L’Italia arranca tra carovita, stipendi fermi, affitti alle stelle e mutui che nemmeno un cardiochirurgo si può permettere. E intanto le banche? Festeggiano. Champagne e utili a due cifre: +12,2% per i soliti cinque colossi (Intesa, Unicredit, Banco BPM, MPS e Bper), con Intesa e Unicredit che da sole si spartiscono quasi 5 miliardi di utili in tre mesi. Tre mesi. Manco avessero trovato il petrolio in filiale.
“Eh, ma i tassi sono scesi, guadagniamo meno sugli interessi.” Così dicono loro. Peccato che ci pensino le commissioni a rimettere tutto in equilibrio: +7,6%, quasi il 40% del margine totale. Tradotto: meno prestiti alle imprese, più soldi fatti gestendo i soldi altrui. Non il lavoro, ma il patrimonio. Non il rischio, ma la rendita. Non il credito, ma il cassetto.
Il risparmio gestito – dicono – è il nuovo El Dorado. Ma gestito da chi e per chi? Sicuramente non per chi ha 3 euro sul conto e una carta prepagata con cui paga la spesa a rate. Aumentano i fondi d’investimento, i prodotti impacchettati e venduti come panini gourmet. Peccato che il panino se lo possano permettere solo in pochi, mentre agli altri tocca l’aria fritta.
Intanto, per “aumentare l’efficienza”, via 4.000 lavoratori e chiuse 514 filiali. I costi si tagliano, gli sportelli spariscono e i dipendenti fanno più lavoro con meno tempo. Produttività record, dicono. Aumentano anche le commissioni nette per lavoratore: +9,6%. Peccato che il lavoratore sia uno solo a coprire tre ruoli e che, se osi chiedere un mutuo, ti fanno prima la TAC.
E la funzione sociale? Il credito alle imprese? I finanziamenti all’economia reale? Scomparsi nei grafici, come la dignità nei consigli di amministrazione. Il risparmio, dice Colombani di First Cisl, non finanzia più fabbriche o officine, ma vola verso mercati esteri. Così il risparmio degli italiani serve a far guadagnare qualcun altro, altrove.
Eppure i dati fanno gola: CET1 ratio sopra il 14%, meglio delle medie europee. Non prestano, ma sono solidi. Come i bunker. Come i caveau. Mentre le famiglie italiane – quelle che mettono da parte il centesimo – si vedono offrire il “risparmio gestito” con il sorriso e le commissioni nascoste.
Ah, e nel frattempo, l’educazione finanziaria è ancora materia per “eventi divulgativi”, mica per le scuole. Così, mentre loro ci spiegano con parole gentili perché gestire i nostri risparmi è meglio, noi intanto proviamo a non sforare il fido.
In sintesi: loro festeggiano, noi fingiamo di non vedere. Ma i numeri parlano chiaro: il sistema bancario è diventato un distributore automatico di utili per pochi, alimentato dai risparmi di molti. E se la banca è l’unica a guadagnarci quando tutti gli altri arrancano, forse è ora di farsi una domanda semplice:
Chi protegge il risparmio, quando non c’è più niente da risparmiare?



