Conti correnti: quando la rapina la organizza la banca

I numeri sono chiari: in Italia avere un conto corrente costa sempre di più. Secondo le ultime rilevazioni, il costo medio di gestione per un conto tradizionale è salito a oltre 100 euro l’anno, con un balzo dell’8,6% in un solo anno. Ma in molti casi il rincaro supera anche i 40 o 50 euro rispetto al 2022. E tutto questo mentre l’inflazione scende, e i servizi digitali dovrebbero abbattere i costi.

Invece no: il conto lo paga sempre il correntista, e lo paga caro.

Le spese fisse – canoni, carte, bolli – rappresentano ormai più del 70% del costo totale per i conti aperti in filiale. Si parte da un canone base, spesso intorno ai 6 o 7 euro al mese, ma che può impennarsi se si aggiungono una seconda carta, un carnet di assegni, o l’invio cartaceo degli estratti conto (spesso fatto pagare anche 2 euro a spedizione).

A questo si sommano le spese variabili: bonifici, prelievi, pagamenti con PagoPA o MAV. Per chi non ha il pacchetto “tutto incluso”, ogni operazione è un piccolo salasso. E attenzione agli sconfinamenti: il tasso di interesse applicato in caso di scoperto ha toccato il 17,8% annuo. Quasi quanto un prestito da strozzino.

I conti online? Sulla carta più economici, con costi annui intorno ai 28-30 euro, ma sempre meno “gratuiti”. Alcune banche digitali hanno già alzato i canoni base, soprattutto per i clienti non under 30 o non residenti in grandi città.

In pratica: il conto corrente più conveniente è quello che non usi.

E non è finita qui. Dal 1° luglio 2025 cambiano le regole per le commissioni Bancomat. Aumentano le tariffe per gli esercenti – che inevitabilmente le scaricheranno su consumatori e piccoli commercianti – e in parallelo parte il nuovo sistema che mostra la commissione prevista prima del prelievo. Una trasparenza utile, sì, ma che rischia di trasformarsi in una roulette: prelevi 100 euro, ma la commissione varia da 0,50 a 2 euro, a seconda del bancomat, della zona e della tua banca.

È come se ogni volta che vai al bancomat, qualcuno lanciasse i dadi per decidere quanto ti costa.

Intanto, anche chi ha conti “premium”, spesso con patrimoni elevati o funzioni avanzate, si vede arrivare comunicazioni di rialzo canoni, riduzione dei servizi, tassi meno vantaggiosi e commissioni aumentate. Il tutto con la solita formula: “per adeguamento ai costi operativi”.

Ma questi costi, alla fine, ricadono sempre sugli stessi: sui clienti.

Il paradosso è che più sei fedele alla tua banca, più ti costa. Chi cambia ogni anno può trovare offerte promozionali, canoni azzerati, bonus. Ma chi resta? Viene spremuto. E non solo: molte banche non comunicano chiaramente gli aumenti, che arrivano mascherati sotto voci nuove, nomi ambigui o pacchetti rimodulati.

Siamo sinceri: se fosse un privato cittadino a farlo, lo chiameremmo “estorsione”. Ma quando è una banca, diventa “aggiornamento tariffario”.

La realtà è che il sistema bancario si sta costruendo una rendita fissa sulla necessità. Tutti devono avere un conto corrente. È un obbligo di fatto. E allora via con i canoni, le commissioni, le penali. Un colpo qua, uno là. Nessuno ti svuota il conto in un giorno. Ma goccia dopo goccia, ti tolgono ossigeno.

Chiamatela come volete: gestione, adeguamento, razionalizzazione. Ma per molti italiani, è semplicemente una rapina in guanti bianchi.

Come difendersi dal caro conto: cinque azioni concrete

  1. Confronta i costi reali con l’ISC (Indicatore Sintetico di Costo)
    Tutte le banche sono obbligate per legge a rendere pubblico l’ISC dei propri conti. È il modo più trasparente per confrontare quanto costa davvero un conto corrente, in base al profilo del cliente (giovane, pensionato, famiglia, ecc.).
    Lo trovi nei fogli informativi della banca e su comparatori ufficiali come il portale della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it).
  2. Controlla il Documento di Sintesi Annuale
    Ogni anno, la banca è obbligata a inviarti un riepilogo con tutte le spese effettive sostenute sul tuo conto. È il primo passo per capire se stai pagando troppo. Se il costo annuo supera 80–100 euro e non hai servizi speciali, stai pagando troppo.
  3. Contesta spese non pattuite (Art. 117 TUB)
    Se la banca applica commissioni o aumenti unilaterali non chiaramente comunicati, puoi contestarli entro 60 giorni dalla comunicazione. In alcuni casi, puoi ottenere rimborso anche retroattivo fino a 10 anni.
    Fondamento giuridico: Articoli 117 e 118 del Testo Unico Bancario.
  4. Valuta la portabilità gratuita del conto
    Cambiare conto corrente non costa nulla. La legge prevede la portabilità gratuita del conto, compreso l’accredito dello stipendio e la domiciliazione delle utenze, entro 12 giorni lavorativi.
    In caso di ritardi, puoi chiedere il risarcimento del danno.
  5. Usa i comparatori indipendenti (e non quelli bancari)
    Per scegliere un nuovo conto, affidati a strumenti terzi e imparziali:
    • SosTariffe.it, Altroconsumo, IlSole24Ore Finanza, ConfrontaConti.it
    • Occhio alle offerte “zero spese”: spesso valgono solo il primo anno o sotto condizioni molto restrittive.
    • Nota finale: se sei over 65, pensionato o con basso reddito, puoi avere diritto a un conto base gratuito. Le banche sono tenute a offrirlo per legge. Chiedi informazioni allo sportello o verifica sul sito della tua banca.