Cina contro SpaceX: la corsa alle megacostellazioni

Il 2025 avrebbe dovuto segnare un cambio di passo nella competizione spaziale tra Stati Uniti e Cina. Con le sue megacostellazioni in fase di sviluppo, Pechino puntava a erodere il dominio di SpaceX, che ad oggi detiene una posizione incontrastata con Starlink e i suoi 8.000 satelliti operativi in orbita bassa.

Ma la realtà racconta una corsa a ostacoli: le due reti cinesi, Qianfan e Guowang, sono ancora lontanissime dal traguardo, con poco più di un centinaio di satelliti attivi rispetto agli ambiziosi piani da decine di migliaia di unità.

La sfida della tecnologia riutilizzabile
Il vero vantaggio competitivo di SpaceX è la tecnologia dei razzi riutilizzabili. I Falcon 9, utilizzati già in circa 500 missioni, riescono a ridurre drasticamente i costi di lancio grazie al recupero e al riutilizzo del primo stadio.

Al contrario, i lanciatori cinesi continuano a essere monouso, generando un significativo gap di efficienza e sostenibilità economica. Progetti come il Long March 8R o lo Zhuque-3 sono in fase di sviluppo e test, ma non hanno ancora raggiunto l’affidabilità necessaria per sostenere un ritmo di lanci competitivo.

Costellazioni tra ambizione e ritardo
La costellazione Qianfan, gestita da Shanghai Spacesail Technologies, aveva pianificato 650 satelliti entro la fine dell’anno: ne ha collocati in orbita soltanto 90, con diversi problemi operativi su parte di questi. Ancora più arretrata è Guowang, con appena 34 satelliti lanciati su un piano di oltre 13.000.

Questo ritardo rischia di avere conseguenze regolamentari: secondo le norme dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (UIT), le costellazioni devono completare almeno metà dei lanci entro cinque anni dalla registrazione delle frequenze, pena una riduzione drastica delle autorizzazioni.

Lo spazio come arena geopolitica
La competizione non è solo commerciale. La Cina vede nella supremazia di Starlink un potenziale rischio strategico: la rete satellitare americana, già essenziale in scenari di guerra come quello ucraino, ha dimostrato la capacità di garantire comunicazioni e controllo remoto di droni in contesti di conflitto. L’orbita bassa è diventata una nuova frontiera della sicurezza nazionale, dove le tecnologie civili si intrecciano con quelle militari.

Diplomazia orbitale
Nonostante i ritardi, le aziende cinesi stanno lavorando su accordi internazionali per i servizi Internet via satellite, rivolgendosi soprattutto ai Paesi che cercano alternative a Starlink o vogliono evitare una dipendenza eccessiva dalle infrastrutture americane. Brasile, Thailandia, Malesia e Kazakistan figurano tra i mercati potenzialmente interessati, ma i servizi operativi sono ancora lontani dall’essere pienamente funzionanti.

Uno scenario in evoluzione
La Cina ha registrato un numero crescente di lanci nella prima metà del 2025, con circa 150 satelliti inseriti in varie orbite. La corsa, tuttavia, richiede un’accelerazione significativa e una svolta tecnologica sui lanciatori. Nei prossimi due anni, il panorama potrebbe cambiare: un progresso nell’ambito dei razzi riutilizzabili o un aumento dei ritmi di produzione dei satelliti potrebbe trasformare il settore, aprendo a una competizione più equilibrata.

Per ora, però, Starlink resta in netto vantaggio. L’industria spaziale globale guarda a questa sfida come a un banco di prova per il futuro dell’economia orbitale: dalla connettività Internet alla sorveglianza, fino alla logistica militare. La partita si gioca nello spazio, ma i suoi effetti toccano terra, influenzando economia, geopolitica e sicurezza.