«La povertà non è una fatalità: è una scelta politica». Parole nette, inequivocabili. L’Alleanza contro la Povertà in Italia non si limita a commentare i dati appena pubblicati dall’Istat: li legge, li interpreta e li trasforma in una chiamata alla responsabilità collettiva. E soprattutto politica.
Nel giorno in cui l’Istat certifica, ancora una volta, che la povertà in Italia è una condizione cronica per milioni di persone, l’Alleanza chiede al governo un incontro urgente: «Servono misure universali, capaci di affrontare un fenomeno che rischia di diventare ingovernabile. Noi siamo pronti a fare la nostra parte», dichiara Antonio Russo, portavoce della rete.
Una crisi strutturale, non emergenziale
I numeri sono noti, ma la loro gravità non può essere normalizzata. In Italia, 5,7 milioni di persone vivono in condizione di povertà assoluta (il 9,7% della popolazione residente), distribuite in 2,2 milioni di famiglie. Si tratta di una situazione ormai stabile, anzi crescente: dal 2014 l’incidenza è aumentata di 2,8 punti percentuali a livello individuale.
Nel 2024, oltre un quinto della popolazione (23,1%) è a rischio povertà o esclusione sociale. Al Sud, questa percentuale sfiora il 40%. La povertà, dunque, non è più una “emergenza” da gestire, ma una condizione strutturale che attraversa intere fasce sociali, territori e generazioni.
Chi resta fuori: giovani, famiglie con figli e stranieri
Il punto più critico della denuncia dell’Alleanza riguarda le scelte selettive operate dalla politica. L’esempio più chiaro è l’Assegno di Inclusione, che esclude esplicitamente le famiglie in cui il percettore di reddito ha meno di 35 anni, se non ci sono minori, disabili o anziani nel nucleo. Proprio quelle famiglie giovani, spesso precarie, che secondo l’Istat registrano un’incidenza di povertà doppia rispetto alla media (30,5%).

Anche gli stranieri risultano largamente tagliati fuori. Nel 2023, il 35,1% delle famiglie composte da soli cittadini non italiani vive in povertà assoluta. «Lasciare che vivano in povertà migliaia di famiglie arrivate in Italia cercando un futuro migliore non è degno di un Paese civile e democratico», ha commentato Russo.
Grave anche la condizione delle famiglie con figli: l’incidenza della povertà assoluta tra queste sale al 12,4%, e coinvolge 1,3 milioni di minori. A oggi, nessun piano strutturale sembra in grado di invertire questa tendenza.
Misure inadeguate, risposte parziali
L’Alleanza contro la Povertà non si limita alla denuncia. Da tempo propone interventi universali, che includano chi oggi è escluso, a partire dai giovani adulti e dai lavoratori poveri. «Stiamo affrontando la povertà con strumenti inadeguati rispetto alla portata del fenomeno», avverte Russo. Non è sufficiente riformare il reddito di cittadinanza: serve un disegno organico di inclusione sociale, costruito con il contributo della società civile e dei territori.
Una responsabilità politica
Il punto centrale della riflessione è tutto qui: la povertà non è un destino inevitabile, ma il risultato di decisioni concrete. È l’effetto di leggi che escludono, di fondi che mancano, di riforme rinviate. È figlia di priorità politiche che mettono altro davanti alla giustizia sociale.
Ignorare questi dati significa accettarli. Significa, in fondo, scegliere che restino tali.
L’Alleanza chiede ora un confronto vero con il Governo. Ma al di là degli incontri, serve un cambio di rotta culturale e politico: restituire centralità al tema della povertà non solo nei documenti tecnici, ma nelle scelte concrete. Perché non intervenire oggi significa condannare milioni di persone a restare dove sono. E chi può evitarlo, ha il dovere di farlo.



