Startup in Marocco: una crescita a due velocità

Negli ultimi anni il Marocco è stato spesso presentato come una delle nuove promesse tecnologiche dell’Africa. L’ecosistema delle startup marocchine viene celebrato dalla stampa economica francese e locale come un successo in piena espansione. Secondo Les Échos e Hespress, il Regno sarebbe ormai “uno dei cinque hub più dinamici del continente”.

A sostegno di questa narrazione, i numeri sembrano parlare chiaro: da 7 milioni di dollari raccolti nel 2019, le startup marocchine sono arrivate a 82 milioni nel 2024. Un balzo impressionante, certo, ma che richiede più attenzione di quanto lasci intendere il racconto ufficiale.

Crescita sì, ma sotto la superficie
In realtà, il dato del 2024 segna un calo dell’11% rispetto al 2023. Non si tratta quindi di una crescita costante, ma di un trend instabile, segnato da alti e bassi. Nonostante l’euforia mediatica, il Marocco si colloca al sesto posto in Africa per volume di investimenti in startup, dietro a giganti consolidati come Nigeria, Sudafrica, Egitto e Kenya.

Inoltre, solo il 15% delle startup marocchine ha raccolto oltre un milione di dollari, segno di una forte concentrazione degli investimenti su pochi attori. Mentre l’ecosistema si espande sulla carta, l’accesso ai capitali resta elitario e poco distribuito.

Un piano ambizioso, ma pochi mezzi
Nel 2019 è stato lanciato “Maroc Digital 2030”, un piano strategico da 1,1 miliardi di dollari per trasformare il paese in un hub dell’innovazione. Il programma ha effettivamente prodotto alcune iniziative importanti, come 212 Founders, che ha accompagnato 120 startup con un buon tasso di sopravvivenza (75% dopo tre anni).

Ma al di là dei bandi e dei pitch-day, la spesa strutturale in ricerca e sviluppo rimane allo 0,8% del PIL, sotto la media africana (1,1%) e molto lontana da quella dei paesi OCSE. Gli investimenti pubblici in tecnologia e formazione avanzata sono ancora limitati, e molte iniziative restano concentrate nei grandi centri urbani, come Casablanca e Rabat.

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La diaspora: risorsa esterna, non sistema interno
Una delle forze principali dell’ecosistema è la diaspora marocchina, soprattutto in Francia e Nord America. Il 30% degli investimenti in startup proviene da imprenditori marocchini all’estero, e più di 30 fondi sono stati creati da expat.

È un capitale importante, ma anche una dipendenza strutturale. Le startup locali crescono spesso grazie a finanziamenti e competenze “di ritorno”, senza che si sia ancora formato un vero mercato interno del venture capital marocchino.

Nigeria ed Egitto: la concorrenza corre
In questo scenario, la concorrenza africana si fa sempre più agguerrita. Nigeria ed Egitto, pur con problemi macroeconomici pesanti, attirano volumi di investimento molto superiori e ospitano decine di startup con ambizioni regionali. Il Marocco, invece, rischia di restare un polo secondario, ben connesso con l’Europa francofona, ma poco inserito nei grandi flussi globali dell’innovazione.

Oltre la vetrina
Il Marocco ha indubbiamente compiuto passi avanti. Ha una posizione geostrategica vantaggiosa, un buon livello di istruzione tecnica e una classe imprenditoriale in crescita. Ma i problemi strutturali restano: investimenti concentrati, poca R&S, dipendenza esterna, disuguaglianza territoriale.

Parlare oggi del Marocco come “polo strategico africano” è prematuro, se non accompagnato da un’analisi più realistica. Senza un rafforzamento concreto della base interna — capitali, formazione, equità — il rischio è che il modello startup resti una vetrina di modernità per pochi, mentre la maggior parte del tessuto economico continua a operare in condizioni ben lontane dalla rivoluzione digitale.