Affido culturale o carità pelosa?

di Carlo Molinaro

Il consiglio comunale di Torino approva una mozione, presentata da una consigliera del Pd, per incentivare l’affido culturale. Lo fa però in un modo orribile: i figli delle famiglie che hanno meno opportunità (i poveri) potranno passare una serata al cinema o al teatro, oppure potranno visitare una mostra al museo grazie all’intervento di famiglie non fragili del ceto medio o della borghesia torinese.

Già è brutto nelle parole: famiglie risorsa, famiglie destinatarie, famiglie fragili – questo disumanizzante “risorsa” invade tutto, riducendo l’uomo a macchina o a petrolio – e poi mi pare di capire che con famiglie “fragili” si intendano i poveri, e allora dite “poveri”, ricchi e poveri, pane al pane. La fragilità è un’altra cosa, che può essere aggravata dalla povertà ma non le appartiene: ci si può buttare da un viadotto autostradale anche se si è figli di industriali.
Ma il più brutto è nella sostanza: l’idea è che i ricchi portano a teatro o alle mostre (dove loro stessi magari non sono andati mai) i figli dei poveri. Una comoda elemosina deamicisiana, ma anche un ribadire la divisione in caste della società.
Dalle mie parti qui nella periferia Nord gli unici punti “culturali” sono una casa occupata e un centro autogestito, quelle cose che ogni tanto arriva la polizia e caccia via tutti. Poi qualche piccolo circolo, tutta buona volontà di singoli, le istituzioni assenti. In senso lato è “culturale” anche il chiosco di corso Taranto, certo, ma è un altro discorso.
Ora ci hanno tolto pure le bici condivise: la Mobike è stata limitata al centro, due chilometri da casa mia. Sì, è una ditta privata cinese, ma su licenza del Comune, che potrebbe anche dirgli: se volete la licenza, raggiungete le periferie.
Insomma, a quelle animucce pseudoilluminate neoborghesi del PD e dintorni, dei poveri e dei periferici non importa nulla, però facciamo che i genitori di Derossi e Nobis portano una volta al cinema Garrone e Franti – dopo verificato che quest’ultimo non abbia un coltello in tasca.
Andate a quel paese.