Il sospetto ce l’avevamo, ma di solito applichiamo questa teoria parlando del confronto tra i Paesi in via di sviluppo e l’Occidente industrializzato. La speranza di vita delle persone è legata in buona parte alle condizioni socio economiche in cui nasce. E fin qui nulla di strano. Adesso però uno studio condotto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio ha evidenziato che nella Capitale d’Italia, dentro Roma la differenza di speranza di vita tra le persone di un quartiere e l’altro può arrivare fino a tre anni. Negli ultimi anni l’aspettativa di vita complessiva in Italia è aumentata di 40 anni, diminuite le malattie che colpivano i bambini, migliorata la situazione igienica e sanitaria complessiva, migliorata l’alimentazione. Eppure nonostante questi sviluppi, le disparità socio economiche nella morbilità e nella mortalità persistono, ci spiega lo studio e sono strettamente collegate al luogo in cui si vive, con differenze significative all’interno della stessa Europa, all’interno dell’Italia e all’interno delle città italiane.
Scrive il dottor Tiziano Costantini del Dipartimento di Epidemiologia della sanità del Lazio sul Quotidiano Sanità: “Il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio (DEP Lazio) ha infatti condotto uno studio, pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione, che descrive la speranza di vita alla nascita e i differenziali socioeconomici di questo indicatore, evidenziando che ci sono fino a tre anni di differenza di speranza di vita alla nascita per gli uomini e due anni per le donne a seconda del Municipio di Roma in cui si risiede. Se andassimo a vedere le analisi per quartiere e se usassimo le 155 zone urbanistiche della capitale questi differenziali aumenterebbero ancora”.
A Roma, si legge nel rapporto del Dipartimento di Epidemiologia regionale, tra il primo triennio (2006-2008) e l’ultimo (2015-2017), aumenta la speranza di vita alla nascita, con un guadagno di circa 1 anno e mezzo tra i maschi (da 78,7 a 80,4 anni) e poco meno di 1 anno tra le femmine (da 83,6 a 84,4 anni). L’incremento della speranza di vita, però, non è uniforme nella popolazione e i risultati mettono in evidenza differenze per posizione socioeconomica che aumentano nel triennio più recente, arrivando a 4 anni per i maschi e 2,2 anni per le femmine. L’analisi geografica mostra importanti differenziali nella speranza di vita tra distretti sanitari con differenze fino a circa 3 anni tra i maschi e 2,2 anni nelle femmine all’inizio del periodo in studio tra distretti del centro storico e distretti della periferia Est del Comune di Roma, che si riducono a 2,7 anni nei maschi e 2,1 anni nelle femmine nel periodo più recente.
I differenziali vengono spiegati dalla ricerca, oltre alla condizione socio economica, come un modificatore d’effetto delle esposizioni ambientali, delle temperature, delle cure, dell’inquinamento atmosferico e altro ancora. Sembrerebbe ovvio sottolineare che gli spazi verdi favoriscono le attività fisiche e sociali e i relativi benefici, ma è chiaro, spiega sempre Costantini, che non tutti gli abitanti delle città debbano, o possano trasferirsi fuori da queste. per diversi fattori. Un problema identificato dallo studio è che attualmente la Sanità viene misurata in domanda e offerta di prestazioni anzichè stabilire le sue priorità in base ai bisogni dei cittadini.



