Il tempo è finito: due anni per evitare il disastro climatico

La soglia dei 1,5 °C – quella che governi, scienziati e attivisti avevano indicato come il limite invalicabile per evitare danni catastrofici al pianeta – è ormai a un passo. O, più precisamente, a due anni. È questo il tempo che resta, secondo le ultime analisi scientifiche, prima che l’umanità esaurisca il bilancio di carbonio disponibile per rimanere sotto l’obiettivo previsto dagli Accordi di Parigi.

Nel 2024 le emissioni di CO₂ hanno segnato un nuovo record, spingendo la Terra sempre più vicino a un riscaldamento medio globale irreversibile. Se il trend attuale continuerà, l’intero carbon budget – ovvero la quantità di CO₂ ancora “consentita” per restare sotto 1,5 °C – sarà bruciato entro la fine del 2026. A quel punto, anche se gli effetti più gravi si vedranno negli anni successivi, il danno sarà fatto.

Cos’è il bilancio del carbonio e perché è così importante
Il bilancio del carbonio è una misura pratica: indica quanta CO₂ possiamo ancora emettere prima di superare un certo livello di riscaldamento. Per restare sotto 1,5 °C con una probabilità del 66%, ci restano solo 80 miliardi di tonnellate di emissioni future. Un dato drammatico, se si considera che nel 2024 il mondo ha emesso oltre 41 miliardi di tonnellate.

Per avere un’idea della velocità con cui stiamo consumando questa riserva, basta un semplice calcolo: al ritmo attuale, bruceremo tutto il carbon budget in due anni. Dopo, l’unico modo per rimediare sarebbe assorbire artificialmente la CO₂ dall’atmosfera su scala massiccia – una tecnologia che oggi è ancora agli albori.

Oltre 1,5 °C: un mondo più caldo, più violento, più ingiusto
Superare l’1,5 °C non significa solo un numero su un grafico. Significa più eventi climatici estremi, più incendi, più uragani, più ondate di calore letali, più perdite agricole, più migrazioni forzate. Significa, in sostanza, più sofferenza umana, soprattutto per le popolazioni più povere e vulnerabili.

“Salvage and firefighting operations continue” by DVIDSHUB is licensed under CC BY 2.0.

“Ogni decimo di grado in più causa danni reali e irreversibili,” ha dichiarato Joeri Rogelj dell’Imperial College di Londra. “Il momento migliore per agire era decenni fa. Il secondo miglior momento è adesso. Ogni frazione di grado che evitiamo è vita salvata.”

COP30: ultima occasione per evitare un futuro peggiore
A novembre si terrà in Brasile la COP30, il vertice globale sul clima. Gli occhi del mondo saranno puntati lì, perché sarà forse l’ultima occasione politica concreta per invertire una rotta che appare già segnata. Finora, però, le promesse fatte nelle precedenti conferenze – inclusa la Cop28 di Dubai – sono rimaste largely sulla carta. Nessun paese, neppure quelli più sviluppati, sta riducendo le proprie emissioni al ritmo necessario.

La realtà è che il mondo è attualmente sulla traiettoria per raggiungere 2,7 °C di aumento medio. Un livello che la scienza considera “catastrofico”, con impatti sistemici su scala planetaria. Se l’obiettivo di 1,5 °C sembra sfuggire, puntare a restare sotto 1,7 °C è ancora tecnicamente possibile: per farlo, restano 390 miliardi di tonnellate di CO₂, cioè circa nove anni al ritmo attuale.

La scelta è ora: agire o assistere alla fine del clima stabile
Il clima in cui si è sviluppata la civiltà umana negli ultimi 10.000 anni è ormai un ricordo in bilico. Non abbiamo bisogno di nuove ricerche per sapere cosa fare. Serve una transizione rapida, globale e radicale dai combustibili fossili, un cambiamento del modello produttivo, e un’inversione etica: considerare le emissioni non più come un costo marginale, ma come un crimine collettivo contro il futuro.

Il tempo non è solo poco. È finito. Ma ogni frazione di grado ancora evitabile può fare la differenza tra un pianeta difficile e uno invivibile.

“Fire along swamp ditch” by U. S. Fish and Wildlife Service – Northeast Region is marked with Public Domain Mark 1.0.