Nel corso della storia recente, l’Italia ha avuto un coinvolgimento documentato nella vendita di materiali d’armamento all’Iran, soprattutto durante il conflitto tra Teheran e Baghdad (1980–1988). Le fonti principali sono relazioni parlamentari, inchieste giornalistiche e report di organizzazioni indipendenti.
Le mine italiane nella guerra Iran-Iraq
Durante la guerra Iran-Iraq, tre aziende italiane – Valsella Meccanotecnica, Tecnovar e Misar – esportarono una grande quantità di mine terrestri e navali verso entrambi i fronti del conflitto. Le forniture verso l’Iran sono state confermate da varie inchieste giornalistiche e da atti parlamentari dell’epoca.
In particolare, secondo un’indagine pubblicata su Il Manifesto e ripresa in audizioni parlamentari, Valsella avrebbe fornito oltre un milione di mine antiuomo e anticarro all’Iran. Si tratta di dati riportati anche da rapporti internazionali sulle mine antipersona.
Queste esportazioni avvennero in un quadro normativo molto permissivo: l’Italia, all’epoca, non disponeva ancora della Legge 185/90 che disciplina oggi in modo più rigido l’export militare.
Missili anti-nave Sea Killer/Marte
Tra i sistemi d’arma documentati venduti all’Iran figura anche la famiglia di missili anti-nave Sea Killer/Marte, sviluppata in Italia e compatibile con mezzi navali iraniani. Questi missili risultano essere stati forniti negli anni ’80, anche se in quantità non precisata. La notizia è stata confermata in studi storici e da fonti militari aperte.

Le munizioni Cheddite: il caso più recente
Nel 2022, un’indagine internazionale condotta da France 24 ha identificato 13 bossoli e cartucce a pallini marcati Cheddite, azienda italo-francese con produzione anche in Italia, recuperati in aree dove le forze iraniane avevano represso proteste civili. Le immagini e i codici impressi sui bossoli sono stati confrontati con dati di fabbricazione che ne attestano l’origine italiana.
Cheddite non ha negato la produzione, ma ha dichiarato che la vendita era destinata a Paesi terzi, come la Turchia, dove la riesportazione è fuori dal suo controllo diretto. Le autorità italiane non hanno contestato la legalità formale dell’operazione, ma il caso ha sollevato interrogativi su possibili triangolazioni commerciali.
Le forniture italiane di armamenti all’Iran sono quindi storicamente documentate in due fasi distinte:
Anni ’80: esportazioni dirette e ufficiali di mine e missili.
Anni recenti: tracciamento documentato di munizioni italiane usate in Iran, tramite Paesi terzi.
Tutti gli episodi qui riportati sono basati su fonti verificate, pubbliche e indipendenti, tra cui relazioni parlamentari, inchieste giornalistiche (Il Manifesto, France 24) e rapporti internazionali sulle armi convenzionali. Nessuna delle informazioni contenute si basa su ipotesi, indiscrezioni o affermazioni non documentate.



