Il gioco online illegale in Italia non è più un fenomeno marginale o nascosto in zone remote del web. Secondo il primo report dell’Osservatorio sul Gioco Online Illegale, realizzato da Data Room Nexus, si tratta di un ecosistema digitale strutturato, capace di intercettare milioni di utenti, rigenerare rapidamente i propri domini e utilizzare la pubblicità online come principale punto di contatto con il pubblico.
Il dato più rilevante riguarda il volume d’affari. L’Osservatorio ha monitorato, tra gennaio e marzo 2026, un campione di 500 siti di gioco illegale online, individuati a partire dall’analisi delle inserzioni pubblicitarie diffuse su Instagram.
Su questo perimetro sono stati registrati 4,5 milioni di utenti italiani e 13,2 milioni di accessi. La proiezione economica elaborata nel report stima per il campione circa 500 milioni di euro di raccolta trimestrale, pari a circa 2 miliardi su base annua.
Ma il campione osservato rappresenterebbe solo una parte del mercato sommerso. Considerando la comparsa quotidiana di nuovi domini, la presenza di strutture multi-dominio e la diffusione dell’offerta su più ambienti digitali, il report ipotizza un mercato nazionale riconducibile ad almeno 5.000 siti.
Su questa base, la dimensione economica complessiva del gioco online illegale viene stimata intorno ai 20 miliardi di euro l’anno.
A rendere il fenomeno particolarmente insidioso è il ruolo della pubblicità digitale. In Italia la comunicazione promozionale del gioco con vincita in denaro è sottoposta a un divieto generalizzato, introdotto dal Decreto Dignità, che vieta qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, su tutti i mezzi di comunicazione, internet compreso.
Proprio per questo, la presenza di annunci riconducibili al gioco online diventa, secondo il report, un indicatore utile per individuare offerte non autorizzate.
L’Osservatorio parte infatti dalla pubblicità per ricostruire il funzionamento dell’intero circuito. Le inserzioni sui social non sono soltanto messaggi promozionali: rappresentano il primo punto di contatto tra l’utente e l’offerta illegale.
Nella percezione di molti utenti, ciò che appare sponsorizzato dentro una piattaforma conosciuta sembra in qualche modo verificato o autorizzato. È proprio questo effetto di legittimazione apparente a rendere il circuito pubblicitario online uno dei passaggi centrali del sistema.
La prima fase dell’analisi si è concentrata soprattutto su Instagram, individuato come ambiente particolarmente efficace per la diffusione delle inserzioni, grazie alla sua capacità di raggiungere e profilare un pubblico ampio.
Le parole chiave utilizzate per intercettare le campagne sono quelle tipiche dell’offerta promozionale: “bonus senza deposito”, “giri gratis per nuovi giocatori” e formule simili. Non semplici espressioni commerciali, ma indicatori semantici capaci di rimandare, anche indirettamente, a piattaforme non autorizzate.
Il sistema, però, non si esaurisce nel singolo annuncio. Dopo il clic, l’utente non arriva sempre direttamente su un sito di gioco. Spesso viene instradato attraverso link intermedi, definiti nel report “link motore”, che smistano il traffico verso destinazioni diverse.
Questi passaggi consentono agli operatori illegali di cambiare rapidamente dominio, aggirare blocchi e inibizioni e mantenere attive le campagne pubblicitarie anche quando un sito viene oscurato.

GNU GENERAL PUBLIC LICENSE
Da qui nasce il fenomeno dei “siti gemelli”: piattaforme identiche per grafica, struttura e funzionamento, ma differenziate da minime variazioni nel dominio.
Quando un indirizzo viene bloccato, un altro può subentrare quasi immediatamente, conservando account, dati degli utenti e, in molti casi, anche il wallet con il denaro depositato. Il risultato è una continuità operativa che rende difficile spezzare il rapporto tra giocatore e piattaforma illegale.
Il report segnala anche la presenza di contenuti “clone”, costruiti per imitare concessionari autorizzati, enti istituzionali o marchi riconoscibili. In alcuni casi vengono replicati nomi, loghi, immagini, video e interfacce, con l’obiettivo di presentare l’offerta illegale come se fosse legittima.
Questo meccanismo sfrutta la familiarità visiva: l’utente riconosce un marchio, un format o un riferimento noto e può essere indotto a fidarsi di una piattaforma che, in realtà, opera fuori dal circuito autorizzato.
Il ruolo dei social, dunque, è centrale ma non esclusivo. Il report evidenzia una diffusione multi-canale: alcuni utenti arrivano attraverso annunci, altri tramite ricerche organiche sui motori di ricerca, altri ancora ricevono link in chat private, gruppi Telegram o WhatsApp, oppure accedono direttamente digitando il dominio perché lo hanno già memorizzato. Questa presenza ripetuta in ambienti diversi rafforza la percezione di credibilità dell’offerta illegale.
Un elemento solo in apparenza contraddittorio riguarda il peso statistico del traffico social. Nelle analisi dei siti più rilevanti, la voce “social” risulta marginale, ma il report spiega che questo dato rischia di sottostimare il fenomeno.
L’accesso dai social è spesso mediato da link e siti intermedi, che non vengono pienamente tracciati come provenienza social dalle piattaforme di analisi del traffico. In altre parole, i social possono essere molto più importanti di quanto dicano i dati grezzi di accesso.
Il quadro che emerge è quello di un mercato illegale agile, frammentato e altamente adattivo. Non pochi grandi operatori facilmente individuabili, ma una rete di siti medio-piccoli, domini che cambiano, campagne pubblicitarie aggressive, percorsi di reindirizzamento e contenuti costruiti per aggirare i controlli automatici delle piattaforme.
La questione pubblicitaria diventa quindi uno dei nodi centrali del contrasto. Da un lato, la normativa italiana vieta la promozione del gioco con vincita in denaro; dall’altro, l’offerta illegale sfrutta proprio gli spazi pubblicitari digitali, la velocità dei social e le ambiguità della comunicazione online per agganciare nuovi utenti.
Non si tratta soltanto di oscurare siti, ma di intervenire sul punto in cui il sistema illegale incontra il pubblico: l’annuncio, il link, il contenuto sponsorizzato, il messaggio che promette bonus e vincite.
Il report Data Room Nexus restituisce quindi una fotografia preoccupante: il gioco online illegale muove cifre enormi, raggiunge milioni di utenti italiani e si alimenta attraverso un’infrastruttura digitale che utilizza social network, pubblicità, referral, chat private e domini rigenerabili.
Un mercato sommerso che non sottrae solo risorse al circuito legale e al fisco, ma espone gli utenti a piattaforme prive di garanzie, senza regole trasparenti, senza controlli effettivi e senza tutele.



