Nonostante la crescente centralità dell’intelligenza artificiale nello scenario globale, l’Italia sembra ancora indietro nella comprensione e nell’adozione consapevole di questa tecnologia. A rivelarlo è il report FragilItalia “Intelligenza artificiale e ruolo della tecnologia”, realizzato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos, che ha coinvolto oltre 23 mila persone provenienti da 30 Paesi.
Un divario culturale evidente
Secondo l’indagine, solo il 50% degli italiani intervistati sostiene di avere una buona comprensione di cosa sia l’IA. Un dato che colloca l’Italia al penultimo posto nella classifica globale, sopra solo al Giappone (41%) e ben al di sotto della media internazionale del 67%. Al vertice, invece, si trovano Paesi come l’Indonesia (91%), la Thailandia (79%) e il Sudafrica (77%).
Anche in ambito europeo, l’Italia arranca: Spagna (66%), Regno Unito (64%), Germania e Francia (59%) si posizionano nettamente sopra il Bel Paese.
Per Simone Gamberini, presidente di Legacoop, questa situazione delinea “un duplice scenario: da un lato una trasformazione tecnologica che sta rivoluzionando il lavoro, la vita quotidiana e l’accesso all’informazione; dall’altro, un ritardo culturale e informativo che rischia di lasciare indietro una larga parte della popolazione.”
Conoscenza parziale e sentimenti contrastanti
Sebbene la conoscenza dei meccanismi che regolano l’IA sia limitata, quasi la metà degli italiani (46%) dichiara di conoscere prodotti e servizi basati su questa tecnologia, avvicinandosi alla media globale del 52%. Il 53% vede in questi strumenti più vantaggi che svantaggi, e il 49% si dice entusiasta all’idea del loro utilizzo, mentre il 44% ammette di provare ansia, a dimostrazione di una percezione ambivalente.

IA protagonista del futuro, ma non senza timori
Quando si chiede agli italiani quali tecnologie avranno maggiore impatto nei prossimi anni, l’intelligenza artificiale domina con il 75% delle preferenze, che salgono all’81% tra i laureati. Seguono robotica (39%), energie rinnovabili (38%) e biotecnologie (31%).
Tuttavia, l’entusiasmo è accompagnato da numerose preoccupazioni: il 40% teme un’eccessiva dipendenza dalla tecnologia, il 33% teme per la propria privacy, e il 30% paventa cambiamenti radicali nel mondo del lavoro. Il 23% parla esplicitamente di rischio disoccupazione, mentre il 22% evidenzia il pericolo di una crescente concentrazione del potere economico.
Una rivoluzione silenziosa già in atto
Al di là dell’IA, la trasformazione tecnologica è già tangibile nella vita degli italiani. Il 90% degli intervistati afferma che il cambiamento più rilevante degli ultimi cinque anni ha riguardato il modo di informarsi. Seguono l’organizzazione della vita quotidiana (72%), i viaggi (66%) e le relazioni sociali (64%). Anche il lavoro è stato profondamente influenzato (59%), soprattutto tra i giovani e i laureati. Più limitato, invece, l’impatto percepito sulle dinamiche familiari e affettive.
La Formazione per colmare il gap culturale
L’Italia si trova oggi a un bivio: da una parte, il potenziale dell’intelligenza artificiale come motore di progresso; dall’altra, la necessità di colmare un gap culturale che rischia di rallentare la transizione verso il futuro. Investire in formazione, divulgazione e consapevolezza diventa quindi essenziale per non restare spettatori in un mondo sempre più guidato dalla tecnologia.



