europeo anche per i servizi ricreativi e culturali (+8,8% a luglio a fronte del +4,8% in Ue) e per i servizi ricreativi e sportivi (+5,6% in Ue in media, +13,3% in Italia) mentre ha avuto una flessione dei prezzi per i trasporti (-2,1% a fronte del +1% tendenziali in Ue). I prezzi dei voli nazionali in Italia sono diminuiti in media del 15,2% (+4,5% in Ue) mentre quelli internazionali hanno avuto una flessione del 15,6% (-4% la media Ue) Per ristoranti e alberghi l’Italia registra a luglio un +4,3% tendenziale per i prezzi a fronte di un +5,1% medio in Ue. Andamento dei prezzi contenuto in Italia per centri vacanze, campeggi e ostelli con un +0,3% a fronte del +6,1% in Ue mentre per i servizi di alloggio nel complesso i prezzi italiani hanno registrato un +4,8% a fronte del +4,6% in Ue. Volano i prezzi delle assicurazioni (+6,4% in Italia a fronte del +0,7% in Ue) e dei servizi di assistenza all’infanzia con un +4,9%, quasi doppio rispetto al +2,5% in Ue. (Diogenenews 02/09/2024)
In corso negli Usa un grande sciopero dei dipendenti alberghieri
Diogenenews 02/09/2024: Negli Usa durante il frenetico fine settimana del Labor Day, migliaia di addetti alla reception, addetti alle pulizie e altri dipendenti di più di una dozzina di hotel in tutto il paese hanno abbandonato il lavoro ieri, domenica mattina, dopo non essere riusciti a raggiungere un accordo nelle trattative contrattuali. Gli scioperi, che domenica mattina sono stati indetti negli hotel di Boston, Greenwich, Connecticut, San Francisco, San Jose, California, Seattle e nelle Hawaii, erano programmati per durare tre giorni, proprio mentre i piani per il weekend di vacanza di molti viaggiatori erano in pieno svolgimento. Anche altri lavoratori degli hotel in altre città potrebbero presto annunciare scioperi. Lo sciopero avviene mentre migliaia di lavoratori delle catene Hilton, Hyatt, Marriott e Omni in tutto il Paese (in circa 12 città che si estendono da Honolulu a Boston) sono impegnati in controverse trattative almeno da maggio. I lavoratori, membri di Unite Here , che rappresenta molti segmenti del settore dell’ospitalità, hanno insistito per ottenere salari più alti e per affrontare i tagli al personale e ai servizi dovuti alla pandemia, che hanno lasciato alcuni dipendenti sopraffatti. “L’industria alberghiera si è ripresa dalla pandemia e le tariffe delle camere sono a livelli record”, ha affermato Gwen Mills, presidente internazionale di Unite Here, in una dichiarazione prima dello sciopero. “Ma i lavoratori degli hotel non possono permettersi di vivere nelle città in cui accolgono gli ospiti. Troppi lavoratori degli hotel devono fare due o a volte tre lavori per arrivare a fine mese”. Gli hotel interessati affermano che hanno intenzione di restare aperti, forse con servizi modificati, ma potrebbero non sempre avvisare i viaggiatori che è in corso uno sciopero. (Diogenenews 02/09/2024)
Un grosso problema negli Usa. I 70/80enni non andranno in pensione subito creando un blocco della mobilità
Diogenenews 02/09/2024: Un numero sempre maggiore di anziani americani sta rimandando la pensione, creando una situazione di stallo nella carriera per i lavoratori più giovani, riferisce Ivana Saric di Axios. Perché è importante: poiché i lavoratori più anziani restano al loro posto di lavoro più a lungo, i loro colleghi della Generazione Z e dei Millennial sono spesso costretti a ricoprire ruoli di livello junior e meno retribuiti.
Situazione attuale: la quota di adulti statunitensi di età pari o superiore a 65 anni nel mercato del lavoro è aumentata costantemente dalla fine degli anni ’80. Un sondaggio sulla fiducia in materia di pensionamento condotto dall’Employee Benefit Research Institute (EBRI) ha rilevato che il 33% dei lavoratori prevedeva di andare in pensione a 70 anni o più, o mai. Si tratta di un aumento rispetto al sondaggio EBRI del 2021 , in cui il 26% dei lavoratori aveva affermato la stessa cosa. Con meno posti di lavoro che offrono piani pensionistici , meno americani sono finanziariamente sulla buona strada per la pensione.
Le persone vivono più a lungo e rimangono più sane man mano che invecchiano. Entrambi giocano un ruolo nel modo in cui i lavoratori più anziani rimangono al lavoro. “Se non riesci a salire nella gerarchia aziendale perché non c’è spazio per crescere, allora il tuo potenziale di guadagno è in realtà bloccato”, ha detto ad Axios Jasmine Escalera, esperta di carriere. Ciò può causare stress e ansia nei lavoratori, oltre a indurli a cambiare lavoro. (Diogenenews 02/09/2024)
La grande crisi della pesca in Alaska che mette a rischio il futuro degli abitanti
Diogenenews 02/09/2024: Lo scorso anno l’industria locale del pesce in Alaska ha dovuto affrontare una crisi profonda come mai prima d’ora. Non è stata una mancanza di pesce. Con poche eccezioni, la pesca è stata quasi sempre buona come non mai. Ma verso la fine dell’estate scorsa, nessuno voleva comprare il pesce. I trasformatori, avendo già dimezzato i prezzi che pagavano ai pescatori per il salmone, hanno iniziato a rifiutarli del tutto. Le ragioni sono complesse. Negli ultimi anni, il mercato dei frutti di mare selvatici dell’Alaska , che vale 6 miliardi di dollari, è rimasto impantanato in un mix di geopolitica, macroeconomia, cambiamenti nelle temperature oceaniche e contraccolpo post-Covid che si sono sommati alle vulnerabilità di vecchia data del modello di business. I consumatori stanchi dell’inflazione sono passati dal pesce a fonti di proteine meno costose come il pollo. Il dollaro forte e il crollo dello yen hanno reso difficile vendere ai consumatori giapponesi, che hanno mangiato meno pesce e uova di pesce di alto valore rispetto alle generazioni passate. E la Russia, che si sforzava sotto le sanzioni di finanziare la sua guerra in Ucraina, ha iniziato a scaricare salmone e merluzzo, il pesce bianco usato nei bastoncini di pesce e nei panini con filetto di pesce, nel mercato statunitense. Anche per un settore intrinsecamente ciclico, la convergenza dei problemi (una riduzione dei ricavi del settore di 1,8 miliardi di dollari e delle riscossioni fiscali statali e locali di 269 milioni di dollari, secondo il Dipartimento del Commercio) non ha paragoni storici. I prezzi sono leggermente rimbalzati quest’anno, ma la pressione economica rimane su tutti, dalle barche da pesca con reti da posta a una mano alle navi che pescano il merluzzo dal Mare di Bering. L’anno scorso, alcuni dei trasformatori hanno venduto o messo in stand-by i loro impianti; un altro è entrato in amministrazione controllata. Ora l’industria e le comunità in tutta l’Alaska che dipendono da essa stanno cercando di capire come procedere. I trasformatori di pesce stanno affrontando uno shock di globalizzazione non dissimile da quello che ha iniziato a decimare la produzione manifatturiera americana negli anni ’80, e vogliono aiuto per evitare un destino simile. Il governo federale è venuto in loro aiuto in alcuni modi, come il blocco dei frutti di mare russi e il sostegno a nuovi trasformatori che propongono di operare in modo più efficiente. A marzo, la legislatura dell’Alaska ha formato una commissione per proporre modi per salvare l’industria dei frutti di mare, con raccomandazioni attese entro l’anno prossimo. A Petersburg, la rivolta ha addirittura modificato il rapporto storicamente controverso tra i pescatori indipendenti e le grandi aziende che decidono quanto devono essere pagati. (Diogenenews 02/09/2024)
La Thailandia arresta e deporta 144.000 lavoratori del Myanmar per ingresso illegale
Diogenenews 02/09/2024: La Thailandia ha arrestato e deportato più di 144.000 cittadini del Myanmar negli ultimi tre mesi, ha affermato il ministero del lavoro, in una repressione volta a eliminare i “cercatori di lavoro” che usano i disordini nel loro paese come scusa per cercare opportunità in Thailandia, ha affermato un capo della polizia thailandese. I cittadini del Myanmar sono stati il gruppo più numeroso arrestato nel corso della campagna per arrestare i lavoratori illegali, lanciata a giugno, che ha comportato l’ispezione di circa 15.000 aziende, zone economiche e aree in cui si radunano persone in cerca di lavoro, ha affermato il Ministero del Lavoro nel fine settimana. I lavoratori provenienti dal Myanmar svolgono un ruolo fondamentale nell’economia thailandese: circa due milioni di loro sono impiegati legalmente in settori quali l’agricoltura, la pesca e il settore dei servizi, ma gli attivisti sindacali affermano che molti altri arrivano illegalmente nella speranza di trovare lavoro. Un altro fattore alla base dell’arrivo di molti più giovani cittadini del Myanmar in Thailandia quest’anno è la legge sulla coscrizione obbligatoria della giunta militare entrata in vigore ad aprile, tre anni dopo che l’esercito ha preso il potere con un colpo di stato, mentre lotta per respingere l’avanzata degli insorti che lottano per porre fine al regime militare. Il vice capo della polizia thailandese, tenente generale Itthipol Achariyapradit, ha dichiarato a Radio Free Asia che la Thailandia ha dovuto agire contro le persone entrate illegalmente, alcune delle quali, a suo avviso, erano “cercatori di lavoro opportunisti” che citavano il conflitto in patria come scusa per arrivare in Thailandia. “Per coloro che non hanno passaporto o che attraversano illegalmente, non abbiamo altra scelta che trattenerli. Possiamo separare i rifugiati o i migranti politici dai cercatori di lavoro”, ha detto Ittipol. Nonostante la Thailandia abbia bisogno di lavoratori migranti, il paese ha inasprito le procedure per accoglierli, chiudendo gli uffici in cui i migranti possono sbrigare le pratiche burocratiche essenziali e concedendo alla giunta, tramite la sua ambasciata, maggiore autorità sul destino della popolazione migrante in Thailandia. (Diogenenews 02/09/2024)


