La terra ha ripreso a tremare con forza ai Campi Flegrei, facendo riaffiorare il timore tra la popolazione e riportando l’attenzione su una crisi sismica che non si arresta. Oltre 230 scosse sono state registrate in soli due giorni, con picchi di magnitudo 3.9, avvertiti distintamente anche a Napoli.
Sequenze sismiche che hanno spinto centinaia di persone a trascorrere le ore più critiche in strada o nei centri di accoglienza temporanei predisposti dalle amministrazioni locali. Il fenomeno del bradisismo, che caratterizza quest’area vulcanica, continua il suo corso, alimentando le incertezze sulla sicurezza degli abitanti.
“Fenomeni come questi significano che lo stress accumulato era notevole”, spiega Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, sottolineando come lo sciame attuale sia tra i più intensi degli ultimi 40 anni. L’innalzamento del suolo, che non si è mai fermato, prosegue al ritmo di circa 1,5 centimetri al mese, aumentando la pressione interna e innescando il rilascio di energia sotto forma di terremoti.
La Protezione Civile si è mobilitata per rassicurare la popolazione, pur ammettendo che la situazione potrebbe peggiorare: “Non posso escludere eventi di maggiore magnitudo”, avverte Di Vito.
La caldera dei Campi Flegrei è un supervulcano attivo, uno dei pochi al mondo con un diametro di oltre dodici chilometri, all’interno del quale si trovano oggi centri densamente abitati come Pozzuoli, Bacoli e Quarto, oltre a interi quartieri della metropoli partenopea.
Qui vivono circa 360.000 persone, un numero che solleva interrogativi sulla gestione del rischio e sulla sostenibilità delle attuali condizioni abitative. L’aumento della sismicità è una diretta conseguenza del sollevamento del suolo, un fenomeno in corso da decenni e che, secondo i vulcanologi, potrebbe portare a scosse ancora più forti nei prossimi anni.
Se l’attenzione oggi è puntata sul terremoto e sull’angoscia dei cittadini, è impossibile ignorare come il rischio sismico e vulcanico sia stato per anni aggravato da un’espansione edilizia incontrollata, spesso spinta dalla criminalità organizzata. Costruire su un’area vulcanica attiva ha avuto costi umani ed economici enormi.
Le case abusive, costruite in barba alle norme di sicurezza e spesso sanate con condoni, rendono oggi impossibile un’evacuazione efficace in caso di emergenza. A questo si aggiunge una carenza cronica di infrastrutture e vie di fuga adeguate, elementi fondamentali in un’area a così alto rischio.

Non è una storia recente. Già nel 2010 la Direzione Investigativa Antimafia sequestrava ai Casalesi il Lago d’Averno, il leggendario ingresso agli Inferi secondo Virgilio, trasformato in un centro di speculazione e rifugio della camorra. Nel 1991, la Commissione Parlamentare Antimafia denunciava gli enormi investimenti della criminalità nell’abusivismo edilizio flegreo.
Nulla è cambiato. Nel 2018 il Comune di Napoli è stato condannato a pagare 114 milioni di euro per la gestione della ricostruzione post-sisma, mentre il piano di evacuazione attuale si basa ancora su documenti vecchi di oltre un decennio.
Nel sottosuolo, poi, si nasconde un altro disastro: rifiuti tossici interrati, parte della più ampia “Terra dei Fuochi”, rendono l’area una bomba ecologica a orologeria. Il vulcano ardente sopra, la spazzatura velenosa sotto.
L’assenza di una pianificazione rigorosa e il silenzio delle istituzioni hanno consegnato ai Campi Flegrei una pericolosità senza precedenti. L’inquinamento del sottosuolo non solo danneggia l’ambiente, ma accresce i rischi per la salute pubblica, con livelli di contaminazione elevati e un impatto diretto sulla qualità della vita degli abitanti.
Gli esperti ricordano che il rischio non riguarda solo la probabilità di un’eruzione, ma anche la vulnerabilità del territorio e delle costruzioni. Molti edifici non sono adeguatamente progettati per resistere a scosse sismiche frequenti, il che aumenta la probabilità di crolli e danni strutturali anche senza un’eruzione in corso.
I piani di emergenza comunali restano insufficienti e poco aggiornati, mentre i fondi per la messa in sicurezza delle strutture scarseggiano.
Oggi il problema più urgente è la paura. Le amministrazioni locali cercano di gestire l’emergenza offrendo rifugi temporanei, ma la verità è che nessuna misura di emergenza potrà mai compensare decenni di incuria e speculazione. Il bradisismo non si fermerà. Forse neppure l’abusivismo.
E fino a quando la prevenzione rimarrà una voce marginale nelle priorità politiche, l’intera area continuerà a vivere sospesa tra il terrore della prossima scossa e l’indifferenza di chi avrebbe dovuto agire molto prima.



