Tagikistan, povertà ancora alta e clima che aggrava i rischi

In Tagikistan, la povertà resta una questione strutturale che nessuna crescita economica, per ora, è riuscita a sradicare. Lo certifica l’ultimo rapporto della Banca Mondiale, “Poverty, Prosperity, and Planet 2024”, che aggiorna le soglie di misurazione globale e rilegge la situazione del Paese centroasiatico alla luce delle sue fragilità storiche e delle nuove vulnerabilità ambientali.

Oggi oltre un quarto della popolazione vive con meno di 3,65 dollari al giorno. È il segno di una povertà diffusa che, pur in calo negli ultimi anni, continua a colpire milioni di persone, soprattutto nelle aree rurali.

Un progresso troppo lento
Dal 2022 al 2023 il tasso di povertà interno è passato dal 26,3% al 23,5%. Le proiezioni più ottimistiche parlano di una discesa al 21,3% entro quest’anno. Ma dietro questi numeri si nascondono profonde disuguaglianze sociali e territoriali: l’80% dei poveri vive in campagna, dove le opportunità di lavoro e formazione sono scarse. Più del 70% degli adulti poveri non possiede alcun titolo professionale, rendendo difficile qualunque prospettiva di uscita autonoma dalla povertà.

Il Tagikistan resta, insieme al Kirghizistan, uno dei Paesi più poveri dell’Asia centrale. Il Kazakistan e l’Uzbekistan hanno tassi di povertà nazionali e internazionali nettamente inferiori, grazie a economie più diversificate e sistemi di welfare più strutturati. Il Turkmenistan, invece, continua a non pubblicare dati affidabili sulla povertà.

Una povertà alimentata dalla dipendenza economica
Uno dei nodi chiave è la struttura economica del Tagikistan, fragile e dipendente dall’estero. Il Paese vive grazie alle rimesse dei migranti che lavorano prevalentemente in Russia, alle importazioni di energia e agli introiti derivanti dall’agricoltura, quasi tutta di sussistenza. Il settore informale domina l’economia: gran parte della popolazione lavora senza contratti né tutele.

In queste condizioni, anche le crisi globali — dal crollo dei prezzi delle materie prime ai conflitti regionali, fino ai cambiamenti delle politiche migratorie russe — hanno effetti immediati sulla capacità di reddito dei tagiki.

I programmi di assistenza sociale esistenti, sebbene ampliati negli ultimi anni, restano insufficienti e coprono solo una piccola parte della popolazione vulnerabile. Donne, famiglie numerose, nuclei monogenitoriali e bambini restano i gruppi più esposti.

“Family” by Evgeni Zotov is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

Il clima, nuova frontiera della vulnerabilità
Ma oggi il Tagikistan deve affrontare anche una minaccia nuova: il cambiamento climatico. Le temperature in Asia centrale sono aumentate di oltre 1,2 °C in vent’anni e i ghiacciai del Tagikistan, che alimentano i fiumi e i sistemi idrici del Paese, si sono ridotti del 30%.

Per una nazione in cui agricoltura e allevamento dipendono in modo vitale dall’acqua dolce, questo rappresenta un rischio esistenziale. Le siccità si fanno più frequenti e i raccolti più incerti. Le comunità rurali, già marginalizzate economicamente, vedono aggravarsi la loro esposizione alle crisi alimentari e idriche.

Il governo ha avviato progetti di agricoltura di precisione e miglioramento della gestione idrica. Le rese agricole sono migliorate in alcune aree, ma il gap tecnologico, la frammentazione fondiaria e la carenza di risorse pubbliche impediscono un salto di qualità diffuso.

Una povertà difficile da sradicare senza cambiamenti strutturali
La Banca Mondiale avverte: senza una riforma profonda dell’economia e del welfare, il Tagikistan rischia di restare prigioniero di una povertà cronica. Servono posti di lavoro stabili e regolari, reti di protezione sociale più ampie ed efficienti, politiche di redistribuzione del reddito e investimenti nell’educazione e nella salute.

Finché l’economia resterà dipendente dalle rimesse estere e l’agricoltura sarà esposta alle crisi climatiche, il Paese resterà vulnerabile agli shock esterni.

Una stabilità macroeconomica che non basta
Paradossalmente, il Tagikistan mostra una certa stabilità macroeconomica: la crescita del PIL si mantiene positiva e l’inflazione è sotto controllo. Ma questa stabilità macro non si traduce in benessere diffuso. Il divario tra centro e periferie, tra città e campagne, tra chi ha accesso all’istruzione e chi no, continua ad allargarsi.

Un futuro fragile
Il futuro del Tagikistan resta fragile: il rischio climatico, la dipendenza economica e la debolezza delle istituzioni sociali lasciano milioni di persone esposte alla povertà, nonostante i progressi registrati negli ultimi dieci anni.

La vera sfida, oggi, non è solo ridurre la percentuale di poveri, ma evitare che crisi ambientali e politiche facciano risalire quei numeri nei prossimi anni.

Per il Tagikistan la lotta alla povertà non è una questione statistica, ma una questione di sopravvivenza.

“Making plov” by Evgeni Zotov is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.