Decreto Sicurezza: vietato vivere. La proposta di Diogene

Se non è proibito, è dimenticato. Il nuovo Decreto Sicurezza, appena approvato definitivamente dal Senato, non lascia scampo: vieta, punisce, reprime. È una specie di lista della spesa del potere paranoico, un catalogo del sospetto istituzionalizzato.

Vediamo che cosa non si può più fare in Italia senza rischiare il carcere, una multa, o almeno una scrollata di testa da un questurino zelante:

  • Occupare una casa vuota: anche se fatiscente, abbandonata o dimenticata da Dio e dall’Agenzia delle Entrate, adesso è reato.
  • Protestare seduti: se ti siedi per terra durante una manifestazione e blocchi il traffico – pure solo per dieci minuti – scattano manette e telegiornali indignati.
  • Resistere passivamente: se non ti dimeni come un salmone infuriato mentre ti portano via, è comunque resistenza.
  • Imbrattare un muro: anche se scrivi “Salviamo il pianeta”, se usi un pennarello indelebile sei una minaccia peggiore di Al Capone.
  • Usare la canapa leggera: neanche la pianta ormai è innocente. È un vegetale sotto processo.
  • Ribellarsi in carcere o nei CPR: i reclusi ora dovranno manifestare il disagio con toni garbati, magari con una PEC formale.
  • Chiedere l’elemosina con un bambino accanto: vietato anche quello. La povertà è tollerabile solo se silenziosa, disidratata e in fila all’INPS.
  • Farsi trovare con un manuale su come costruire una bomba: ok, questo ci sta. Ma viene il sospetto che l’abbiano scritto pensando a Greta Thunberg.

Insomma: protestare è sempre più un reato, salvo che tu lo faccia con garbo, in casa tua, e in ginocchio sui ceci.

E ora? Che ci resta per protestare?

Abbiamo passato in rassegna tutte le forme di dissenso. Tutte, tranne una. Un’arma silenziosa. Impalpabile. Invisibile ma devastante.

La scoreggia.

Sì, amici della libertà: non hanno ancora vietato le scoregge. Un vuoto normativo che dobbiamo sfruttare prima che venga colmato dal prossimo emendamento Meloni-Salvini.

Immaginate: piazze piene, silenziose. Tutti fermi. Tutti immobili. Poi, all’improvviso… una loffa collettiva. Non violenta, non rintracciabile, non arrestabile. Il dissenso in forma di gas intestinale.

  • Alla manifestazione ambientalista: “Aria pulita? Ecco, partiamo da qui.”
  • In metropolitana alle 8:00: “Contro il caro vita, caro flatulenza.”
  • Alla prima della Scala: “Fanfara in Re minore per colon e coscienza.

Lotta di classe, con fermenti lattici

La scoreggia non ha colore politico, ma un’ideologia chiara: è l’ultimo baluardo della libertà espressiva corporea. Non puoi multare un gas. Non puoi rinchiudere una molecola. E soprattutto: non puoi identificare il colpevole.

Perciò lanciamo l’appello:

Scoreggeremo, caro, scoreggeremo tutto.
Nelle piazze e nei teatri, sugli autobus e nelle metro .
Uniti in un’unica, fragorosa, silenziosa resistenza anaerobica.

E se qualcuno ti guarda male, sorridi. Potrebbe essere stato lui.