Diogene – Agenzia 23/01/2025

Austria: quasi due milioni di persone non sanno leggere e contare

DN-EST-230125 – In occasione della Giornata mondiale dell’istruzione, celebrata il 24 gennaio, Bernd Wachter, presidente della Conferenza austriaca sull’educazione degli adulti (Kebö), ha rivolto un appello al futuro governo federale, chiedendo maggiori investimenti nell’istruzione di base. Wachter propone di destinare almeno l’1% del budget complessivo per l’istruzione alla formazione degli adulti, evidenziando l’urgenza di colmare le lacune nelle competenze di lettura e calcolo. In un comunicato, ha ribadito la necessità di riconoscere l’educazione degli adulti come il “terzo pilastro del sistema educativo”, al pari di scuole e università. Secondo Wachter, l’attenzione a questo settore è cruciale, soprattutto considerando che quasi due milioni di persone in Austria non possiedono le competenze necessarie in lettura e matematica per affrontare le sfide quotidiane. Questa carenza rappresenta un ostacolo anche alla formazione professionale, che si basa su solide basi di alfabetizzazione e capacità numeriche. Le preoccupazioni di Wachter si fondano sui dati dell’ultimo studio OCSE PIAAC (Programma per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti), che mette in luce gravi lacune nelle abilità di base degli adulti austriaci rispetto agli standard internazionali. In particolare, il 29% degli adulti, pari a circa 1,7 milioni di persone, manifesta difficoltà significative nella lettura. Di questi, la maggior parte è costituita da cittadini nati in Austria e madrelingua tedeschi, un dato che Wachter considera allarmante. Inoltre, il 23% della popolazione adulta ha gravi carenze nelle competenze matematiche quotidiane, un valore in aumento del 12% rispetto al precedente studio. Di fronte a questi segnali preoccupanti, Wachter sollecita interventi urgenti: “Questi dati evidenziano l’importanza di adottare misure più incisive nell’ambito dell’educazione degli adulti”. Ha inoltre sottolineato come in molti Paesi l’apprendimento permanente sia ormai considerato una priorità e ha avvertito che l’Austria non può permettersi di restare indietro in questo campo. (Diogene Notizie)


Somalia: 71.000 vittime della siccità, il 40% sono bambini

DN-EST-230125 – Un rapporto pubblicato dal Ministero della Sanità della Somalia, dall’OMS e dall’UNICEF stima che la siccità che ha colpito la Somalia tra il gennaio 2022 e il giugno 2024 abbia causato fino a 71.100 morti. Di questi, circa il 40% riguarda bambini sotto i 5 anni. Lo studio, intitolato “From insight to action: an update on mortality patterns in Somalia”, è il quinto e ultimo di una serie condotta dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, dall’Imperial College di Londra e dalla SIMAD University somala. L’analisi retrospettiva copre un periodo di 30 mesi, esaminando l’impatto della grave siccità del 2022, che ha colpito 7,9 milioni di persone – quasi la metà della popolazione – portando il Paese a un passo dalla carestia. Secondo una nota diffusa dall’UNICEF, la carestia è stata scongiurata grazie agli sforzi congiunti del governo somalo e dei partner umanitari, ma il bilancio in termini di vite umane resta pesante. “Questo rapporto evidenzia in modo drammatico l’effetto devastante dei cambiamenti climatici sulle famiglie vulnerabili in Somalia”, ha dichiarato Wafaa Saeed, rappresentante dell’UNICEF nel Paese. Ha inoltre sottolineato l’urgenza di trovare soluzioni innovative per rafforzare i servizi essenziali – salute, nutrizione, accesso all’acqua e servizi igienico-sanitari – al fine di rispondere alle crescenti esigenze umanitarie. Saeed ha anche posto l’accento sulla necessità di investimenti a lungo termine per migliorare la resilienza delle comunità, potenziare le azioni preventive e prevenire future crisi, considerata la ricorrenza di eventi estremi come siccità, inondazioni e epidemie. Lo studio evidenzia come, oltre agli shock climatici, fattori quali conflitti, insicurezza, povertà, mancanza di fonti di reddito diversificate e debolezza dei servizi pubblici aggravino ulteriormente la crisi umanitaria in Somalia. Il rapporto aggiorna i dati di una precedente analisi pubblicata a marzo 2023, che stimava 43.000 morti attribuibili alla siccità del 2022. I nuovi risultati ampliano il quadro, confermando l’urgenza di interventi mirati per fronteggiare le sfide future e ridurre l’impatto delle crisi climatiche sulla popolazione somala. (Diogene Notizie)


Giubileo e microcredito: 30 milioni per aiutare chi è in difficoltà

DN-ITA-230125 – “Prevediamo di destinare almeno 30 milioni di euro per attivare diversi prestiti, con un massimo di 8 mila euro per ciascun individuo.” Questa è la proiezione presentata da don Marco Pagniello, direttore della Caritas Italiana, durante la conferenza stampa conclusiva del Consiglio Permanente della CEI. Il progetto, avviato in occasione del Giubileo, si ispira al modello del “Prestito della speranza” e rappresenta un’iniziativa di microcredito mirata a sostenere chi si trova in difficoltà economiche. “Questo è uno strumento ulteriore a disposizione delle diocesi e delle Caritas per aiutare e accompagnare le persone in situazioni di disagio”, ha spiegato Pagniello. Il prestito, dedicato esclusivamente alle persone fisiche, sarà erogato attraverso le Fondazioni antiusura, mentre i Centri di ascolto avranno il compito di valutare l’idoneità dei richiedenti. Ogni diocesi sarà libera di aderire all’iniziativa. Per sostenere il progetto, verrà creato un Fondo che coinvolgerà enti e persone sensibili al tema, come fondazioni bancarie, imprenditori e cittadini privati. Una volta avviata la raccolta, i fondi saranno gestiti dalle Fondazioni antiusura in collaborazione con le Caritas locali e le diocesi, garantendo un aiuto concreto alle persone più vulnerabili. (Diogene Notizie)


Congo: 120.000 bambini sfollati, aiuti bloccati tra violenze e crisi

DN-EST-230125 – “Dall’inizio dell’anno, circa 120.000 bambini sono stati costretti a lasciare le loro case nella Repubblica Democratica del Congo a causa delle violenze che hanno sconvolto l’est del Paese.” Lo denuncia Save the Children, sottolineando la gravità della situazione. Domenica scorsa, esplosioni a Chebumba hanno provocato la morte di almeno due adulti e il ferimento di quattro bambini, mentre ieri la città di Minova, nel Sud Kivu, è stata attaccata. Qui, dove Save the Children opera attraverso i propri partner, le vie di fuga sono state bloccate e gli aiuti umanitari non riescono a raggiungere la popolazione. Secondo il personale sul campo, ci sono bambini feriti e molti separati dalle loro famiglie, impegnati in una disperata ricerca dei genitori. “Alle 5 del mattino, gli spari hanno iniziato a risuonare a Minova, costringendo le persone a fuggire in ogni direzione”, ha raccontato David Okoni, membro di un’organizzazione partner. “La maggior parte degli sfollati era già fuggita da conflitti precedenti e aveva cercato rifugio in questa città. Molti hanno tentato di attraversare il lago per raggiungere Goma, ma, con i traghetti fuori servizio, sono rimasti bloccati senza riparo adeguato, costretti a dormire in scuole, all’aperto o persino in magazzini”. La situazione a Minova è descritta come drammatica: i genitori non hanno accesso a cibo o acqua potabile per i loro figli, e i feriti non possono ricevere cure mediche poiché anche il personale sanitario è fuggito. Gli scontri continuano, e il team di Save the Children ha incontrato diversi bambini non accompagnati, ma il pieno impatto della crisi è ancora sconosciuto. “L’area è inaccessibile e i traghetti non attraversano più il lago. È essenziale che i civili possano evacuare e che gli aiuti umanitari raggiungano le famiglie disperate che hanno bisogno di sostegno immediato”, ha aggiunto Okoni. Le province del Nord e Sud Kivu ospitano oltre 4,6 milioni di sfollati e hanno vissuto un’escalation di violenze dall’inizio del 2025. Il conflitto ha generato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, con quasi 7 milioni di sfollati, inclusi 3,5 milioni di bambini, e oltre 26 milioni di persone – circa un quarto della popolazione – in bisogno di assistenza umanitaria. “Questa è un’emergenza senza precedenti, e i bambini sono intrappolati tra i combattimenti,” ha dichiarato Greg Ramm, direttore di Save the Children in Congo. “L’accesso umanitario è bloccato, e non c’è più tempo da perdere. Esortiamo tutte le parti in conflitto a rispettare i civili e a garantire un accesso sicuro e continuo agli aiuti. Rivolgiamo un appello alla comunità internazionale affinché intervenga rapidamente, fornendo supporto d’emergenza agli sfollati e lavorando per una soluzione pacifica al conflitto.” (Diogene Notizie)


Oxfam: super ricchi al governo Usa minaccia per stabilità mondiale

DN-ECO-230125 – Secondo un sondaggio condotto da Survation per Patriotic Millionaires International, il 63% dei milionari dei Paesi del G20 considera l’influenza esercitata da un ristretto gruppo di super-ricchi durante la presidenza Trump una minaccia per la stabilità globale. I risultati sono stati resi noti in occasione del World Economic Forum di Davos, insieme a una lettera aperta intitolata “We must draw the line”, firmata da oltre 370 milionari e miliardari di 22 Paesi. La lettera chiede ai leader mondiali di affrontare la crescente concentrazione di ricchezza, che sta compromettendo la democrazia e il tessuto sociale. Tra i firmatari figurano nomi noti come Abigail Disney, Marlene Engelhorn, Brian Eno e Richard Curtis. “Non possiamo liquidare l’elezione di Donald Trump come un’eccezione,” ha dichiarato Disney. “Trump, insieme a personaggi come Elon Musk, è il prodotto di decenni di inerzia politica, che hanno permesso alla disuguaglianza di raggiungere livelli estremi. Se vogliamo stabilità democratica, la soluzione è semplice: tassare di più i ricchi, me compresa.” Il sondaggio, che ha coinvolto 2.902 milionari, evidenzia le conseguenze della concentrazione della ricchezza e propone possibili soluzioni politiche. Tra le principali preoccupazioni sollevate: Due terzi degli intervistati ritengono che i super-ricchi abbiano influenzato in modo improprio le elezioni statunitensi. Oltre il 70% denuncia il controllo sproporzionato su media e social media da parte dei più facoltosi, che sfruttano leggi e relazioni per condizionare la politica. Il 70% collega l’influenza dei super-ricchi al calo di fiducia verso democrazia, istituzioni e media. Circa il 70% è favorevole a un aumento delle tasse sulle grandi ricchezze per ridurre le disuguaglianze e finanziare i servizi pubblici. Nella lettera, i Patriotic Millionaires avvertono che la ricchezza non è più solo una questione di valore, ma di controllo: “Se i leader politici continueranno a ignorare questa crisi, le fragili basi delle democrazie saranno ulteriormente compromesse.” Oxfam, in un comunicato, ha sottolineato come economisti, politici e attivisti stiano elaborando proposte per contrastare i rischi derivanti dalla ricchezza estrema. Un rapporto della New Economics Foundation e dei Patriotic Millionaires introduce la “linea della ricchezza estrema” come nuova metrica per identificare il punto in cui la concentrazione di risorse danneggia il benessere delle società e del pianeta. La lettera, che sarà consegnata ai partecipanti del World Economic Forum da Phil White e Marlene Engelhorn, richiama l’urgenza di agire. “I super-ricchi continuano ad accumulare potere e risorse, mentre milioni di persone vivono in condizioni di precarietà economica,” ha dichiarato Engelhorn, cofondatrice di taxmenow. “Serve coraggio politico: tassare le grandi ricchezze è una necessità per garantire la sicurezza e l’equità sociale in ogni Paese.” (Diogene Notizie)


Colombia: i vescovi chiedono pace e solidarietà per il Catatumbo

DN-EST-230125 – La Conferenza Episcopale della Colombia (CEC) ha diffuso un comunicato in cui esprime “profondo dolore e ferma condanna” per la grave crisi umanitaria che sta colpendo le comunità della provincia del Catatumbo, nel Norte de Santander, nel nord del Paese. L’appello dei vescovi chiede la fine immediata delle ostilità tra i gruppi armati e rinnova il sostegno alle vittime e l’impegno per la costruzione della pace. Inoltre, la CEC ha proposto che domenica 26 gennaio si celebri una giornata di preghiera per la pace in tutte le chiese della Colombia. In una conferenza stampa tenutasi ieri a Cúcuta, capoluogo del dipartimento, i vescovi hanno denunciato l’escalation di violenza che ha provocato decine di morti – le stime ufficiali parlano di 80 vittime, ma il numero reale potrebbe essere più alto – e costretto circa 20.000 persone a lasciare le loro case. Gli scontri armati tra l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e il Frente 33, una dissidenza delle FARC, sono all’origine di questa tragedia. Nel comunicato, la Conferenza Episcopale esorta i gruppi armati a rispettare i diritti umani e il diritto umanitario internazionale. Allo stesso tempo, chiede al Governo colombiano di riprendere con determinazione i colloqui di pace e di applicare concretamente gli accordi già firmati. I vescovi sottolineano che questi conflitti non solo violano i diritti umani fondamentali, ma aumentano la sofferenza di bambini, donne e persone vulnerabili, distruggendo il tessuto sociale e umano della nazione. “La violenza genera altra violenza, provoca perdite irreparabili, alimenta l’odio, la divisione e la povertà”, si legge nella nota. La CEC ha espresso solidarietà alle comunità e diocesi più colpite, in particolare quelle di Tibú, Ocaña e Cúcuta. Ribadendo il proprio impegno, i vescovi si sono detti pronti a collaborare con le comunità locali per ricostruire il tessuto sociale e promuovere iniziative di riconciliazione e pace. (Diogene Notizie)


PFAS in Italia: inquinamento diffuso e poca tutela per la salute

DN-ITA-230125 – In Italia non esiste un territorio immune alla contaminazione da PFAS, sostanze chimiche definite “pericolose per la salute” dalla comunità scientifica. Greenpeace, attraverso un’indagine condotta in 235 comuni tra settembre e ottobre 2022, ha rilevato la presenza di queste sostanze nel 79% dei campioni d’acqua analizzati, con i livelli più alti nelle regioni del Nord, dove la presenza industriale è più intensa. I PFAS, noti come “inquinanti eterni” perché non si degradano, si accumulano nell’ambiente e nell’organismo umano, aumentando il rischio di tumori, infertilità e disturbi del sistema immunitario. Nonostante la loro pericolosità, in Italia mancano controlli efficaci e normative per limitarne l’uso e la produzione. Greenpeace denuncia l’inerzia del governo, che non garantisce screening sanitari né trasparenza sui dati relativi all’acqua potabile. A differenza di Paesi come Francia, Germania e Stati Uniti, che hanno imposto limiti più rigidi o ne stanno vietando l’uso, l’Italia resta indietro. Solo nel 2026 entrerà in vigore una direttiva europea che però risulta già superata dai progressi scientifici. L’associazione ambientalista, sostenuta da oltre 136.000 cittadini attraverso una petizione, chiede una legge per vietare i PFAS e promuovere alternative sicure. La situazione richiede interventi urgenti per proteggere la salute pubblica e l’ambiente. (Diogene Notizie)


Sardegna: prorogati gli aiuti per il trasporto aereo, critiche dai sindacati

DN-ITA-230125 – La Regione Sardegna ha deciso di prorogare gli aiuti per il trasporto aereo, garantendo un rimborso fino al 25% per biglietti dal costo minimo di 100 euro, escluse le tratte per Roma e Milano coperte dalle tariffe fisse della continuità territoriale. La misura, destinata ai residenti sardi e applicabile ai voli nell’area economica europea, è finanziata con circa 5 milioni di euro e prevede domande entro il 31 marzo dell’anno successivo al viaggio. Attualmente, sono state gestite 8.000 pratiche di rimborso. La delibera proroga l’intervento senza interruzioni fino a nuove disposizioni. Introdotta anche una semplificazione delle procedure per viaggiare con tariffe agevolate tramite autocertificazione, valida per studenti, giovani, over 70, disabili e lavoratori. Tuttavia, i sindacati criticano la mancanza di confronto sulle problematiche del settore e segnalano il rischio di peggioramento delle condizioni per i passeggeri, in particolare sulle modifiche delle prenotazioni e i diritti dei cittadini sardi. (Diogene Notizie)


Agenda energetica di Trump: ambizioni contro ostacoli economici e politici

DN-ECO-230125 – Con l’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la sua promessa di aumentare la produzione di petrolio e di riempire la Riserva Petrolifera Strategica (SPR) si scontra con sfide significative. Secondo un rapporto di UBS, l’attuazione di questi obiettivi non è chiara e dipende da fattori economici, politici e logistici. Mentre Trump punta a incrementare la produzione nazionale, la decisione spetta alle aziende private, che basano le loro scelte su elementi come prezzi globali, domanda e redditività. Finora, non sono stati osservati cambiamenti rilevanti nella spesa per nuove trivellazioni. Il riempimento dell’SPR, una riserva d’emergenza di petrolio, richiederebbe finanziamenti approvati dal Congresso e affronta limiti tecnici sulla velocità di attuazione. Questo rende l’obiettivo difficile da realizzare nel breve termine. Le politiche economiche più ampie di Trump, incluse le misure sull’immigrazione, potrebbero avere effetti indiretti sul settore energetico. Ad esempio, una riduzione della forza lavoro tramite deportazioni potrebbe aumentare i salari, ma anche alimentare l’inflazione e alzare i costi energetici. Il rapporto UBS sottolinea che molte delle proposte di Trump potrebbero essere più strategie negoziali che piani immediati. Ostacoli finanziari e politici potrebbero ridimensionare le aspettative rispetto alle promesse elettorali. In definitiva, il futuro della produzione petrolifera statunitense sotto la presidenza Trump dipenderà dall’evoluzione del mercato, dal sostegno legislativo e dalla capacità dell’amministrazione di affrontare le complessità economiche e logistiche. (Diogene Notizie)


L’espansione dell’industria cinese in Messico

DN-ECO-230125 – La crescente presenza di aziende cinesi nel Messico settentrionale ha trasformato l’area in un importante polo industriale, beneficiando delle agevolazioni commerciali dell’USMCA e della vicinanza agli Stati Uniti. Questi investimenti hanno stimolato l’economia locale, con aziende che producono beni come mobili, elettronica e componenti automobilistiche destinati al mercato statunitense. Tuttavia, la prospettiva di nuove tariffe doganali sotto l’amministrazione Trump sta generando incertezza tra le imprese. Le tariffe potrebbero rendere meno competitivo il Messico rispetto ad altre opzioni come il Vietnam. Alcune aziende, come Kuka Home, stanno già valutando alternative. Nonostante ciò, sviluppatori come Cesar Santos restano fiduciosi, sottolineando i vantaggi strategici del Messico, come la logistica favorevole e i costi contenuti. Nel frattempo, le fabbriche locali, che impiegano migliaia di lavoratori, giocano un ruolo cruciale per le comunità. Tuttavia, il rischio di dazi potrebbe far aumentare i prezzi per i consumatori americani e mettere a rischio i posti di lavoro in Messico. Il futuro di queste “Chinatown industriali” dipenderà dall’evoluzione delle politiche commerciali statunitensi e dalla capacità delle aziende di adattarsi a un contesto economico e politico sempre più complesso. (Diogene Notizie)