Negli ultimi anni, il movimento per il clima ha subito un’evoluzione profonda e controversa. Dai primi grandi scioperi studenteschi e dalle manifestazioni pacifiche di massa si è passati a forme di protesta più dirette e dirompenti, come i blocchi stradali e le incursioni in siti industriali.
Oggi, con il peggioramento della crisi climatica e l’assenza di risposte concrete da parte dei governi, una parte degli attivisti sta compiendo un ulteriore passo: il sabotaggio.
Lo scorso gennaio, un gruppo chiamato Shut the System (STS) ha rivendicato un’azione clandestina nel cuore del distretto finanziario di Londra, dove ha interrotto le connessioni Internet di diverse compagnie assicurative. Un gesto mirato a destabilizzare chi, secondo il gruppo, sostiene l’industria dei combustibili fossili.
Ma questa non è stata un’azione isolata: negli ultimi anni, gruppi di attivisti hanno preso di mira infrastrutture energetiche e commerciali, con operazioni che vanno dal danneggiamento di oleodotti alla manomissione di mezzi di cantiere e alla vandalizzazione di concessionarie di SUV. L’obiettivo dichiarato è rallentare, complicare e rendere più costoso il business dei colossi ritenuti responsabili della crisi ambientale.
Questa escalation non è casuale. Se fino a pochi anni fa i movimenti per il clima puntavano sulla visibilità e sulla partecipazione di massa, oggi la repressione giudiziaria e le nuove leggi stanno restringendo gli spazi di protesta.
In diversi paesi occidentali, le pene per reati dimostrativi legati all’attivismo climatico sono diventate sempre più severe: attivisti che bloccano il traffico rischiano anni di prigione, mentre gli organizzatori di azioni simboliche vengono trattati alla stregua di criminali.
Le recenti condanne inflitte ai membri di gruppi come Just Stop Oil e Insulate Britain, con pene che arrivano fino a cinque anni di carcere per aver bloccato autostrade, sono un chiaro segnale di questa tendenza.
Di fronte a questa repressione, una parte del movimento ha deciso di cambiare strategia. Se la protesta visibile porta a lunghe condanne, è stato il ragionamento, allora la soluzione è evitare l’arresto e passare all’azione diretta in clandestinità.

Secondo STS, si tratta di una “nuova fase” della lotta contro il cambiamento climatico, dove sabotare infrastrutture diventa più efficace che manifestare in piazza.
Il gruppo ha dichiarato in un manifesto online di voler colpire “gli strumenti, le proprietà e i macchinari” delle aziende responsabili del riscaldamento globale, intensificando le azioni finché queste non interromperanno il loro sostegno all’espansione dei combustibili fossili.
Questo fenomeno non è limitato al Regno Unito. In Germania, già nel 2022, attivisti anonimi hanno attaccato gasdotti e infrastrutture energetiche. In Francia, gruppi radicali hanno dato vita a proteste violente contro progetti idrici e cementifici, portando avanti un tipo di mobilitazione che combina sabotaggio e azione diretta.
Il caso francese è uno dei pochi in cui il sabotaggio è stato usato in modo sistematico e ha ottenuto risultati tangibili, con il blocco di alcuni progetti considerati dannosi per l’ambiente.
Secondo alcuni teorici dell’azione climatica, questa potrebbe essere l’unica strada rimasta per chi considera urgente un cambiamento. La criminalizzazione delle proteste pacifiche ha infatti ridotto la possibilità di esercitare pressione sui governi attraverso mezzi tradizionali.
Alcuni attivisti sostengono che i movimenti come Extinction Rebellion abbiano commesso l’errore di aumentare gradualmente la pressione senza mai spezzare il legame con la legalità: accettare l’arresto era parte della strategia, ma con le nuove leggi questo approccio si sta rivelando insostenibile.
La crescente repressione sta quindi spingendo parte del movimento a superare il confine tra protesta e sabotaggio. Azioni come quelle di STS, anche se ancora limitate, mostrano come il conflitto ambientale stia entrando in una fase sempre più tesa e imprevedibile.
Se la risposta delle istituzioni continuerà a essere esclusivamente repressiva, è probabile che questa impostazione spingerà sempre più attivisti radicali ad abbandonare le strategie tradizionali per abbracciare forme di sabotaggio.



